ELISA BAIONI

Ho terminato il corso triennale in Filosofia presso l'Università di Bologna, laurandomi in Storia della Scienza con una tesi che, però, parla di comunicazione della scienza, e che si intitola Cartografia di una controversia: James Lovelock e l’Ipotesi di Gaia.

Ho collaborato con il Comune di Pordenone e il Science Centre Immaginario Scientifico presso il festival di didattica e divulgazione scientifica Scienzartambiente per due anni.

Mi piacerebbe specializzarmi in divulgazione e organizzare eventi culturali. I miei interessi spaziano dalla scienza ai transformers, dalla letteratura alla polizia (no, non chiedetemi il perché di quest’ultimo punto). Quando mi ricordo, scrivo recensioni per

Deckard.

 Contatti: elisa.baioni3@studio.unibo.it

 

TUTTI I CONTRIBUTI


ROGUE ONE

Rogue One - A Star Wars Story

 

di Elisa Baioni e Arianna Ricci

 

A volte le saghe procedono, altre tornano indietro con lunghi flashback, altre volte ancora, invece, spiegano se stesse. È questo il caso di Rogue One - A Star Wars Story, spin-off ambientato nel mondo ideato anni or sono da George Lucas, che cuce una maglia vacante nella trama più ampia della celebre saga.

 

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LE STRANEZZE DEL CLIMA

Climate Central

LE STRANEZZE DEL CLIMA. Che cosa sta cambiando e perché Bologna: Zanichelli, 2015

pp. 176, € 12,90

ISBN 978808162908

 

di Elisa Baioni

 

Nel 2010, Thomas Friedman, premio Pulitzer e opinionista per il New York Times, lanciò un appello sulla sua rubrica. «Sebbene l’esistenza del cambiamento climatico sia confermata da una marea di ricerche [...] i cittadini sono sempre più perplessi. Che cosa sta accadendo davvero? A mio parere la comunità dei climatologi dovrebbe riunire i maggiori esperti [...] e stilare una semplice relazione di cinquanta pagine. Potrebbero intitolarla “Che cosa sappiamo sul clima”, riassumendovi lo stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico in un linguaggio comprensibile a un ragazzino [...]» (p.5). Le stranezze del clima. Che cosa sta cambiando e perché è la risposta. A redigerla è stato lo staff del Climate Central, un’organizzazione indipendente composta da scienziati e giornalisti che si occupano di divulgazione scientifica.

 

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Intervista a LUISA CIFARELLI (mostra Enrico Fermi)

Intervista a

LUISA CIFARELLI 

Presidente della Società Italiana di Fisica (SIF) e direttore scientifico MOSTRA ENRICO FERMI

 

 

a cura di Matteo Ogliari e Elisa Baioni

 

1. In che modo raccontare la vita dei grandi protagonisti della scienza può avvicinare le nuove generazioni alla scienza stessa?

Sin da bambini siamo affascinati dai racconti. Non c'è dubbio che il racconto di una storia che inquadri una scoperta scientifica è infinitamente più interessante che non l'illustrazione della scoperta tout court. Un aneddoto, un particolare, una citazione, una testimonianza, una fotografia o un oggetto personale, sono tutti importanti tasselli di questo racconto e indispensabili strumenti per attrarre, catturare l'attenzione. Tra l'altro gli oggetti aiutano a ricordare perché fissano un dettaglio che riusciamo a percepire più vicino, concreto e soprattutto vero.

 

È dunque il racconto della vita dello scienziato, un racconto fedele, ragionato e talvolta critico, dovutamente inserito nel contesto storico da lui vissuto, che deve far da cornice all'illustrazione della sua opera. A noi il compito di sfruttare questa cornice nel modo più corretto e al tempo stesso più accattivante possibile nei confronti dei giovani, anzi dei giovanissimi.

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DOVE VANNO A FINIRE I NOSTRI RIFIUTI?

M. Grosso, M.C. Montani

DOVE VANNO A FINIRE I NOSTRI RIFIUTI?

