MIGLIORI ELABORATI DEL CORSO

Pubblichiamo qui sotto i migliori elaborati prodotti dagli studenti del corso di Storia della Scienza del professor Marco Ciardi dell'Università di Bologna.


LA TRAGICA FINE DI NINA TUCKER

LA TRAGICA FINE DI NINA TUCKER

 

di Pietro Balestra

 

Nessuno che si definisca otaku può trattenere una lacrima al solo sentire il nome Nina Tucker, vispa e affettuosa bimba, tramutata in chimera attraverso l'alchimia dal suo stesso padre, Shou Tucker,

smanioso di conoscenza e di gloria, nell'anime Full Metal Alchemist.

 

Ma se questa tragica vicenda fosse avulsa da ogni realtà, perché susciterebbe in noi un tale dolore e una tale paura? Non è forse noto che anche gli ateniesi del V secolo a.C. s'atterrivano davanti alle opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide, poiché nei miti riconoscevano loro stessi? Dunque noi, uomini del XXI secolo, dovremmo forse rispecchiarci e come in questa favola offerta dai maestri del Sol Levante, in questa tragedia contemporanea? Nel presente saggio analizzeremo le nozioni di chimera e alchimia – le loro origini, la loro storia e la loro influenza sul nostro presente – così da mostrare che, in realtà, il sopraccitato episodio di Full Metal Alchemist altro non è che una metafora del rapporto tra l'uomo e la scienza da un lato, e l'uomo e la natura dall'altro.

 

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IO SONO L'ULTIMO MARZIANO

Io sono l’ultimo marziano.


di Maria Elena Corrias


So we’ll go no more a roving So late into the night, Though the heart be still as loving, And the moon be still as bright.1 (George G. Byron)


La raccolta Cronache Marziane, pubblicata nel 1950, contiene ventotto racconti scritti da Ray Bradbury - molti dei quali già usciti su riviste di narrativa fantascientifica - inseriti nella medesima cornice narrativa, la colonizzazione di Marte: l’autore stesso ha definito Cronache Marziane “un libro di storie che finge di essere un romanzo”2. La struttura del volume, in cui ciascuna delle vicende - che si svolgono tra il 1999 e il 20263 - ha un tono e un genere proprio, si presta ad accogliere una notevole varietà di temi: dalla critica all’imperialismo e al razzismo alla polemica contro la burocrazia e la censura, dalla psicologia dei rapporti familiari alla guerra, al rispetto per l’ambiente, per il passato e per la cultura, dall’odio per la violenza e la guerra, alla riflessione su Dio, sulla scienza, sull’arte. Bradbury affronta questi temi, attuali in ogni epoca, con lo sfondo dei paesaggi marziani, tra razzi da vacanza ed esseri multiformi, ma conservando sempre un’atmosfera, fatta di gesti, comportamenti e reazioni, squisitamente umana; si volge così ad illustrare il complicato significato di “essere uomo”: non è mai chiaro chi sia veramente degno dell’attributo di “umano”, se i marziani o gli abitanti della Terra.

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BONE

Jeff Smith

BONE


di Pietro Boschi


«L’idea alla base di Bone fu proprio il mio desiderio, che avevo fin da bambino, di vedere tutte le storie di Zio Paperone come un’unica grande storia consequenziale, con un inizio, uno svolgimento e una fine» (Smith 2015).

 

Bone è l’opera di maggior successo di Jeff Smith, fumettista statunitense nato nel 1960 in Pennsylvania. La trama narra le avventure di tre cugini che, partiti dalla loro città di origine, Boneville, si ritrovano involontariamente catapultati in una realtà magica all’interno di una valle nascosta costellata di strane creature: Rattodonti [1], draghi, tigri di montagna, nonne guerriere, mucche da corsa, insetti parlanti, principesse...

