I terrapiattisti hanno poco a che fare con la terra piatta

Mark Sargent in una scena del film, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com
Mark Sargent in una scena del film, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com

di Andrea Germani

 

Qualche giorno fa mi sono casualmente imbattuto su Netflix in un documentario del 2018 diretto e ideato da Daniel J. Clark intitolato Behind the curve, tradotto in italiano, in maniera forse poco ambiziosa, La terra è piatta.

 

Per quanto il titolo risulti particolarmente evocativo non si tratta dell’ennesimo video su YouTube con foto prese da Google immagini e una voce narrante, registrata in uno scantinato, che vuole convincerci che Bush è responsabile dell’undici settembre o che gli ebrei non hanno mai smesso di bere sangue di bambini cristiani, come se avessero mai cominciato a farlo. Qui ci sono anche delle interviste, un montaggio degno e due punti di vista contrastanti sulla stessa questione a cui viene dedicato lo stesso tempo; ah e non intende sostenere la teoria che la terra sia piatta.

 

Non credo sia necessario farvi lo spiegone sulla terra piatta, anche perché presumo sappiate già di cosa si tratta. Sicuramente non è una novità, si tratta di voci che sono circolate per secoli fra gli scienziati pre-galileiani: non stupisce che in mancanza di strumentazioni adeguate e una coscienza scientifica matura anche gli astronomi si affidassero a quanto dicevano la Bibbia, il Corano o il Talmud sulla forma della terra. Ciò che stupisce, semmai, è che cinquecento anni dopo Copernico e cinquanta dopo l’allunnaggio dell’Apollo 13 qualcuno vada in giro a sostenere che è tutta una menzogna orchestrata dalla NASA, referente scientifico di una truffa ai danni del popolo che si è insediata nel senso comune grazie a mappamondi e insegnanti indottrinati.

 

La cosa mi interessava e ho deciso di informarmi come potevo, sì, perché non mi sono limitato a guardare e riguardare il servizio delle Iene ma ho deciso di andare a caccia di documentazione riconosciuta dal Flat Earth Army. Dunque vari video su YouTube con voce registrata in uno scantinato, eccetera eccetera. Non solo, anche pagine Facebook e il podcast ufficiale di Mark Sargent, campione indiscusso del terrapiattismo contemporaneo, eroe incompreso che dedica la sua intera vita alla “scoperta della verità”.

 

Mark Sargent in un'altra scena del film, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com
Mark Sargent in un'altra scena del film, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com

 

Forse questa storia dell’essere una guida per i terrapiattisti gli ha dato un po’ alla testa, è arrivato a stampare su una maglietta la scritta I am Mark Sargent e ad andarci in giro per farsi riconoscere dai seguaci. D’altronde parliamo del leader di un movimento di uomini e donne che hanno visto la luce [1] in lotta contro governi tirannici e i loro terribili mappamondi.

 

Quello che ho scoperto non è molto di più di ciò che viene mostrato nel documentario, per il semplice fatto che ci troviamo di fronte a un clamoroso esempio di pseudo-scienza senza alcuna prova empirica che possa non tanto dimostrare, anche solo vagamente, la validità del terrapiattismo, ma che sappia anche solo incrinare l’idea di una terra sferica che ruota su sé stessa e intorno al sole, seguendo un'orbita ellittico. Non è astronomia per ricercatori del MIT, ma parte del programma di scienze di quinta elementare. Se anche non si volesse credere a tutte le prove collezionate negli anni, dagli studi geofisici più accurati alle foto scattate dagli astronauti da una navicella con uno smartphone, sarebbe sufficiente fare qualche piccolo esperimento: il Pendolo di Foucault ad esempio, basta costruirne uno in giardino, oppure, come hanno fatto alcuni terrapiattisti, acquisire un laser molto potente in grado di raggiungere lunghe distanze e vedere se, tenendo il laser perfettamente parallelo al suolo, il punto di partenza del raggio è alla stessa altezza da terra dal punto di arrivo, se c’è uno sfasamento siamo di fronte a una curvatura. Il documentario si chiude proprio con questo tentativo, il team di Jeran Campanella fa un buco nell’acqua scoprendo che, sorpresa!, c’è uno sfasamento e, il punto di arrivo del raggio è più in alto rispetto al punto di partenza.

