L'IMBECILLITÀ È UNA COSA SERIA

Maurizio Ferraris

L'IMBECILLITÀ È UNA COSA SERIA

Bologna: Il Mulino, 2016.

pp. 129, € 12

ISBN 9788815266361

 

di Stefano Scrima

 

«Perché mai l’uomo dovrebbe nascere libero? E come si spiega che alla nascita libera faccia sistematicamente seguito una esistenza incatenata? È chiaramente vero il contrario: l’uomo nasce schiavo, debole, insufficiente e dipendente, sottomesso e imperfetto: in una parola, nasce imbecille» (p. 32). Questa volta Maurizio Ferraris si addentra in quell’universo nero, l’imbecillità, per cui nessuno ha occhi, se non nel momento in cui diventa necessario insultare qualcuno che di solito ricambia allo stesso modo, con le stesse acritiche argomentazioni. L’imbecillità è un tabu della nostra società avanzata, e quindi sempre più intelligente, eppure a ben vedere rimane la sostanza di cui siamo fatti. Per questo, come recita il titolo, l’imbecillità è una cosa seria, e far finta che non sia poi così diffusa è proprio da imbecilli, quali siamo.

 

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MOBILITAZIONE TOTALE

Maurizio Ferraris

MOBILITAZIONE TOTALE

Bari, Laterza Editori, 2015

pp.109, euro 14,00

ISBN 9788858119662 

 

di Elisa Baioni

 

Avete mai notato il rapporto contrastato che una buona parte di noi ha con la tecnologia? A sentirci parlare, le nuove generazioni penseranno che soffriamo di una forma acuta di sdoppiamento di personalità! Siamo critici irriducibili della tecnologia, ma ce ne circondiamo in ogni luogo e per qualsiasi cosa, e l’idea di rinunciarvi spaventa tutti, anche i giudici più severi. Consideriamo la tecnologia una conseguenza inevitabile e, in un certo senso, irrinunciabile del progresso umano, ma non abbiamo ancora deciso quanto ciò sia positivo o negativo. Nelle nostre previsioni siamo apocalittici, sia che si imputi alla tecnologia il rischio di portare l’inferno in terra, sia che ci si raffiguri una sorta di paradiso ultra-tech. Mossi da questo sentimento confuso di curiosità, accettazione passiva e timore, facciamo di tutto non per imparare ad usarla coscienziosamente, ma per circoscriverne l’utilizzo. Quando, poi, non possiamo più farne a meno, non abbiamo alcuna forma di autocontrollo, e finiamo ad usarla con la stessa arrendevole spensieratezza con cui un fumatore accende una sigaretta. In effetti, ci comportiamo come fumatori incalliti che predicano moderazione e, per le generazioni future, non siamo molto più utili delle scritte d’avvertimento sui pacchetti di sigarette. Viviamo in questo stato di perenne contraddizione, tra critiche, diffidenza e uso compulsivo. Così, oggi che navigare è un’operazione quotidiana, assomigliamo più a naufraghi su una zattera che a buoni marinai. 

 

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Intervista a MAURIZIO FERRARIS sul NUOVO REALISMO

a cura di Stefano Scrima

 

Maurizio Ferraris è ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino, dove dirige il LabOnt (Laboratorio di ontologia). È editorialista di “la Repubblica”, direttore della “Rivista di Estetica”, visiting professor in numerose università europee e americane e conduce con Mario De Caro il programma televisivo "Zettel. Filosofia in movimento", sul canale 146 del digitale terrestre. Il suo ultimo libro è il Manifesto del nuovo realismo (Laterza 2012, Premio Capalbio)

 

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LASCIAR TRACCE: DOCUMENTALITÀ E ARCHITETTURA

Maurizio Ferraris

(a cura di) F. Visconti e R. Capozzi

LASCIAR TRACCE: DOCUMENTALITÀ E ARCHITETTURA

Mimesis, 2012

 

di Stefano Scrima

 

Quando accettai di stabilirmi qui e pagar l’affitto per queste quattro mura, non mi soffermai troppo sulla bellezza suscitatami dall’edificio, né dall’arredamento interno (quasi inesistente): funziona tutto? Sì. Ci sono buchi nel soffitto? Cadaveri occultati? No. Ok, la prendo. Mi serviva un posto per dormire, che fosse comodo e vicino al supermercato: funzionalità vinse bellezza, ma poi, in realtà, fu tutto un lavoro interiore, inconscio, che non saprei spiegare: se ti trovi a tuo agio in un luogo lo senti e basta. Eppure dietro a queste gelide mura ci sono studi, progetti e pensieri – un po’ come quando leggi Ibsen e ti accorgi che dietro c’è Kierkegaard… no, non è proprio così. Ma dietro ogni edificio sì, c’è sempre un architetto che lo ha progettato, che, prima di divertirsi con calce e mattoni (o guardare gli altri che si divertono), se lo costruisce in testa, sul taccuino, sul computer.