 

«Il mio punto di vista sui Bone è che fondamentalmente sembrano degli archetipi bidimensionali. Fone Bone è buono, Phoney Bone è avido e Smiley Bone è stupido. Ovviamente, non credo che si possa descrivere un personaggio così semplicemente, ma poiché sono degli archetipi, è da lì che partono» (Smith 1994, p. 25) [2].

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THE LIFE AND TIMES OF SCROOGE MCDUCK DI KENO DON HUGO ROSA

di Mariangela Elisabetta Cerrato

 

Il suo stile preciso, la cura maniacale per i dettagli e le fonti di riferimento, nonché la fine caratterizzazione di personaggi “umani” che vivono, soffrono e lottano nel mondo dei duri più duri in cui solo il più scaltro può trionfare sono solo alcuni dei motivi che rendono Keno Don Hugo Rosa uno dei più grandi autori disneyani esistenti e la sua The Life and Times of Scrooge McDuck uno dei capisaldi della storia del fumetto.

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LA NASCITA DI UN MONDO NUOVO: LE CREATURE DI AVATAR

di Enrico Maria Giglioli

 

 

Entrando nel mondo di Avatar (James Cameron, 2009) ci si accorge immediatamente di come nulla sia stato lasciato al caso; dietro ogni roccia, dietro ogni essere vivente si cela uno studio creativo estremamente accurato. Oltre a una lingua fluida per gli abitanti di Pandora (luna del gigante gassoso Polyphemus, nel sistema Alpha Centauri), il regista ha dato vita a un intero universo in termini sia geologici che di flora e fauna.


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E. A. POE E L’ANTICA SAPIENZA DELLA MUMMIA

di Jacopo Moruzzi

 

Fantasmi, gatti neri e corvi: queste e molte altre sono le figure spaventose e grottesche che popolano le opere dello scrittore statunitense Edgar Allan Poe (Boston, 19 Gennaio 1809 - Baltimora, 7 Ottobre 1849). Un regno bizzarro in cui, come se non bastasse, anche un soggetto arcano come una mummia trova il proprio posto. Una mummia che Poe, a suon di galvanismo ed elettricità animale, rende attore centrale del racconto Some Words with a Mummy (tradotto in italiano come Quattro chiacchiere con una mummia), pubblicato per la prima volta a New York nell’Aprile del 1845 sulla rivista «American Whig Review» e ripubblicato il primo Novembre dello stesso anno sulla rivista «Broadway Journal» (verrà tradotto da Baudelaire in francese con il titolo Petite Discussion avec une Moime nel 1854, per la rivista «Le Pays»). In quest’opera l’autore sviluppa un’irriverente critica nei confronti dell’ossessione, diffusa nella società del suo tempo, per l’egittologia, disciplina che stava vivendo, proprio a cavallo tra XVIII e XIX secolo, gli eccitanti sviluppi dovuti al ritrovamento della Stele di Rosetta (1799), reperto cruciale per la decifrazione della scrittura geroglifica. Una critica condita, inoltre, da una sottile ironia che doveva avere come scopo quello di colpire l’atteggiamento, tipicamente ottocentesco, di esaltazione del progresso scientifico e culturale, inteso come inesorabile e necessario.

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LA PORTA DELLE STELLE: L'OLTRE SECONDO KUBRICK

di Letizia Morellini

 

