Andrea Germani

 

Andrea è nato a Perugia nel 1989, dove ha conseguito la maturità classica, e si è laureato in Filosofia Morale nel 2012 all'Università di Bologna dove ad oggi segue il corso di Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche. Scrive per una rivista di attualità di nome Socialperiodico e ha curato il pensiero di John Rawls per un manuale di Filosofia edito dalla casa editrice De Comporre in uscita questo autunno. Si interessa di politica e teoria democratica, tema della sua laurea triennale e della futura laurea magistrale, storia moderna e contemporanea e studi sulla società. All'infuori delle attività prettamente teoretiche ama leggere romanzi, andare al cinema, suonare la chitarra, l'ukulele e principalmente il basso elettrico, strumento che suona con una band formatasi da poco. Parla piuttosto bene in inglese, grazie a un periodo di soggiorno a Manchester, e sta lentamente imparando il francese.

 

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Caporetto

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Mussolini e i Musulmani

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Homo Europaeus

Paolo Prodi

HOMO EUROPAEUS

Bologna, Il Mulino, 2015

pp. 238, € 22,00

ISBN 978-88-15-25872-4

 

 

di Andrea Germani

 

 Il 2016 è stato un anno piuttosto particolare: annus horribilis per musicofili e giovani dalle idee politiche un po’ confuse, annus mirabilis per musicofobi e giovani dalle idee politiche ancor più confuse. Sicuramente per noi di Deckard è stato un duro colpo venire a sapere della dipartita di un grande accademico, uomo illustre e brillante mente a servizio dell’ateneo bolognese; no, non deve essere necessariamente Umberto Eco. Il 16 dicembre ci lasciava Paolo Prodi: storico emiliano allievo di Delio Cantimori, studioso della modernità europea nonché fratello del più famoso (qualcuno preferisce dire “famigerato”) Romano. Data l’impossibilità di riassumere decenni di prolifica attività scientifica in così poco spazio ci limiteremo a raccontare qualcosa delle sue ricerche, partendo dall’ultimo volume pubblicato a suo nome dalla casa editrice il Mulino di cui è stato, fra le altre cose, uno dei fondatori. 

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BREVE VITA DI PASOLINI

Nico Naldini

BREVE VITA DI PASOLINI

Parma, Guanda, 2015

pp. 150, € 13,00

ISBN 9788823511866

 

di Andrea Germani

 

Ha senso oggi scrivere qualcosa su Pasolini? Meglio, ha senso scrivere ancora su Pasolini? Mi viene spontanea una terza domanda che potrei fare a me stesso, in qualità di recensore di un libro su Pasolini; ha senso domandarsi, ancora, nell’incipit di uno scritto, se vale davvero la pena scrivere su un intellettuale di tale portata? Ne sono pieni i libri di apologie di sorta; a leggere prefazioni, premesse e varie note dell’autore sembra quasi che ognuno si senta di dover dire «Io ho dei motivi concreti per scrivere, ancora, su Pasolini», e di cosa si tratta di grazia? Interpretazioni originali? Analisi di campi della produzione pasoliniana poco battuti dalla critica precedente? Aspetti curiosi, scabrosi, fastidiosi dell’intellettuale italiano? Forse faremmo prima a liquidare la questione appellandoci alla “sacralità” che circonda Pasolini, all’immortale valore della sua produzione artistica e letteraria, oppure, dato che ultimamente va tanto di moda, alla sua attualità. Di un autore del genere non-si-può-non-parlare, verrà detto sempre troppo poco e sempre in maniera troppo poco approfondita, «Mi verrebbe da dire che Pier Paolo Pasolini è stato lo scrittore più importante degli ultimi sessant’anni. Ma so di non poterlo affermare in maniera così apodittica, perché, probabilmente, non è vero». (R. Carnero, Morire per le idee, Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini, 2010, p. 7). Forse farei meglio a non interrogarmi oltre sulle vere ragioni – se ve ne sono – che sottendono la scelta di scrivere su Pasolini; se dovessi trovarne dovrei perdere tempo e inchiostro a giustificarle e se non dovessi scorgerne alcuna dovrei trovare qualcosa, qualsiasi cosa, da inserire all’inizio di questa recensione. Credo di aver appena risolto il mio problema con quest’ultima frase, il racconto può cominciare.

 

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MEDIOEVO E RISORGIMENTO

Duccio Balestracci

MEDIOEVO E RISORGIMENTO. L'invenzione dell'identità italiana nell'Ottocento.