Bologna: Zanichelli, 2015

pp.142, € 11,50

ISBN 978880835548

 

di Elisa Baioni

 

Anche i rifiuti hanno una storia da raccontare e, al contrario di quanto si possa immaginare, è una storia affascinante. Soprattutto, è una storia che parla di noi: «I rifiuti sono gli escrementi della civiltà, hanno notato in molti. Come Freud aveva intuito che il nostro rapporto con le deiezioni è assai istruttivo nell’illuminare i meandri nascosti della nostra psiche, così il modo con cui produciamo e gestiamo i rifiuti, ma ancor più il modo con cui ce li rappresentiamo nel — o li rimuoviamo dal — nostro vissuto ha moltissimo da raccontare circa il nostro modello di società, i suoi tic e le sue ossessioni nascoste» (A. Massarutto, I rifiuti, p.7).

 

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STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA

di Arianna Ricci e Elisa Baioni

 

 

 

«C'è stato un risveglio, lo hai percepito?»

Snoke a Kylo Ren, Star Wars – Il risveglio della Forza

 

 

 

 

Come non percepirlo, anche da questo lato dello schermo? I fan sono rimasti a lungo tempo in trepida attesa e ancora adesso continuano ad essere in costante fermento. Complice di tanto entusiasmo non solo l’effettivo calore per una delle saghe più amate, ma anche la segretezza voluta dal regista J.J. Abrams, a cui va il merito di essere riuscito, nell’era dell’informazione istantanea, a far sì che il pubblico si recasse al cinema senza sapere cosa avrebbe visto. Ora che tutti hanno finito di emozionarsi per l’apparire della scritta Star Wars sul grande schermo e per le note incalzanti di John Williams, ad esplodere sono stati i commenti che, ovviamente, hanno confermato ciò che si sospettava: la scelta della Disney di puntare sulla saga ha fatto centro, l’episodio VII si è qualificato come il terzo film più visto di tutti i tempi. Pur essendo frutto di una grande operazione economica, sbaglieremmo a credere che Il Risveglio della Forza sia semplicemente questo. 

 

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MOBILITAZIONE TOTALE

Maurizio Ferraris

MOBILITAZIONE TOTALE

Bari, Laterza Editori, 2015

pp.109, euro 14,00

ISBN 9788858119662 

 

di Elisa Baioni

 

Avete mai notato il rapporto contrastato che una buona parte di noi ha con la tecnologia? A sentirci parlare, le nuove generazioni penseranno che soffriamo di una forma acuta di sdoppiamento di personalità! Siamo critici irriducibili della tecnologia, ma ce ne circondiamo in ogni luogo e per qualsiasi cosa, e l’idea di rinunciarvi spaventa tutti, anche i giudici più severi. Consideriamo la tecnologia una conseguenza inevitabile e, in un certo senso, irrinunciabile del progresso umano, ma non abbiamo ancora deciso quanto ciò sia positivo o negativo. Nelle nostre previsioni siamo apocalittici, sia che si imputi alla tecnologia il rischio di portare l’inferno in terra, sia che ci si raffiguri una sorta di paradiso ultra-tech. Mossi da questo sentimento confuso di curiosità, accettazione passiva e timore, facciamo di tutto non per imparare ad usarla coscienziosamente, ma per circoscriverne l’utilizzo. Quando, poi, non possiamo più farne a meno, non abbiamo alcuna forma di autocontrollo, e finiamo ad usarla con la stessa arrendevole spensieratezza con cui un fumatore accende una sigaretta. In effetti, ci comportiamo come fumatori incalliti che predicano moderazione e, per le generazioni future, non siamo molto più utili delle scritte d’avvertimento sui pacchetti di sigarette. Viviamo in questo stato di perenne contraddizione, tra critiche, diffidenza e uso compulsivo. Così, oggi che navigare è un’operazione quotidiana, assomigliamo più a naufraghi su una zattera che a buoni marinai. 

 

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IL FANTASTICO LABORATORIO DEL DOTTOR WEIGL

Arthur Allen

IL FANTASTICO LABORATORIO DEL DOTTOR WEIGL. Come due scienziati trovarono un vaccino contro il tifo e sabotarono il Terzo Reich.

