Studi Umanistici e Fake News Scientifiche

Prendete un ritrovamento archeologico eccezionale, come la scoperta di un relitto navale di circa 2400 anni (V-IV secolo a.C.). È senza dubbio un rinvenimento importante, tanto che anche Sciencedecide di dedicarvi un titolo ("Archaeologists uncover world’s oldest shipwreck") e qualche riga di spiegazione. A impreziosire la scoperta è il fatto che modelli di navi simili non si erano mai osservati dal vivo, in uno stato così ben conservato, ma solo in reperti come il Vaso delle Sirene del British Museum. 

 

Anche l’Huffingtonpost.it decide di riportare la notizia, e argomenta così:

1. La nave ritrovata è dello stesso modello raffigurato del Vaso delle Sirene.

2.  Nel Vaso delle Sirene è raffigurata la nave di Ulisse.

C. La nave ritrovata è la nave di Ulisse.

 

Risultato? "Il più antico relitto di una nave greca è stato ritrovato intatto nel Mar Nero. E riscrive il mito di Ulisse". Peccato, però, che l’Odissea sia stata composta tra l'IX e l'VIII secolo a.C. Benvenuti nell’Era della post-verità.


Negli ultimi anni, la diffusione di notizie false, imprecise o faziosamente manipolate ha assunto proporzioni tali che da più parti si sono sollevati cori invocanti misure drastiche per contrastarle. Nel reagire, si è spesso sottovalutato l’importanza dei meccanismi psicologici, culturali ed economici che alimentano il fenomeno, trasformando un problema serio e complesso in una sterile dicotomia tra acculturati vs. analfabeti funzionali, cui porre fine tramite misure censorie. 

 

In realtà, evitare di farsi ingannare dalle considette bufale richiede non tanto un Q.I. fuori dal comune o un livello d’istruzione avanzato (per quanto entrambi aiutino), ma di saper esercitare l’arte del pensiero critico. Si può ridere di chi ha creduto seriamente che S. Spielberg avesse ucciso un triceratopo, ma controllare che questi creduloni siano realmente esistiti, e cioè che non siano loro la vera fake news, è tutt'altra questione. Ciò vale per tutti i tipi di notizie, ma diviene fondamentale per quelle che coinvolgono saperi scientifici. Il cresciente impatto della tecnologia e della scienza sulla sfera pubblica e privata dei cittadini è tale che una cattiva informazione in questo campo può avere enormi ripercussioni sulla vita delle persone. In aggiunta, affrontare una controversia scientifica in modo opportuno chiede una capacità di ricerca e analisi delle fonti, nonché una comprensione generale di cosa sia la scienza, per niente scontate e difficili da acquisire. È qui che entrano in campo la Comunicazione della Scienza e i saperi umanistici.

 

Al di là della dimensione divulgativa, la Comunicazione della Scienza rappresenta una riflessione critica sulle relazioni tra comunità scientifiche, non addetti ai lavori e medium attraverso cui queste interazioni prendono vita. Da questo punto di vista, lo studio delle fake news rientra nella più ampia analisi di come la conoscenza scientifica venga filtratata e rielaborata in ambienti virtuali come le piattaforme social, e in che modo la Rete contribuisca a minare o consolidare la fiducia che differenti tipi di pubblico hanno nei confronti della scienza.

 

Affrontare queste tematiche con rigore non richiede soltanto un buona cultura scientifica: Sociologia, Psicologia, Pedagogia, Letteratura, Informatica umanistica, Scienze della comunicazione e Filosofia convergono nella prospettiva transdisciplinare della Comunicazione della Scienza, qualificandola come un terreno fertile per l’allenamento del proprio pensiero critico, per risaldare il secolare strappo tra le due culture e per imparare un mestiere. Se è vero che, nei prossimi anni, diverrà fondamentale imparare a navigare nell’oceano Internet, allora sempre più spesso verranno richiesti pionieri, esploratori, cartografi, carpentieri, e nuovi marinai che sappiano tracciare una rotta ed aprire la via agli altri cittadini. Per questo studiare la Comunicazione della Scienza, e più nello specifico il fenomeno della disinformazione attraverso i nuovi media, è destinato a non rimanere solamente un arrichimento interiore, ma a diventare un’occasione per acquistare competenze lavorative e costruirsi un futuro.

 

Di come trasformare in una professione l’interesse per l’informazione di qualità, e di come affrontare correttamente il fenomeno delle fake news, parleremo in occasione del Festival della Cultura Tecnica, all’incontro STUDI UMANISTICI E FAKE NEWS SCIENTIFICHE, che si terrà il 15.11.18, dalle 16 alle 18, in Via Ugo Foscolo 7.

 

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STUDI UMANISTICI E FAKE NEWS SCIENTIFICHE

Festival della Cultura Tecnica

15. 11. 2018

Via Ugo Foscolo 7, ore 16-18.