Bologna: Il Mulino, 2015

pp. 158, € 15,00

ISBN 9788815257406

 

di Andrea Germani

 

«Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani». Così (non) recitava Massimo d'Azeglio al momento della creazione della nazione italiana. La frase è stata (forse) coniata da Ferdinando Martini nel 1896; seppur siano passati trentacinque anni dallo storico atto fondativo del 1861 non si può dire abbia perso la sua validità, c'è ancora una nazione da costruire e delle radici comuni da (ri)scoprire per dare un senso di unità alla popolazione (o sarebbe meglio dire alle popolazioni?) che abita la penisola italica, ancorata tuttora alle tradizioni e ai costumi locali. Dopo secoli di dominazioni straniere, guerre civili, fratture e antiche rivalità che avevano profondamente diviso stati vicini e lontani, la neonata nazione doveva costruirsi una sua propria identità attingendo dal grande serbatoio delle vicissitudini italiche, susseguitesi lungo tutta l'età storica di riferimento per i “padri della nazione”: il Medioevo. L'Italia medievale, così come noi oggi la conosciamo, non l'hanno fatta i medievali, ma gli uomini di lettere del XIX secolo. Forse nemmeno loro, come afferma Duccio Balestracci – docente di Storia Medievale a Siena e autore del saggio Medioevo e Risorgimento (Il Mulino, 2015) – «L'Italia medievale, nell'Ottocento, non l'hanno inventata gli italiani. L'hanno inventata gli stranieri» (p. 23); quegli stranieri che «hanno smesso di cercare, in terra italiana, solo le vestigia della classicità» (p. 23) per spostare il proprio occhio su castelli, abbazie e fortificazioni. Lungi dal voler vedere nel Medioevo un periodo “buio” dell'umanità come voleva l'intellighenzia illuminista, un'epoca orrendamente macchiata dall'oscurantismo religioso e dalla schiavitù del primo feudalesimo, gli intellettuali romantici scorsero nel Medioevo italiano un periodo di grande vivacità culturale e sensazionali innovazioni. La riscoperta dei borghi, della libertas comunale, dell'aura mistica che circonda i luoghi più sacri dell'Europa cristiana, dalla francescana Assisi alla domenicana Bologna, delle tradizioni, dei campanilismi e delle rivalità territoriali che avvolgevano di mistero e di fascino le cittadelle dell'Italia centrale e settentrionale, terre di poeti, mercanti e patrioti.

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CONTAGIOSO

Jonah Berger

CONTAGIOSO. Perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono.

Milano: Sperling & Kupfer, 2014

pp. 256, € 19,00

ISBN 978882005512

 

di Andrea Germani

 

L'esperienza su questo mondo mi ha insegnato che gli americani apprezzano i self-help books, meglio, li adorano, forse anche più del bacon e di Oprah Winfrey. Il libro che sto per presentarvi non serve precipuamente a curarsi dal mal d’amore, credere più in se stessi o far crescere le begonie più belle di tutto l’isolato, ma può offrirvi qualcosa di molto meglio di tutto ciò. Il libro in questione è Contagioso. Perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono; presumo non ci sia bisogno di spiegarvi di cosa tratta il volume. L’autore è Jonah Berger, economista e Professore associato di marketing alla Wharton School presso l’Università della Pennsylvania. L’obiettivo del libro è mostrare al lettore i meccanismi che sottendono l’improvvisa diffusione di prodotti, video di YouTube, mode, tendenze giovanili, nomi di donna e quant’altro.

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LA BESTIA DENTRO DI NOI

Adriano Zamperini

LA BESTIA DENTRO DI NOI, smascherare l’aggressività.

Bologna, Il Mulino, 2014.

pp. 179, € 14,00.

ISBN 9788815253583


di Andrea Germani


A lungo si è creduto che gli uomini fossero provvisti di particolari doti naturali che ne condizionassero irreversibilmente il comportamento; gli studi di Cesare Lombroso (1835-1909) in materia ebbero una certa risonanza all’interno delle comunità scientifiche internazionali. Lombroso aveva affermato – dopo anni di osservazioni e comparazioni di tratti somatici, dimensioni e peculiarità delle parti corporee di alcuni soggetti – che alcuni esseri umani fossero nati con una particolare predisposizione a delinquere. Il medico veronese ebbe l’intuizione definitiva, da cui partirà la stesura del suo più importante lavoro, L’uomo delinquente del 1876, mentre studiava il cranio del brigante Villela. A detta di Lombroso, nelle caratteristiche craniche del brigante calabrese erano ben visibili i segni contraddistintivi del natural born killer (per utilizzare un’espressione tanto cara a Hollywood).