Torino, Bollati Boringhieri, 2015

pp.357, euro 25,00

ISBN 9788833926582

 

di Elisa Baioni

 

Grandi circa tre millimetri e di color grigio-marrone, i pidocchi sono insetti, artropodi. Vivono sull’uomo e si nutrono di sangue, pompato meccanicamente attraverso una minuscola proboscide esoscheletrica che li aggancia alla pelle dell’ospite. Malgrado l’aspetto li faccia apparire come creature grezze, sono molto esigenti in fatto di temperature: non meno di 36°C, non più di 38,9°C, o si cambia casa. La loro giornata tipica non è particolarmente movimentata: mangiano e defecano, per lo più contemporaneamente. Se, però, devono cercare un luogo confortevole ove deporre le uova, dette lendini, arrivano a compiere anche un metro e mezzo in un’ora. Si distinguiono due sottospecie principali: i pidocchi del capo, che trovano gradevole alloggiare e riprodursi tra i nostri peli, e quelli del corpo, che si acquartierano tra le pieghe degli indumenti, e mal sopportano il caldo eccessivo della testa. Le due varietà sono molto simili ma, per motivi ancora ignoti, i primi costituiscono esclusivamente un pruriginoso contrattempo, i secondi sono il veicolo di trasmissione di un organismo micidiale: la rickettsia prowazekii

 

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AL SERVIZIO DEL REICH

Philip Ball

AL SERVIZIO DEL REICH. Come la fisica vendette l’anima a Hitler

Einaudi, 2015.

pp. 275, € 32,00
ISBN 9788806223045

 

di Elisa Baioni

 

«Svolgete un lavoro fondamentale, che porta avanti le frontiere della conoscenza, ma spesso lo fate senza riflettere molto sull’impatto del vostro lavoro sulla società. Continuano a essere diffuse massime come “la scienza è neutrale” o “la scienza non ha niente a che fare con la politica”. Sono resti di una mentalità da torre d’avorio, ma la torre d’avorio fu finalmente demolita dalla bomba di Hiroshima»

[J.Rotblat, Conferenza per il premio Nobel per la pace, 1995]

 

Una delle idee più diffuse e al tempo stesso più difficili da scardinare è quella della pretesa apoliticità della scienza, che vorrebbe che «Nella maggior parte degli studi scientifici le questioni di bene e male, di giusto o sbagliato svolg[a]no al più un ruolo secondario [...]. La vera responsabilità di uno scienziato, come tutti sappiamo, è nei confronti dell’integrità e del vigore della sua scienza» (Oppenheimer, p.266). Eppure sono molti gli scienziati che si sono soffermati sulle implicazioni politiche della loro disciplina, che hanno scelto sulla base della propria coscienza i progetti a cui partecipare e che hanno lavorato perché il loro contributo portasse un miglioramento della qualità della vita di tutti, senza che ciò implicasse una rinuncia sull’integrità e il vigore del sapere. In poche parole, non solo si può fare ottima scienza anche fuori dalla torre d’avorio, ma è proprio riconoscendo la natura politica della scienza, il suo essere perennemente immersa nell’agorà, che si può sperare di formare nuove generazioni di scienziati consapevoli del loro ruolo sociale, e di cittadini consci di ciò di cui la ricerca necessita per ottenere risultati di qualità. «La scienza e la società non possono essere né separate né unite del tutto. Solo l’apparente contraddizione delle due narrazioni le rende contemporaneamente vere [...] Nessun sapere è garantito se [...] non si chiudono con cura le porte per tutto il tempo necessario a pensare e a costruire delle esperienze pertinenti. [...] Ma nello stesso tempo [...] è impossibile limitarsi al laboratorio. Appena entrati [...] bisogna uscire di nuovo per convincere altri colleghi, interessare dei finanziatori e degli industriali, insegnare agli studenti, soddisfare la fame di sapere della gente. Ed eccoci di nuovo all’agora» (B.Latour, Cogitamus, p.143).

 

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UOMINI E MACCHINE

Lorenzo Pinna

UOMINI E MACCHINE. La sfida dell’automazione.

Torino: Bollati Boringhieri, 2014.

pp. 173, € 15,00

ISBN 9788833924304

 

di Elisa Baioni

 

«L’automazione, cioè la capacità di costruire macchine e congegni sempre più intelligenti, efficienti, precisi, e in grado di compiere operazioni complesse senza alcun aiuto umano, finirà per eliminare un numero via via più grande di posti di lavoro un tempo destinati all’uomo? […] In termini brevi e brutali: i robot, o gli algoritmi, sostituiranno l’uomo? E con quali conseguenze economiche, sociali e addirittura psicologiche? Questo è il tema del libro» (p.15).

