La danzatrice luminosa della Belle Époque

Loie Fuller Dancing ca. 1900 | Samuel Joshua Beckett (1870-1940), MET
Loie Fuller Dancing ca. 1900 | Samuel Joshua Beckett (1870-1940), MET

di Silvia Andreozzi

 

Mary-Louise Fuller, divenuta celebre come Loïe Fuller, fu una delle protagoniste della scena artistica parigina nel periodo in cui la capitale francese si andava guadagnando il titolo di Ville Lumière; la sua danza, che metteva in scena al Folies-Bergère, rivoluzionò il mondo del balletto contribuendo in modo decisivo alla nascita della danza moderna. 

 

Non è possibile parlare dell’arte di Fuller senza ripercorrere la sua vita, da lei stessa raccontata nell’autobiografia Una vita da danzatrice [1], uscita per la prima volta nel 1908.

 

Da questo libro emerge l’immagine di un mondo animato sia da personaggi appartenenti alla scena artistica, come Henri de Toulouse Lautrec, Auguste Rodin, Alexandre Dumas, che da alcuni dei più importanti scienziati del tempo, quali Thomas Edison, Camille Flammarion e Pierre e Marie Curie. La danza di Loie, fondata sulla congiunzione tra movimento del corpo, musica ed effetti di luce, trarrà nutrimento proprio dalla conoscenza dei diversi studi di tutte queste grandi personalità.

 

Fuller nasce nel 1863 negli Stati Uniti, in un sobborgo di Chicago chiamato Fullersburg; qui, secondo quanto scrive lei, inizia anche la sua carriera da attrice all’età di due anni e mezzo, quando si esibisce per la prima volta sul palco della colonia dove i suoi genitori la portavano tutte

le domeniche. Si dedica alla carriera teatrale, riscontrando un relativo successo soprattutto negli

Stati Uniti, fino al 1890, anno in cui va in scena una commedia, Quack medical doctor, in cui Loie deve interpretare il ruolo di una donna sotto ipnosi. La commedia si rivela un flop, ma

l’interpretazione di Loie, anche grazie all’effetto ipnotico dell’ampia veste di seta bianca usata

come abito di scena, ebbe un grande successo. A seguito di questa esperienza, da cui trae

ispirazione per la creazione delle sue danze, Loie decide di abbandonare la carriera da attrice e,

non senza difficoltà, dare inizio a quella da danzatrice. Tra il 1890 e il 1891 mette a punto la Danza serpentina con la quale debutta al Medison Square Theatre senza ottenere riscontro presso il pubblico americano; nel 1892 trascorre un brevissimo periodo ad Amburgo, per poi trasferirsi

nello stesso anno a Parigi, dove rimarrà fino alla sua morte nel 1928 e dove verrà sepolta nel

cimitero di Père-Lachaise.

 

Loie si muove in diversi ambiti e approfondisce numerose discipline per l’ideazione delle proprie danze: perfettamente inserita nel contesto di una Parigi che si stava avviando verso l’esposizione universale del 1900, tutta dedicata alla luce, ella attinge alle nozioni di illuminotecnica e agli esperimenti teatrali della fantasmagoria, si rifà ai fantasiosi studi sull’isteria e alle pratiche d’ipnosi e presta particolare attenzione all’invenzione dell’elettricità e alla scoperta delle sostanze radioattive di cui, proprio in quegli anni, si iniziava a parlare. Sicuramente le fu molto utile la conoscenza relativa all’illuminotecnica acquisita negli anni passati a calcare i palcoscenici di Stati Uniti ed Europa. Peculiare è però, rispetto agli altri artisti, il suo approccio scientifico e tecnico alla materia, che la porta a sviluppare brevetti che prevedevano l’utilizzo di luci ad arco, gelatine colorate e grossi proiettori muniti di vetrini colorati, e a curare anche l’aspetto pratico della loro realizzazione sulla scena. Le sue danze luminose volevano essere inoltre evocative delle pratiche d’ipnosi sulle quali era concentrata all’epoca l’attenzione di studiosi più o meno rigorosi e, contemporaneamente, riflettere l’influenza dei primi studi psicoanalitici; in particolare di quella corrente, di cui sono esponenti Antoine Baréty, Hyppolite Baraduc e Jean-Martin Charcot operante al Salpêtrière, che riteneva che i corpi isterici fossero governati da un’aura interna che fuoriuscendo dagli occhi, dalle dita e dalla bocca provocava fasci di luci.

 

Gli spunti più interessanti le arrivarono, però, dal mondo scientifico. L’incontro con l’astronomo francese Camille Flammarion avvenne grazie all’intercessione della contessa Wolska che portò con sé la ballerina durante una sua visita ai coniugi Flammarion. Loie si appassionò agli studi e agli esperimenti che l’astronomo portava avanti in relazione alla possibilità che i colori esercitassero un’influenza sugli organismi; questi studi venero realizzati, in una prima fase, attraverso sperimentazioni sulle piante mentre, mentre, in un secondo momento, gli esperimenti si avvalsero della partecipazione di alcune persone. Flammarion faceva trascorrere ai partecipanti al suo esperimento del tempo nel suo osservatorio, le cui finestre erano state precedentemente ricoperte con vetri colorati, al fine di osservare le loro reazioni e i loro cambi di umore in relazione ai diversi colori. Flammarion era convinto che i colori influenzassero i caratteri delle persone e sosteneva, ad esempio, che il giallo infiacchisse e il malva provocasse sonnolenza.