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HOMO COMFORT

Stefano Boni

HOMO COMFORT. Il superamento tecnologico della fatica e le sue conseguenze.

Milano, Elèuthera, 2014

pp. 217, € 14,00

ISBN 9788896904572

 

di Andrea Germani

ill. Davide De Rosa

 

Fino a prova contraria, ogni invenzione partorita dalla prolifica mente dei nostri antenati aveva come scopo quello di migliorare l’esistenza dell’inventore e dei suoi simili. Piuttosto scontata come asserzione, non credo nessuno si sia mai applicato per peggiorare la propria esistenza (fino a prova contraria). Sin dai tempi antichi gli uomini hanno escogitato stratagemmi per vivere una vita dedita alle attività piacevoli rifuggendo quelle gravose e debilitanti. Fra le attività che più hanno tenuto impegnata la nostra specie nei millenni, la ricerca della comodità è quella che maggiormente ha messo in moto le menti umane; senza sembrare riduttivi nei confronti della nostra cara specie, si potrebbe dire che le tappe del progresso scientifico hanno coinciso con la scoperta di metodi, o mezzi, atti ad alleviare la fatica. “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici” potete solamente immaginarvi l’importanza che aveva per un contadino medievale rendere meno gravoso l’estenuante lavoro manuale nei campi. Al fine di comprendere il punto di vista di un uomo o di una donna vissuti nelle curtes, si devono prendere in considerazione le tecniche da loro messe in atto per evitare la fatica. Non solo loro, Stefano Boni nel suo saggio Homo Comfort (Elèuthera, 2014) sostiene che il processo evolutivo di tutta l’umanità sia inscindibile dalle invenzioni all’insegna della comodità: «In questo testo sostengo che la comodità è un tratto negletto ma cruciale per comprendere l’umanità degli ultimi secoli, e in particolare degli ultimi decenni» (p.9).

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IL CORTIGIANO E L’ERETICO

Matthew Stewart

IL CORTIGIANO E L’ERETICO Leibniz, Spinoza e il destino di Dio nel mondo moderno

Milano: Feltrinelli, 2013

pp. 326, euro 12.00

ISBN: 9788807882777

 

di Andrea Germani

 

 

Il 18 novembre 1676 un giovane cortigiano si apprestava a percorrere i canali che separavano la sua carrozza, che da giorni macinava chilometri, dalla casa di un famoso eretico. Quel giovane cortigiano, piccolo e di aspetto poco gradevole, colpito sin da giovane da una forte miopia che lo costringeva ad avvicinarsi ai fogli in cui stava leggendo fino a sfiorarli con il naso, era la futura promessa della giurisprudenza, della scienza e della diplomazia tedesca, o almeno tale credeva di essere. Come ci dice Stewart «aveva trent’anni e si avviava a rivendicare il titolo di ultimo genio universale d’Europa» (p. 9). Si era già fatto notare per la sua spiccata conoscenza della lingua latina, della giurisprudenza e della matematica e aveva numerosi progetti in cantiere da proporre alle corti e alle associazioni scientifiche di tutta Europa. L’altro, l’eretico, non aveva prospettive tanto rosee per il suo futuro, soprattutto in quel periodo della sua vita. Pochi anni prima aveva assistito alla morte di un caro amico massacrato da una folla inferocita che avrebbe fatto a pezzi anche lui se non fosse riuscito a sottrarsi prima. A ciò si aggiungevano forti problemi polmonari e una salute cagionevole che avrebbero reso difficili gli ultimi mesi della sua vita.

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UN LIBRO FORGIATO ALL’INFERNO. Lo scandaloso Trattato di Spinoza e la nascita della secolarizzazione.

Steven Nadler

UN LIBRO FORGIATO ALL’INFERNO. Lo scandaloso Trattato di Spinoza e la nascita della secolarizzazione.

Torino, Einaudi, 2013

pp. XVIII – 270, € 30,00

ISBN 9788806213268

 

di Andrea Germani

 

«Nel maggio 1670 il teologo tedesco Jacob Thomasius impugnò la penna per scagliare fulmini e saette contro un libro appena pubblicato in forma anonima. Quell’opera, sosteneva Thomasius, era un ‘testo senza Dio’ e doveva essere messa immediatamente al bando in tutti i paesi» (Nadler, p. VII). Con queste parole Steven Nadler, professore di filosofia all’Università del Wisconsin, inizia la prefazione alla sua opera Un libro forgiato all’inferno.



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