2001: Odissea nello spazio nasce dalla collaborazione gomito a gomito del regista-sceneggiatore Stanley Kubrick e dello scienziato-scrittore Arthur Clarke, a partire dal racconto The Sentinel, datato 1948, dello stesso Clarke. Due grandissimi nomi dei rispettivi campi danno vita a quello che è tutt’oggi considerato uno dei migliori film di fantascienza mai prodotti dall’industria cinematografica. La pellicola presenta una gran varietà di temi tipici dell’hard science-fiction: la vita dell’uomo nello spazio, il viaggio spaziale, l’intelligenza artificiale. Ognuno di questi argomenti viene trattato, dal regista come dallo scrittore, con grande attenzione alla verisimiglianza, di modo tale che ogni veicolo, ogni ambiente, ogni movimento delle navette risulti scientificamente plausibile: la gravità artificiale è prodotta dalla rotazione dell’intero veicolo sul suo asse; gli ambienti interni delle astronavi sono strutturati in modo che tutti gli spazi, pavimento soffitto e pareti, siano adoperabili e percorribili, perché in assenza di gravità l’alto e il basso non hanno reale significato; il velcro è adoperato per camminare (sarebbe meglio dire “aderire”) all’interno delle navi senza gravità, e il cibo è servito in cannuccia. Tutti accorgimenti che vengono effettivamente adoperati dagli astronauti, come è documentato dai numerosi “tour” guidati all’interno della International Space Station, ad eccezione della gravità prodotta da rotazione. Quanto tutto questo dovesse risultare avveniristico e palpabilmente reale agli occhi del pubblico -e sicuramente fu così- è dato anche dal fatto che l’allunaggio dell’Apollo 11 doveva avvenire solo da lì a un anno. In questa sede, comunque, tralascerò i temi sopracitati per concentrarmi su quello che occupa la sezione finale del film, intitolata Giove e oltre l’infinito.

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INCEPTION. REALTA E SOGNO IN PROGETTO DI CHRISTOPHER NOLAN

di Gabriele Imposimato

 

“Qual è il parassita più resistente? Un batterio, un virus, una tenia intestinale? Un’idea: resistente, altamente contagiosa; una volta che un’idea si è impossessata del cervello e quasi impossibile sradicarla; un’idea pienamente formata pienamente compresa si avvinghia, qui, da qualche parte”

 

Le parole dell’americano Dom Cobb (interpretato da Leonardo DiCaprio) danno voce alla vera essenza di Inception, come afferma Cristopher Nolan (Londra, 30 luglio 1970), regista, sceneggiatore e produttore britannico; il film, infatti, si basa sull'idea che nei sogni ogni percezione appaia reale e che nel subconscio si possano nascondere e di conseguenza scoprire i segreti più nascosti; in questo caso dovremmo meglio dire “rubare” poiché il film parla di un gruppo di “estrattori” capaci di intrufolarsi nei sogni di un soggetto addormentato per sottrargli informazioni, attraverso un macchinario sperimentale creato dall'esercito per allenarsi a combattere in sogni condivisi senza, di fatto, correre il rischio di morire (se si muore nel sogno, ci si sveglia). Dom, il protagonista, accetta un ultimo lavoro commissionato da Saito, un ricco e influente imprenditore giapponese (interpretato da Ken Watanabe) in cambio di un’amnistia per poter rientrare negli Stati Uniti dopo esser stato accusato di aver ucciso la moglie Mal (la bellissima Marion Cottillard). In verità la donna si era suicidata perché posseduta dall’idea che il suo mondo non fosse reale e che, trovandosi ancora in un sogno, l’unico modo per uscirne fosse uccidersi. Chiaramente l’idea era stata “impiantata” attraverso un processo d’innesto - l'opposto dell’estrazione - (inception), dallo stesso Dom per convincere la donna a risvegliarsi con lui, dal momento che la coppia era ormai persa in un sogno condiviso da cinquant'anni (il tempo nei sogni e enormemente dilatato perché la mente durante il sonno lavora più velocemente). L'innesto funziono quindi fin troppo bene; Saito lo venne a sapere e per questo propose a Dom e alla sua squadra di praticarlo nuovamente al figlio di un suo grande rivale in affari per convincerlo a smembrare il grande impero commerciale del padre ormai sul letto di morte.

