NIETZSCHE E LA COSTRUZIONE DEL SUPERUOMO

Michel Onfray

NIETZSCHE E LA COSTRUZIONE DEL SUPERUOMO

Milano: Ponte alle grazie, 2014

pp. 320, € 26.00

isbn 978 88 6220 741 6


di Stefano Scrima


«In questo secolo della morte di Dio, e in un certo senso della morte dell’Uomo, due crimini compiuti il primo nel 1841, con L’essenza del cristianesimo di Feuerbach, il secondo nel 1859, con L’origine delle specie, all’individuo, che deve dunque costruire a partire dal reale e non più da finzioni, favole o miti ebraico-cristiani, non resta granché» (p.9). Il campo è libero, l’individuo può sognare grandi cose senza dover rendere conto a nessuno, nasce così l’idea (o forse la necessità) del superuomo, prospettiva di sé che si inquadra in una morale umana che può fare a meno della trascendenza e dell’ideale ascetico.

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Il buono, il brutto, il cattivo ovvero Camus, Sartre, Onfray

Il buono, il brutto, il cattivo ovvero Camus, Sartre, Onfray

(Commento a L’ordine libertario. Vita filosofica di Albert Camus di Michel Onfray).


di Stefano Scrima


Ora, non ho sottomano i documenti, ma mi fido di Michel Onfray: Jean-Paul Sartre scrisse non una ma ben tre volte sul giornale collaborazionista Comœdia; non evase, come vorrebbe Simone de Beauvoir, dalla sua prigionia tedesca, ma venne liberato ufficialmente grazie all’intervento di Drieu de la Rochelle o ai suoi «buoni e leali servigi della sua animazione culturale nel campo» (p. 208); pensava che il collega Albert Camus sbagliasse nel suo pacifismo radicale e che non comprendesse appieno la delicata situazione internazionale, che quando parlava di filosofia non sapeva bene di cosa stesse parlando e inoltre che non schierandosi coi comunisti e con gli algerini fosse di destra, reazionario e colonialista; era brutto – per questo bastano le foto –, borghese e quindi deprecabile, figlio di Parigi e quindi dell’Inferno.

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L’ORDINE LIBERTARIO. Vita filosofica di Albert Camus

Michel Onfray
L’ORDINE LIBERTARIO. Vita filosofica di Albert Camus
Milano: Ponte alle Grazie, 2013
pp. 573, € 28.00
ISBN: 9788862207423

di Edoardo D’Elia

Una sessantina di libri fa, Michel Onfray aveva ventinove anni e si apprestava a spedire per posta il suo primo manoscritto (Il ventre dei filosofi) a tre case editrici: una non rispose, una rispose di no, Grasset rispose subito di sì. L’unico dubbio che aleggiava negli uffici parigini era che la biografia del nuovo autore potesse essere solo una copertura, che Onfray fosse lo pseudonimo di un intellettuale dai trascorsi più tipici. Si presentava così: figlio di un operaio agricolo e di una donna delle pulizie, dopo la morte prematura dei genitori, viene messo in orfanotrofio; a diciassette anni tenta di farsi assumere come autista di treno nella stazione di Argentan, il suo piccolo paese, ma senza successo; frequenta un’università di provincia, non l’Ècole Normale...; a ventott’anni viene colpito da un infarto che va contro ogni immaginabile statistica anagrafica; poi, all’improvviso, scrive un libro di filosofia così brillante. O nascondeva qualcun’altro o era davvero una sorpresa. Onfray prese allora il treno, da passeggero, e andò a Parigi a dimostrare la sua autenticità. L’editore si convinse e colse al volo l’occasione: “Bene, scriva allora un’introduzione autobiografica in cui racconta la sua vita atipica e si presenta al grande pubblico; poi si dimentichi tutto perché d’ora in poi la sua vita è qui a Parigi, tra i rumorosi giornalisti e le lettrici ammiccanti”. Onfray scrisse il capitolo autobiografico in quarantott’ore, però disse che sarebbe rimasto ad Argentan. Gli fu risposto che in quel modo non avrebbe mai fatto carriera.

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IL VENTRE DEI FILOSOFI. Critica della ragion dietetica

Michel Onfray

IL VENTRE DEI FILOSOFI. Critica della ragion dietetica

Ponte alle Grazie, 2012

di Edoardo D’Elia

 

La vita mediterranea col suo corollario di esperienze culinarie condivise: condimenti oleosi, sughi saporosi e soffritti permalosi, che appena li ignori - quale oltraggio! - bruciano per vendetta. Osservare le donne di casa sempre sedute sulla punta della sedia - libere da ogni comodità che intralcerebbe lo sparecchiamento. Tritare l’aglio per “dare una mano”, come un apprendista assunto esclusivamente per le mansioni più ripetitive, per poi sentirselo nelle mani a un età in cui gli altri scartano merendine e magari neanche le mangiano. E la cantilena paternalistica che graffia i timpani di ogni bambino: “Ah, ingrato! Non ti va mai di fare la spesa, però poi vuoi mangiare!”. Questi frammenti di un’autobiografia alimentare, secondo Onfray, non sono inutili, perché «se non un mondo, ogni cucina rivela un corpo e al tempo stesso uno stile» (p.9). 

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IL CORPO INCANTATO. Una genealogia faustiana

Michel Onfray

IL CORPO INCANTATO. Una genealogia faustiana.

Ponte alle Grazie, 2012

 

 

di Edoardo D'Elia


Michel Onfray è un filosofo edonista francese di successo: scrive molto e vende tanto; è fuori dal circuito accademico, ma le sue lezioni all’Universitè populaire (da lui fondata nel 2002) sono costantemente seguite da le più varie parsone; nonostante si definisca edonista, ateo e postanarchico, è popolare in Francia e in Italia; viene spesso criticato da giornalisti impegnati e da intellettuali di stazza, però dice di ricevere quotidianamente e-mail di ammiratori-discepoli che lo ringraziano perché lui ha davvero cambiato la loro vita, che hanno letto un suo libro per caso, poi subito un altro e poi tutti e ora sono più felici - l’amarezza delle critiche si diluisce nel conforto dell’ammirazione.

 

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