Manifesto

 

Checché se ne dica, non c’è separazione netta tra natura e cultura, tra scienze sociali e scienze esatte, tra uomo e ambiente, tra elettrodomestici e arte, tra arte e un altro tipo di arte, tra la filosofia e tutto il resto, tra il Nobel per la letteratura e la musica rock. Ogni vantata purezza di una disciplina dimora esclusivamente nelle parole di chi pratica solo e soltanto quella disciplina. La purezza, la distinzione sono sistemi di difesa. Noi, invece, abbiamo fatto voto di vastità: appena sentiamo uno spiffero, spalanchiamo la finestra.

 

Non abbiamo nulla contro la determinazione e la costanza, solo crediamo che vadano impiegate per sviluppare le capacità squisitamente umane: immaginazione, astrazione, elaborazione, creazione, giudizio, rielaborazione. Ogni eccesso in un’unica direzione ci pare roba da replicanti, e “i replicanti sono come ogni altra macchina: possono essere un vantaggio o un rischio. Se sono un vantaggio, non sono un problema mio” (Rick Deckard).

 

Così si apre il laboratorio di scrittura e divulgazione, in un’epoca in cui la comunicazione scritta è tornata indispensabile per chiunque, anche per chi pensava che, una volta inventato il telefono, a scuola si sarebbe potuto sostituire il corso di grammatica con quello di dizione. All’università, dove Deckard è nato, si scrive poco, e poco si è scritto prima di arrivare all’università. Ma la scrittura ha bisogno di esercizio, allenamento, revisione, revisione e revisione. La scrittura è comunicazione con l’altro, prima che espressione di sé: è un processo molto meno spontaneo di quanto spesso si creda. Bisogna leggere molto prima di scrivere e cancellare molto dopo aver scritto. C’è, insomma, un rapporto tra le pagine lette e le pagine scritte che va salvaguardato! Questa è la nostra missione.

 

Tra tutte le forme di scrittura, quella divulgativa è la più utile per fare esercizio, perché necessita, insieme, della massima capacità di elaborare nozioni complesse e del massimo rispetto per il lettore. Diceva il saggio: se dieci persone non capiscono quello che scrivi, il problema non è mai delle dieci persone, è sempre il tuo. Scrivere può essere un vantaggio o un rischio, se è un vantaggio, non è un problema nostro.

 

 

Edoardo D'Elia

Bologna, ottobre 2016