Coco, dalle piramidi precolombiane alle gemelle di The Shining

di Giacomo Gallerani

 

Una lettera d'amore al Messico” (Unkrich 2016), sono le parole significative con cui lo stesso regista Lee Unkrich definisce il nuovo lungometraggio di animazione di casa Pixar, Coco. Infatti la cultura messicana è l'effettiva protagonista del film, essa inonda le scene per renderle vibranti con i colori forti e vivi di una tradizione che lo è altrettanto. Anche in questo caso, come è solito al modus operandi della casa d'animazione, l'esperienza della équipe sul campo è stata la più emblematica nella costruzione del bagaglio culturale necessario per la realizzazione dell'opera. 

 

Infatti Jhon Lasseter (capo dell'ufficio creativo), Lee Unkrich (Regista) e Adrien Molina (Co-regia, curatore), insieme alla loro squadra hanno ritenuto necessario passare un periodo a contatto con la vita di una città messicana studiando da vicino, con i propri occhi, l'atmosfera particolare e sgargiante della festività del Día de los Muertos. Il viaggio, oltre a influenzare Lasseter a tal punto da fargli adottare tale usanza all'interno della sua famiglia, sarà il maggiore punto di riferimento per la costruzione del mondo di Coco.

 

Miguel, il protagonista, rappresenta il tipico ragazzino con un sogno nel cassetto. La sua figura è ispirata ai ricordi di infanzia di Molina che, come riportato nel film, alimentava i propri sogni nel buio della sua cameretta, incollato al televisore nel tentativo di carpire i segreti della tecnica d'animazione da repliche registrate di The Wonderful World of Disney.

La genesi del personaggio è profondamente legata alle figure dei film Billy Elliot e Whale Rider, dalle quali il team di realizzazione trae ispirazione. Anche qui, infatti, si sfidano le tradizioni ed emerge da Miguel lo spirito passionale e anticonformista del sognatore [1].  

 

Il gruppo parentale dei Rivera è stato creato e formato in modo tale da rappresentare universalmente il concetto di famiglia, intesa come “incubatrice di noi stessi[2]. La storia, difatti, si ispira direttamente a quella dell'artista Pixar Ana Ramírez – i cui genitori erano calzolai della città di Guanajuato – alla quale, al contrario di Miguel, verrà data fin da subito la possibilità di inseguire i propri sogni. Questo riferimento è particolarmente importante poiché la struttura della bottega dei Rivera è basata quasi interamente sui ricordi dell'artista, qui rielaborati e riproposti dai disegni di Nathaniel McLaughlin e di Robert Kondo [3]

 

Santa Cecilia è il paese in cui si svolgono le vicende del mondo dei vivi; il nome deriva dalla santa protettrice della musica, per intuizione dello scrittore Matt Aldrich. Dal punto di vista strutturale e cromatico è stata pensata e realizzata in antitesi alla città dei morti, riprendendo dunque tonalità più sobrie e modeste [4]

 

La città dei morti, estroversa e pullulante di energia, è incentrata invece sulla storia delle civiltà e delle persone che hanno fatto il Messico. Basti pensare alla forte presenza iconografica che recupera l'estetica vittoriana di Posada Guadalupe [5], mentre architettonicamente, specie nei confronti della stazione centrale di Marigold, il riferimento è ai gusti di Placido de Correos e, più in generale, alle tipiche costruzioni in ferro e vetro dei primi anni del '900. Essendo un omaggio alla storia messicana, la terra dei morti si basa su un tipo di impianto stratificato riconducibile a quello delle torri collinari di Guanajuato, ampliandone la portata simbolica ed espressiva. Di fatto la città è composta da queste costruzioni verticali che emergono da un lago, creatosi nel cratere di un vulcano. Più si sale e più le architetture subiscono un lento e decisivo cambiamento, ammodernandosi in base ai gusti delle epoche in cui i defunti sono vissuti. In tal modo si nota come partendo dalle piramidi delle civiltà precolombiane si arrivi alle costruzioni più moderne, creando effetti particolari e suggestivi dati dalla compresenza di estetiche diverse fra loro [6]

 