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CERVELLO: IL MITO DEL 10% TRA CINEMA E PSICOSETTE

di Marco Bondavalli

 

Limitless è un film del 2011 diretto da Neil Burger. Racconta la storia di Eddie Morra, un ragazzo fallito che entra in possesso di una miracolosa droga: l’NZT. Essa gli permette di avere accesso a tutte le parti del cervello inutilizzate e di conseguenza a tutte le informazioni assorbite. Questo fa di lui un uomo capace di combattere ricordando le mosse di Bruce Lee, imparare una lingua ascoltandola la prima volta o di guadagnare soldi con l’alta finanza. Tutto questo non senza effetti negativi, quali l’invecchiamento precoce e grandi vuoti di  memoria causati da un sovraccarico di informazioni. Tutto sommato il film, nonostante sia a sfondo fantascientifico, presenta al pubblico aspetti fantastici miscelati con un realismo che li rende credibili. L’idea di base è stata riproposta da un altro film che è uscito recentemente nelle sale, Lucy di Luc Besson. Nella pellicola la protagonista assume una quantità enorme di CPH4, che viene presentato come un enzima che le donne producono dalla 6 settimana di gravidanza per creare ogni struttura nel feto, ovviamente anch’esso sintetizzato a droga. Gli effetti sul cervello in Lucy sono puramente fantascientifici: dal controllo del corpo a quello delle persone, il controllo della materia e delle onde magnetiche, che la rendono gradualmente un essere semi-divino. La cosa interessante del film è il personaggio interpretato da Morgan Freeman, un biologo di fama mondiale che sostiene la teoria secondo la quale l’uomo utilizzerebbe solo il 10% del cervello, ipotizzando in anticipo la maggior parte dei poteri assunti da Lucy.

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Leopardi e gli errori degli antichi

di Silvia Melia


«Tutti convengono che fa d’uopo rinunziare ai pregiudizi, ma pochi sanno conoscerli, pochissimi sanno liberarsene, e quasi nessuno pensa a recidere il male dalla radice » (Leopardi G., Saggio sopra gli errori popolari degli antichi).


Chi avrebbe mai pensato che nell’antichità ci si astenesse dal mangiare le fave prima di dormire perché queste avrebbero dissuaso la divinità dall’apparire agli uomini in sogno? O che uno starnuto avesse più volte determinato la ritirata dal campo di battaglia, essendo considerato un segno infausto? O ancora che i tuoni e i fulmini producessero funghi, tartufi e addirittura perle?

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Il cane andaluso dell'arte scientifica

di Luca Bagnoli


Federico García Lorca è il fenomeno integrale e «super gelatinoso» della poesia universale, intuibile secondo il «metodo paranoico-critico», che permette di comprendere le «strutture molli», ovvero la massima conoscenza umana. Così il marchese di Púbol  definiva l'amico poeta, avvalendosi della terminologia che caratterizza il suo contributo ad un movimento culturale sviluppatosi nel corso del XX secolo, che coinvolse tutte le arti visive. Qualche tempo dopo avrebbe riassunto: «il surrealismo sono io».

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NEUROMANCER

William Gibson
NEUROMANCER
New York, Ace, 1984
pp. 271
0-441-56956-0

di Gregorio Zanacchi Nuti

Neuromancer di William Gibson vede la luce nel 1984, al centro di un decennio in cui molte delle innovazioni scientifiche che caratterizzano la nostra vita si stavano timidamente affacciando alle soglie della società di massa. La paura per il conflitto nucleare che aveva caratterizzato i decenni precedenti andava sfumando, contemporaneamente alla lenta diffusione della rete e il moltiplicarsi dei canali della televisione grazie alla tecnologia satellitare. Opere come il libro di Gibson ci permetttono di osservare, grazie al loro taglio fantascientifico, come l’uomo degli anni ottanta andava recependo le innovazioni che si introducevano nel suo tessuto di vita, e come poteva immaginare un futuro neanche troppo lontano. Concentrandoci su un’analisi dell’ambientazione in cui si svolge la vicenda, possiamo leggervi influenze provenienti dalla sfera socio- economica (sulla quale ci soffermeremo brevemente) e da quella riguardante le aspettative e i timori derivati dalla crescita tecnologica, che costituiranno il fulcro dell’elaborato.