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UOMINI CHE AMANO LE PIANTE

Stefano Mancuso

UOMINI CHE AMANO LE PIANTE. Storie di scienziati del mondo vegetale.

Firenze: Giunti Editore, 2014. 

pp.139, € 14,00
ISBN 9788809790698

 

di Elisa Baioni

 

È una dote tanto rara quanto importante quella di vedere le cose che ci circondano, coglierne i dettagli e le stravaganze, essere curiosi anche di ciò che – apparentemente – ci sembra privo di interesse. Prendete per esempio una pianta, una di quelle che a fatica cresce tra le crepe dell’asfalto o che coltiviamo sui terrazzi per un po’ di colore: per quanto ci piaccia averle come sfondo nelle nostre città, spesso ne ignoriamo la specie, il metabolismo, i frutti, gli odori, e raramente ci soffermiamo per più di qualche secondo sulle trame geometriche e i colori delle foglie e delle cortecce. In poche parole, le includiamo costantemente nel nostro mondo, ma raramente proviamo a comprendere il loro. Invece, «Si sollevi il velo dell’apparente immobilità e insensibilità delle piante, e sotto esso si ravviserà [...] una serie di fenomeni curiosissimi, i quali rivaleggiano per numero, per varietà, per genio e per efficacia con quelli presentati dagli esseri del regno animale» (Federico Delpino citato a p.75).

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IL DISEGNO DELLA VITA

J. Craig Venter

IL DISEGNO DELLA VITA. Dalla mappa del genoma alla biologia digitale: il mio viaggio nel futuro. 

Bergamo: Rizzoli, 2014 

pp. 281, € 18.00

ISBN 9788817070072

 

di Elisa Baioni

 

«Quello che non posso creare, non lo comprendo» Richard Feynman «Vivere, sbagliare, cadere, trionfare, ricreare la vita dalla vita» J. Joyce «Vedete le cose non come sono, ma come potrebbero essere» [J. R. Oppenheimer]

 

Nel 1944 usciva Che cos’è la vita? La cellulla vivente dal punto di vista fisico, saggio scientifico di Erwin Schrödinger, elaborato in seguito a tre lezioni tenute al Trinity College di Dublino. In quelle pagine dense – passaggio obbligatorio per chiunque ami la biologia e la storia della scienza – Schrödinger affrontava i meccanismi fondamentali della vita, ovvero l’ereditarietà e la sua capacità di mantenere ordine, dandone una spiegazione fisica. Era l’alba del secolo delle scienze della vita. «[...][A] quasi settant’anni dalle lezioni originarie di Schrödinger, mi sono ritrovato a Dublino, su invito del Trinity Collage. Mi era stato chiesto di ritornare al grande argomento trattato dal fisico austriaco e cercare di fornire nuove informazioni e risposte, sulla base della scienza moderna, in merito alla definizione di che cosa sia la vita. [...] Durante i 60 minuti successivi, ho spiegato come la vita in definitiva consista di macchine biologiche guidate dal Dna, una sorta di un software che dirige da centinaia a migliaia di “proteine robot”. [...] Nell’arco di una sola generazione, siamo passati dal “cristallo aperiodico” di Schrödinger alla comprensione del codice genetico, fino alla prova, attraverso la costruzione di un cromosoma sintetico e quindi di una cellula sintetica, che il Dna è il software della vita» (pp.15-16). Benvenuti nell’era della biologia digitale.

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DA ANIMALI A DÈI

Yuval Noah Harari

DA ANIMALI A DÈI. Breve storia dell’umanità.

Milano: Bompiani, 2014.

pp. 531, € 22.00

ISBN (cartaceo) 9788845275906

ISBN (E-book)   9788858766811

 

di Elisa Baioni

 

Se qualcuno vi chiedesse cos’ha di peculiare l’uomo rispetto agli altri esseri viventi, voi cosa rispondereste? È un cervello incredibilmente grande a renderci speciali? Il genoma? Mani con cui compiere operazioni di straordinaria complessità? La capacità di costruire utensili, di maneggiare il fuoco? È la postura eretta? Il linguaggio? Una struttura sociale articolata? Secondo Yuval Noah Harari, docente di Storia del Mondo alla Hebrew University di Gerusalemme, una risposta più che valida potrebbe essere la Storia. In che senso?

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