Sebbene facciano parte di un repertorio folkloristico non propriamente legato alla festività dei morti, si palesano ripetutamente e con evidente forza, le pittoresche e colorate Alebrijes inserite non come manufatti puramente artistici ma con il ruolo di spiriti guida, che accompagnano nell'aldilà i propri protetti. Il principale punto di riferimento nella realizzazione grafica e tridimensionale di queste creature deriva dall'ampia collezione di Alonso Martinez [7]

 

Lo stesso Miguel ha uno spirito guida. Sebbene all'apparenza appaia malmesso e poco rassicurante, a condurlo nel mondo dei morti è il suo fedele amico, il cane randagio Dante. Questi non è altro che il risultato di una precisa ripresa della razza nazionale “Xoloitzcuintli” caratterizzata da un aspetto singolare, privo di peli, ma con una lunga storia alle spalle. Infatti gli antichi atzechi credevano che questi animali avessero la capacità di accompagnare le anime dei morti nell'aldilà [8]

 

Ernesto De La Cruz, il nemico della situazione, disegnato come un padre di cui potersi fidare il cui successo nasconde allarmanti retroscena, è interamente ripreso dalle figure di intrattenitori e performers della televisione messicana come Pedro Infante, Jorge Negrete e Vincente Fernández [9].

 

Tuttavia, altre personalità famose animano il mondo di Coco – come Pancho Villa, Montezuma e Hernan Cortez – soprattutto per la necessità, essenzialmente tecnica, di animare folle di personaggi differenti e singolarmente caratterizzati all'interno del lungometraggio, al fine di restituire allo spettatore un contesto dettagliato e variegato anche nelle scene di gruppo. 

 

Far parte delle sfondo, però, non sembra essere il destino di Frida Calo. Qui, infatti, la pittrice è pura espressione non solo della lunga tradizione artistica, ma anche simbolo di una forte cultura matriarcale che molto spesso vede donne ai vertici della famiglia; come nel caso del protagonista Miguel, la cui nonna Abuelita e la trisnonna Imelda prevalgono decisamente sulla componente maschile. 

 

Riferimenti di altro tipo si celano invece all'interno dei fotogrammi del film d'animazione, apparendo come dei veri e propri “Easter Eggs”, lasciati lungo il percorso dei personaggi per opera del team di realizzazione e per volontà dello stesso regista. Infatti, pare che dietro alla brillante figura che ha fatto parte della troupe del mitico primoToy Story, si nasconda un fan sfegatato del film cult del mondo horror diretto da Stanley Kubrick, ossia The Shining. Infatti Unkrich risulta essere il principale curatore del sito internet The Overlook  Hotel, che riprendendo il nominativo dell'ambientazione del film si pone come sua principale fan page. 

 

Così, tra il mondo dei vivi e quello dei morti di Coco ritroviamo oggetti particolari che si intravedono sullo sfondo delle vicende. Un'accetta, le due gemelle riprese in un quadro durante la scena con Frida Calo e il taburo rosso che con un gioco di parole riprende la scritta al contrario “Murdred” e quindi “Red Drum” [10].  

 

 

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[1] Robinson Joanna (2017), The Surprising Influences Behind Coco's Most Important Scene, in VanityFair (consultato il 20/12/2018).

( HYPERLINK "https://www.vanityfair.com/hollywood/2017/11/coco-music-musical-influences-billy-elliot-whale-rider"https://www.vanityfair.com/hollywood/2017/11/coco-music-musical-influences-billy-elliot-whale-rider)

[2] Unkrich Lee (2017a), Introduzione, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.9.

[3] Ramirez Ana (2017), The Rivera Family shoemakers, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.32.

[4] Katz Jason (2017), Santa Cecilia, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.38.

[5]  Jessup Harley (2017), Creating a World, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.65.

[6] Bernardi Chris (2017), Layers of History, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.66.

[7] Martinez Alonso (2017), Pepita, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.99.

[8] Unkrich Lee (2017b), Dante, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.17.

[9] Unkrich Lee (2017c), Ernesto del la Cruz, in Jessi Rymill, The Art of COCO, San Francisco, Chronicle Books LLC, p.46.

[10] Libbey Dirk (2018), Coco's director finnaly revealed those shining references, in CinemaBlend (consultato il 20/12/2018)

( HYPERLINK "https://www.cinemablend.com/news/2380791/cocos-director-finally-revealed-those-shining-references"https://www.cinemablend.com/news/2380791/cocos-director-finally-revealed-those-shining-references)