Maurizio Ferraris intorno agli unicorni

di Stefano Scrima

 

Non posso non parlare del nuovo libretto di Maurizio Ferraris, uno dei pochissimi, forse l’unico filosofo in Italia che ha capito come parlare di filosofia a tutti (o meglio, che ha capito che la filosofia deve essere rivolta a tutti, perché ha sempre a che fare con la nostra vita ed è uno dei pochi strumenti che può indicarci una direzione in questo mondo confuso) mantenendo una cattedra all’Università.

Tuttavia, Intorno agli unicorni. Supercazzole, ornitorinchi e ircocervi, pur nell’ironia che sprizza da ogni pagina, non è affatto un’opera per tutti. Probabilmente, per carità, non vuole esserlo, sebbene il titolo faccia pensare a un approccio pop alla questione. Quale questione? Gli unicorni? Ma no, più che altro le supercazzole, di cui gli unicorni in qualche modo sono parenti. Che cos’è un unicorno? Un animale che non esiste ma che ha comunque un impatto nella vita reale: basta farsi un giro da Tiger per rendersene conto. Insomma, sarà pure un essere inesistente ma i pupazzetti con le sue sembianze si fanno pagare eccome.

 

Mi perdonerà il professor Ferraris se tradisco le numerose argomentazioni filosofiche (interessanti, dotte e a volte stordenti) di cui è ricco questo libro per arrivare al dunque. Un po’ perché non ne sono in grado o comunque sono troppo pigro, confesso, un po’ perché l’epoca in cui viviamo, se voglio essere un minimo considerato, necessita di velocità e capacità di sintesi (e di prestanza fisica, che purtroppo non ho, per le foto sui social). Quindi, qual è la tesi? Per quello che ho capito io, e non si può non esser d’accordo (non su quello che dico io ma su quello che credo di aver capito), è che il mondo è una nostra costruzione mentale. Attenzione, non il mondo in quanto mondo (che è quello che è) ma il mondo in quanto significato. Siamo noi a dare un significato alle cose e le supercazzole ne sono una dimostrazione. Quando in Amici miei Mascetti trolla il vigile non dice nulla di sensato (fino a quel momento), ma produce una modificazione nel mondo, un impatto, in definitiva un nuovo significato, a prescindere dal senso delle articolazioni verbali.

 

Ciò che esiste (ontologia) non corrisponde sempre a quello che sappiamo (epistemologia), e in ogni modo per arrivare a sapere (e quindi dare un senso alle nostre vite) ci serve un’azione (tecnologia). Nel caso della famosa supercazzola tarapia tapioco ci troviamo di fronte – in questo caso Ferraris si fa aiutare da Kant – a una tecnologia che corrisponde a una schematizzazione senza epistemologia, mentre l’unicorno è più che altro una schematizzazione senza ontologia. In ogni caso creazioni della nostra mente che danno significato al mondo. Non a caso sulla quarta di copertina è riportata la frase riassuntiva: “Non sempre il trapasso dall’essere al sapere ha luogo, e magari non è neanche una rovina, giacché il mondo può funzionare, nella maggior parte dei casi, in assenza di pensiero e in balìa di supercazzole”. La politica, la televisione, il web – e i professori di filosofia! ma anche la filosofia stessa – inverano ogni giorno questa frase. Non si può che ringraziare Ferraris per la sua onestà intellettuale, soprattutto per condividerla con noi.

Maurizio Ferraris

Intorno agli unicorni. Supercazzole, ornitorinchi e ircocervi

Il Mulino, 2018