Francesco Genco

 

Studia da dottorando presso il Theory and Logic Group della Facoltà di Informatica dell'Università Tecnica di Vienna (TU Wien). Nel 2013 si è laureato in Logica (Scienze Filosofiche) all'Università di Bologna con la professoressa Giovanna Corsi; nel 2011 in Teoria e Sistemi dell'Intelligenza Artificiale (Filosofia) con il professor Maurizio Matteuzzi. Nel 2012 ha lavorato per il consorzio interuniversitario CINECA.

 

CONTATTI

frgenco@gmail.com

Tuttu i cotributi


Natale sul Molonglo

di Francesco Genco

 

Se è vero – a fidarsi di Tacito – che i romani hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace, i padri fondatori australiani ne hanno trovato uno già pronto e l'hanno chiamato casa. E non so se sia più bizzarro pensare di fare armi e bagagli e trasferirsi in un deserto o che questo deserto, di fatto, trabocchi vita – non proprio una solitudo. E il dubbio si moltiplica: dobbiamo agli australiani un riconoscimento per l'idea più sprovveduta perché hanno deciso di vivere in un deserto, per la più astuta perché somiglia più al giardino dell'Eden che ad un deserto, o per la più folle perché contiene talmente tanta vita da essere inadatto alla vita dell’uomo? Personalmente credo che il termine Eden cambierebbe accezione se nel paradiso terrestre i serpenti fossero stati, invece di uno, numerosi “come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare”. Senza poi considerare ragni, squali e coccodrilli.

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INTERVISTA  a Vallori Rasini

INTERVISTA a Vallori Rasini, autrice del libro L’ECCENTRICO. Filosofia della natura e antropologia in Helmuth Plessner


a cura di Francesco A. Genco


L'uomo è stato a lungo lacerato nelle sue parti dagli studi che lo hanno riguardato. Egli è stato attore nelle vicende della terra, sistema mirabile di organi e tessuti, animale privilegiato, portatore di coscienza, origine di ogni discussione, giudizio e studio; e così è stato sovente studiato, giudicato e discusso. Le scienze della natura e le scienze della coscienza l'hanno smembrato e se lo sono spartito, la parte vinta l'hanno adeguata ai bisogni della disciplina. Ma l'Eccentrico tratta di Helmuth Plessner, e Plessner si è impegnato a parlare dell'uomo nella misura in cui esso è esattamente un uomo. 

Per capire meglio in che senso l’uomo è esattamente un uomo e per approfondire la conoscenza di questo filosofo della natura e antropologo, abbiamo fatto alcune domande all’autrice Vallori Rasini, che ringraziamo per la disponibilità e la cura con cui ha preparato le risposte.


1. Plessner sembra avere la rara capacità di sintetizzare pensieri altamente complessi in frasi dirette e fortemente suggestive. Se dovesse sceglierne una, particolarmente rappresentativa della novità del suo pensiero, quale sceglierebbe?

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L'ECCENTRICO

Vallori Rasini
L'ECCENTRICO. Filosofia della natura e antropologia in Helmuth Plessner
Milano: Mimesis, 2013
pp. 146, euro 14.00
ISBN 9788857518503

di Francesco A. Genco

L'uomo è stato a lungo lacerato nelle sue parti dagli studi che lo hanno riguardato. Egli è stato attore nelle vicende della terra, sistema mirabile di organi e tessuti, animale privilegiato, portatore di coscienza, origine di ogni discussione, giudizio e studio; e così è stato sovente studiato, giudicato e discusso. Le scienze della natura e le scienze della coscienza l'hanno smembrato e se lo sono spartito, la parte vinta l'hanno adeguata ai bisogni della disciplina. Ma l'eccentrico tratta di Helmuth Plessner, e Plessner si è impegnato a parlare dell'uomo nella misura in cui esso è esattamente un uomo.

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CHE COS'È IL TEMPO?

Mauro Dorato

CHE COS'È IL TEMPO? Einstein, Gödel e l'esperienza comune

Roma: Carocci Editore, 2013

pp. 140, euro 12.00

ISBN 9788843066964

 

di Francesco A. Genco

 

«... when she enquired how he meant to spend his afternoon, he had answered paradoxically: "Oh, I think for a change I'll just save it instead of spending it–”» 

(Edith Wharton, The age of innocence, cap. XXII)

 

Fermatevi: non leggete oltre. Se avete davvero smesso di leggere meritate tutta la mia stima: non è mai facile interrompere, specialmente quando si è invitati a farlo; se invece ora state guardando queste parole, non vi siete fermati e state procedendo nella lettura. Nonostante questo starete probabilmente pensando ad un altro voi, diverso dal voi che ora sta leggendo, che si è fermato al primo punto di questa recensione. Se le cose stanno in questo modo, sarete certo d'accordo nel dire che quell'altro voi, quello che non ha letto la frase che segue il primo punto di questa recensione, non è reale. Egli non esiste: voi esistete, e avete di fatto letto quella frase. Parliamo adesso del voi che prima ha letto 'ora', quando avete letto l''ora' che compare nella terza frase di questa recensione. Quel voi, secondo voi, è reale? «Forse –direte– era reale». Bene, ma ora non lo è più? «No» dirà qualcuno. Ma non lo è come non lo è il voi che non l'ha neanche letto quell''ora'? A questo potreste rispondere: «il primo non è reale adesso, l'altro non lo è mai stato», ma ciò non direbbe molto sul loro non essere reali attualmente. Ma, a dire il vero, non so che cosa gli altri di voi risponderebbero a questa domanda. Vi potrei, però, chiedere: quale voi esiste, allora? Forse quello che ora legge 'ora'? Ma quale delle due parole deve leggere per essere reale? La prima o quella tra virgole? Probabilmente nessuna delle due importerebbe più, ora. Chi può sapere perfino se ci sono dei voi reali, e quanti ce ne sono sparsi per lo spazio e per il tempo?



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LA GIOIA DEI NUMERI

Steven Strogatz 

LA GIOIA DEI NUMERI. Viaggio nella matematica da uno a infinito 

Torino, Einaudi, 2013 

pp. 250, euro 27.00 

isbn 9788806206819

 

di Francesco A. Genco

 

Il viaggio «da uno a infinito» di Strogatz non inizia, a dire il vero, né da 1 né da un qualsiasi altro numero. Il viaggio inizia da un albergo di Sesame Street. Qui Humphrey, «un tipo delizioso ma poco sveglio, con la pelliccia rosa e il naso verde» (p. 5), è addetto al centralino della reception. All'improvviso gli giunge un'ordinazione di cibo da una camera di pinguini che recita così:«pesce, pesce, pesce, pesce, pesce, pesce» (p. 5). –Come può iniziare un libro sui numeri con un'ordinazione di pesce?– Vi starete chiedendo. Con un'ordinazione che non contiene neanche un numero, per di più. Sei 'pesce' e neanche un '6' o, quantomeno, un 'sei'. Niente invece, ma come avrete capito è proprio questo il punto: il punto di partenza, nello specifico.



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