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NAUSICA NELLA VALLE DEL VENTO

Hayao Miyazaki
KAZE NO TANI NO NAUSICAÄ (Nausicaä della Valle del Vento)
Film d’animazione, Giappone 1984
Regia: Hayao Miyazaki
Produzione: Isao Takahata
Durata: 116 min.

di Ilenia Puggioni

Nato come manga, Nausicaä della Valle del Vento, comincia ad essere pubblicato nel 1982. Realizzato da Hayao Miyazaki per la rivista mensile di animazione Animage, ha come tema la relazione Uomo-Natura ed è permeato dalla sensibilità ecologica sviluppatasi negli anni Settanta. Ma Nausicaä non è solo ecologismo, in esso troviamo alcuni dei temi più cari all'autore quali la critica alla società industriale e la condanna della guerra.

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JURASSIC PARK. Riportare in vita i dinosauri si può e si deve fare?

di Andrea Colombi

Dall’uscita del romanzo di Michael Crichton nel 1990 e del film omonimo di Steven Spielberg nel 1993, del quale mi occupo in questa sede,  l’interesse del grande pubblico per i dinosauri è cresciuto esponenzialmente e sicuramente in molti avranno pensato, sognato o temuto che la clonazione dei giganti del passato divenisse qualcosa di reale, oltrepassando il confine tra fantascienza e scienza. Non soltanto gli appassionati del genere ci hanno fatto un pensierino, anche numerosi scienziati se ne sono occupati, andando a verificare se effettivamente il processo di creazione descritto da Crichton e rappresentato da Spielberg avesse un fondamento scientifico. Rob DeSalle e David Lindley, un biologo e un fisico, nell’opera Come costruire un dinosauro. La scienza di Jurassic Park e del Mondo Perduto si chiedono se con le tecniche di oggi (il libro è stato pubblicato nel 1997) sia attuabile un progetto del genere, partendo dal DNA di dinosauro rinvenuto dalla zanzara rinchiusa nell’ambra fossile, fino alla costituzione di un ecosistema stabile, come nel parco di John Hammond.

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WICKED: Life and time of the Wicked Witch of the West

 

Gregory Maguire

WICKED: Life and time of the Wicked Witch of the West

«Dialogo sopra i tre massimi sistemi del Regno di Oz: la rivolta tra le strade di Shiz»

 

di Francesca Falchetti

 

«La scienza, mie care, è la dissezione sistematica della natura nel tentativo di ridurla a elementi funzionali che seguano più o meno rigidamente le leggi universali. La stregoneria opera nella direzione opposta: sintesi, non analisi; costruzione di nuovi oggetti, non studio dei vecchi. Diviene Arte. Altro che pittura, teatro e Belle Arti, la stregoneria non mette in posa il mondo, né lo rappresenta: lo diventa. Quale nobile intento!»    

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La forza della mente tra ragione e follia

di Brugnoli Ilaria

 

A Beautiful mind, film del 2001, diretto da Ron Howard, vincitore di

quattro premi Oscar, racconta la storia del matematico John F. Nash,

interpretato nel film da Russel Crowe.

 

«Ora chi fra voi sarà il prossimo Morse, il prossimo Einstein? Chi fra voi

sarà l'avanguardia della democrazia, della libertà e della ricerca? Oggi

noi affidiamo il futuro dell'America nelle vostre abili mani». Così si apre

la prima scena del film: siamo a Princeton, è il 1947, sono tempi

esaltanti per la matematica, c'è quasi l'impressione che la mente umana

possa arrivare a fare qualunque cosa, con le nozioni matematiche,

quando il diciannovenne John Nash varca la porta di questa prestigiosa

università, con una lettera di presentazione lunga una riga: «Quest'uomo

è un genio» ( H. W. Kuhn e S. Nasar, John Nash: Giochi non cooperativi e altri scritti (2002), trad. it. di G. Lucchetti e F. Rolando, Bologna:

Zanichelli, 2008. [tit. orig. The essential John Nash] ). Ragazzo sicuro di

sé, poco assiduo frequentatore delle lezioni, molto attratto dai problemi

irrisolti ma assai problematico nell'instaurare rapporti con il prossimo e

ossessionato dal trovare idee originali «Trovare un'idea originale è l'unico modo in cui potrò mai distinguermi» dice Nash al compagno di stanza Charles Henman. Riesce nella sua impresa, pubblicando una tesi di sole ventisette pagine in cui applica i suoi teoremi matematici per affrontare problemi di natura economica riguardo le dinamiche dominanti, rendendo in qualche modo superate le teorie dell'economia classica di Adam Smith.