 

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MANIFESTO DEL NUOVO REALISMO

Maurizio Ferraris

MANIFESTO DEL NUOVO REALISMO

Laterza, 2012

 

di Stefano Scrima

 

Che dal legno storto di cui è fatto l’uomo non possa costruirsi niente di perfettamente dritto è ormai pacifico. La storia c’inganna, alimenta e puntualmente disillude le speranze d’un progresso morale dell’umanità; mentre Benedetto XVI tuona indefesso il potere salvifico della preghiera, sull’Italia post-berlusconiana (sarà davvero così?) grava una maledizione: debiti pubblici alle stelle, politici ladri e corrotti – destra e sinistra si litigano il primato –, diamanti, lingotti, lauree cadute dal cielo, calcio-scommesse, gossip e reality colorano la nostra fosca quotidianità. Il malcontento cresce – e anche i suicidi a detta dei telegiornali, gli stessi che trenta secondi più tardi mandano in onda servizi sulla pancia della moglie di Alberto II di Monaco nella speranza di una miracolosa gravidanza – e si suole dire, ingenuamente: “non ci sono più valori”; ma per lo stesso motivo di prima – la storia c’inganna – sarebbe bene ricordare ai nostri compatrioti che il vizio italico di non pagare le tasse, di cui solo oggi il paese sembra essere affetto, non è certo un caso isolato della nostra breve storia repubblicana, per non parlare del cosiddetto familismo. La rivoluzione informatica ha infinitamente ridotto le distanze di questo già piccolo pianeta; la differenza è qui: oggi lo scandalo rimane al buio a fatica. 


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BABBO NATALE, GESÙ ADULTO

Maurizio Ferraris 

BABBO NATALE, GESÙ ADULTO. In cosa crede chi crede 

(Bompiani 2006)*

 

 

di Stefano Scrima

 

Alla sera del dodici dicembre ero solito posare sull’uscio di casa una carota accompagnata da una tazza di latte. Sapevo che la mattina seguente avrei ritrovato l’ingresso deserto: era passato l’asinello di Santa Lucia; mentre la padrona disponeva sul divano i miei meritati regali, la tenera bestiola avrebbe fatto una delle tante colazioni di quella lunga nottata passata in giro per il mondo. Mai mi son chiesto perché non ritrovassi nemmeno la tazza vuota, ma una volta entrato in possesso dei doni niente era più importante.

 

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IL TUNNEL DELLE MULTE. Ontologia degli oggetti quotidiani

Maurizio Ferraris

IL TUNNEL DELLE MULTE. Ontologia degli oggetti quotidiani

Einaudi, 2008

 

 

di Stefano Scrima

 

«Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte?» Morto Dio il caffè non cambia sapore e – fatto inspiegabile – costa sempre cinque centesimi in più di quelli che ho in tasca.

1) Perché se il Dio dell’universo d’improvviso vien a mancare, noi, invece, siamo condannati all’“eterno ritorno” della canzone dei Nomadi? Non era meglio l’Inferno?

2) «Tutto è permesso». Davvero? Ora me lo segno. 

 

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ANIMA E iPAD

Maurizio Ferraris

ANIMA E iPAD

Guanda, 2011

 

 

di Stefano Scrima

 

Mi specchio nell’iPad spento, poi alzo gl’occhi e cerco di scorgermi nelle pupille del mio interlocutore per aggiustarmi l’acconciatura; non so dove sia meglio. Un momento di distrazione e m’accorgo che la sua espressione mi sta parlando, e i muscoli facciali lo aiutano. Il Socrate di Senofonte lo aveva detto – ancor prima che le canzoni e le osterie ne ottenessero i diritti –: gli occhi sono lo specchio dell’anima; più che lo specchio direi l’involucro considerato che in questi, salvo la mia miniatura, non ci vedo proprio niente («“pupilla” è un diminutivo di “pupula”, a sua volta diminutivo di “pupa”, “bambola”») (p. 21). 

 

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DOVE SEI? Ontologia del telefonino

Maurizio Ferraris

DOVE SEI? Ontologia del telefonino 

Bompiani 2005 (II edizione, 2011)

 

 

di Stefano Scrima

 

Se fosse vissuto ai giorni nostri, Martin Heidegger, invece che Essere e tempo avrebbe forse scritto Essere e campo? Probabilmente no; ma, a farci la fenomenologia delle trasformazioni del presente, del nesso tra essere ed esser connessi, ci pensa Maurizio Ferraris. Il tempo è scandito dal campo, in mancanza d’esso ci ricordiamo d’esistere, ma entriamo nel panico: siamo isolati, nessuno può più raggiungerci; usciamo dalla galleria e il mondo torna a fluire regolarmente, tra sms amorosi e video- strigliate del capo. 

 

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