 

Ho già parlato troppo di “scienza”, andiamo dritti al cuore della questione, e dunque al titolo del mio articolo. Quando parliamo di terrapiattisti non stiamo parlando di persone che credono che la terra sia piatta, bensì di persone che credono in un gruppo di affiliati costruito attorno alla diffusione della teoria che la terra sia piatta. La differenza è sottile, lo so, non pretendo che si colga subito, leggendo il resto dell’articolo sarà tutto più limpido. È un mercato florido quello del complottismo, si possono stampare libri che venderanno migliaia di copie o pubblicare video che faranno milioni di visualizzazioni, ma anche gadget, t-shirt o apparire in programmi televisivi per farsi deridere quanto basta per incassare il gettone di partecipazione. Non ridurrei tutto a una questione economica, per quanto il merchandising dei terrapiattisti è piuttosto fornito: t-shirt, spille, modelli di terra piatta in legno o in acciaio, canzoni, mappamondi da distruggere e persino una motocicletta ecosostenibile per girare in lungo e in largo questo piatto piatto mondo. La questione di fondo è più complessa e interessa gli anfratti più bui della nostra coscienza.

 

La società ci ha spinto ai limiti – o almeno così crediamo – disprezzando le nostre doti, la nostra curiosità e la nostra stravaganza, noi siamo disposti a difendere qualsiasi assurdità purché sia contraria al senso comune, quel senso comune che ha legittimato lo sguardo inquisitorio nei nostri confronti, protratto su di noi per tutta la nostra esistenza. «La gente ti guarda strano? Non importa. Se non gli fai del male, lascia che pensino quello che vogliono. Stanno dormendo mentre attraversano la vita» dice Mark Sargent. Sentirsi investiti di qualcosa di tanto grande come la ricerca di una verità negata culla gli animi irrequieti di tutti coloro che hanno vissuto nel terrore di essere abbandonati, incompresi, perseguitati; se la gente guarda strano lasciala guardare, loro sono gli sciocchi e noi dobbiamo sacrificare la nostra serenità per raggiungere la verità. Noi possiamo benissimo vivere senza di loro, all’interno del nostro gruppo sono presenti rappresentanti di quasi tutte le categorie sociali e lavorative della società occidentale, abbiamo tutto ciò che ci serve per creare una società tutta nostra.

 

Una terza scena del film, questa volta senza Mark Sargent, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com
Una terza scena del film, questa volta senza Mark Sargent, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com

 

Per alcuni di noi è un’opportunità per studiare, costruire, sperimentare nuove metodologie alternative, dare un senso alla propria esistenza impegnandosi spasmodicamente in qualcosa che non darà mai risultati concreti, ma non possiamo demordere, il crollo delle certezze implica la distruzione della nostra grande famiglia, dunque riconosceremo come valide solo le prove che ci paiono a nostro favore smontando sofisticamente ogni evidenza sostenuta dalla scienza ufficiale. La pretesa di smontare la scienza ufficiale ci rende interessanti e non sono le evidenze empiriche a dare un senso alla nostra battaglia quanto il fatto che stiamo portando avanti la battaglia in questione, a prescindere dall’esito dello scontro. È rassicurante sapere che ciò che vediamo ad occhio nudo rappresenta la totalità di ciò che non è immediatamente percepibile, come ad esempio la curvatura terrestre. Ed è ancor più rassicurante sapere che qualcuno la pensa come noi e vuole unirsi a noi solo perché condivide la nostra idea.

 

Mentre a Pasadena, in California, si svolgeva un incontro di terrapiattisti, in un pub non molto distante dal raduno, si teneva un evento divulgativo mensile condotto da ricercatori della NASA; qualcuno ha menzionato Flat Earth è la reazione è stata quella più scontata, mettersi a ridere. A mio parere, le più belle parole sono state spese da Lamar Glover, fisico della California State University a Los Angeles «Complottisti, terrapiattisti, antivaccinisti, quando lasciamo qualcuno dietro lasciamo menti brillanti che mutano e ristagnano. Questi sono dei potenziali scienziati sulla strada sbagliata. La loro inquisitorietà e rifiuto della norma potrebbe andare a beneficio della scienza se la conoscessero. Non dovremmo guardare i membri di Flat Earth con disprezzo, ma ricordarci gli scienziati che avrebbero potuto essere. Gente che si è persa per strada. E noi come ambasciatori della scienza dovremmo fare di più».

 

E se Glover avesse ragione? A quel punto dovremmo costruire un canale comunicativo efficace per dialogare con chi arriva a credere a certe assurdità abbattendo il muro di paura e diffidenza che si è creato attorno per proteggersi. L’esito di una comunicazione alla pari potrebbe sorprenderci. Altrimenti potremmo continuare a deridere, insultare e perché no, punire, escludere e odiare. Certo sarà dura trovare il coraggio di guardarsi allo specchio dopo per dire «io sono meglio di loro».

 

 

[1] Avrei volentieri risparmiato caratteri scrivendo “illuminati” ma sapete perché ho evitato, ça va sans dire.