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ATLANTIDE, LA SCIENZA E «LA RIVOLUZIONE DEI MAYA»

di Matteo Foroni

 

 

«I Fenici hanno apportato importanti mutamenti in Atlantide. La vita qui era rimasta immutata da quando erano state fondate le colonie Maya, molti e molti anni prima». No, non si tratta della traduzione di uno scritto platonico andato perduto e inaspettatamente riscoperto né, più sommessamente, dei risultati a cui è pervenuta l'ultima inchiesta di Roberto Giacobbo. Sul monitor del computer è comparsa la schermata introduttiva di un'«avventura» di Poseidon: Master of Atlantis (2001), l'espansione di Zeus: Master of Olympus (2000), un city-building game in tempo reale ambientato – così si legge sulla confezione del videogioco –  «nell'antica Grecia» e «nel continente perduto di Atlantide», in un'epoca mitica che copre un arco temporale piuttosto esteso, a partire all'incirca da alcune migliaia di anni prima di Cristo [fig. 1]. Ma prima di proseguire l'avventura, è indispensabile, come avviene in Poseidon, qualche chiarimento introduttivo.

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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO. Il futuro di Kubrick e l’odissea del progresso tecnologico

di Giulia Fini

 

Per ciò che riguarda il design registrato dal brevetto D’889, il tablet contenuto nel filmato ha una forma rettangolare con uno schermo che ne prende la maggior parte dello spazio, bordi sottili, una superficie frontale predominantemente piatta, una superficie posteriore nera piatta (ciò è evidente poiché il tablet giace piatto sulla superficie del tavolo), e un formato sottile.

 

 

Questa dichiarazione, che risale all’agosto del 2011, venne pronunciata dai legali dell’azienda Samsung in sede giudiziaria nel tentativo di ottenere l’invalidazione del brevetto, registrato da Apple, sul design dell’iPad. Samsung presenta come prova un video estrapolato da un film di fantascienza che alla fine degli anni 60 ha suggestionato il pubblico di tutto il mondo, 2001: A Space Odyssey diretto da Stanley Kubrick. Questa pellicola ci trascina in un viaggio mitico che dall’alba dell’uomo ci conduce oltre l’infinito, ripercorrendo tutte le tappe dell’evoluzione dell’umanità nei suoi momenti cruciali presenziati da un oggetto misterioso, il monolito, un parallelepipedo nero di cui la provenienza risulta sconosciuta (sarà stato mandato dagli extraterrestri?). Questo film ripercorre le ere passate ma ci conduce dritti in un futuro dove si viaggia regolarmente nello spazio e dove i computer sono in grado di dialogare con gli esseri umani. Portato nelle sale nel 1968, il film proietta lo spettatore nel 2001, mostrando trentatré anni di progressi scientifici.

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«STA SCHERZANDO, Mr. FEYNMAN?»

Richard P. Feynman
«STA SCHERZANDO, MR. FEYNMAN!» Vita e avventure di uno scienziato curioso.
Bologna, Zanichelli, 2007
pp. 352, euro 22,60
ISBN 9788808066275

di Deborah Detti

Immaginatevi un uomo che sia stato allo stesso tempo un fisico teorico che ha collaborato al progetto Manhattan, un pittore, un suonatore di bongos, uno scassinatore di casseforti, un abile oratore, un amante delle belle donne e un vincitore del premio Nobel. So che può sembrare difficile ma Richard Feynman è stato tutto questo e molto altro, uno scienziato curioso amante del mondo e della vita.

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