 

Ancora prima di arrivare in Francia, nei primissimi anni novanta dell’800, però, Loie era stata portata dalla sua ricerca sull’elettricità e sulla persistenza luminosa degli elementi fosforescenti, ad incontrare Thomas Edison nel suo laboratorio nel New Jersey. In questa occasione Edison mostra a Fuller il suo fluoroscopio, una primissima versione di quella che sarà la macchina a raggi X, basato proprio sull’utilizzo dei sali fosforescenti. Loie Fuller non accenna mai all’incontro con Edison nell’autobiografia ma racconta l’episodio nel primo di due manoscritti dal titolo Studio sul radio, Progetto A e Studio sul radio, Progetto B[2], che si possono ritrovare nell’archivio on-line della New York Public Library nella sezione Jerome Robbins. Edison, secondo quanto scritto da Fuller, avrebbe messo la mano della ballerina dentro questa macchina e insieme avrebbero guardato la sua carne diventare traslucida per poi dissolversi lasciando esposta l’immagine delle ossa. Fuller immagina subito l’effetto che avrebbe potuto ottenere utilizzando quei sali sui suoi vestiti di scena e, insieme ad Edison, cercarono di capire, per quanto tempo, una volta assorbita la luce questi sali fossero stati in grado di mantenere la luminosità. Dallo sviluppo di questa ricerca, che Loie porta avanti in autonomia nel proprio laboratorio nel quartiere latino di Parigi, nascerà la danza fosforescente il cui brevetto viene depositato nel 1896. L’utilizzo di questi sali, però, comportava dei problemi; appesantivano e irrigidivano troppo il vestito, per cui Fuller li distribuiva a piccole dosi in vari parti del vestito creando un effetto simile a una costellazione, ma soprattutto esaurivano troppo velocemente la loro carica luminosa.

 

Furono questi motivi che portarono Loie Fuller a voler approfondire la conoscenza del nuovo elemento la cui esistenza era stata da poco annunciata da Pierre e Marie Curie, il radio. Si sa che Loie Fuller e i coniugi Curie si conobbero nel 1902, quando la danzatrice andò al loro laboratorio per ottenere delle informazioni sul Radio. Allo stesso anno risale anche un episodio riportato nell’autobiografia di Fuller, in cui lei racconta di aver fatto visita a Rodin insieme a una coppia di amici di cui non rivela i nomi, ma che descrive in modo talmente accurato, da non lasciare dubbi circa il fatto che si trattasse proprio degli scienziati Pierre e Marie Curie. Queste le parole di stima che dedica loro:

 

Questa coppia è famosa in tutto il mondo. Sono i più grandi chimici dei nostri giorni, al pari del celebrato Berthelot. In seguito il marito ci ha lasciati […]. Da allora è la moglie a portare avanti i comuni studi. Darei non so cosa per poter esprimere adeguatamente l’ammirazione che provo per lei […] [3]

 

Tra i tre si instaura un rapporto di amicizia testimoniato anche dalla corrispondenza tra Marie e Loie in cui le due affrontano diversi argomenti, soprattutto di ordine scientifico, discutendo anche della visita di Loie ad Edison; anche la corrispondenza, datata 1907-1911, è conservata alla New York Public Library. Forse proprio in nome di questa amicizia Loie chiederà ai coniugi del Radio in prestito per portare avanti delle ricerche personali, richiesta che non verrà mai esaudita dai due studiosi. Nonostante questo Loie ebbe modo di compiere i propri studi, ne sono una testimonianza gli appunti manoscritti Lezioni sul radio, Progetto B, redatti presumibilmente in previsione di alcune conferenze che tenne nel 1911 per presentare lo sviluppo del suo vestito con i sali fosforescenti. In queste occasioni avrebbe parlato anche dell’elemento per la scoperta del quale l’amica Marie Curie vinse il Nobel proprio in quell’anno. Loie Fuller arrivò alla conclusione che il radio fosse inutilizzabile a finalità scenografica, anche se in suo onore intitolò un’altra delle sue danze che mise in scena sempre nel 1911, ma questo non diminuì il suo entusiasmo per la sua scoperta. Nel manoscritto sono contenute una serie di considerazioni schematiche che vale la pena riportare qui almeno parzialmente:

 

La scoperta del Radio non è stato - come in generale sono i risultati - il risultato di un incidente. Ma rappresenta il risultato inaspettato di una lunga e noiosa indagine chimica da parte di Madame Curie. […]. È ben noto che ci sono alcuni materiali che, se esposti a luce intensa diventano luminosi, e la signora Curie ha scoperto che c’è un sale di terra in cui alcuni elementi sono illuminati senza entrare in contatto con alcuna luce. Inoltre, hanno la caratteristica di rendere tutto più luminoso in loro presenza ... Questi materiali o sali fosforescenti si trovano nella pechblenda. […] La coppia di Curie scoprì presto di essere in possesso di qualcosa di invisibile che aveva a che fare con forze fino ad allora sconosciute come materiali. […] Il radio ha dimostrato che la scienza ha basato i suoi calcoli su alcune teorie completamente sbagliate. Al buio, sembra un po’ come un pesce in decomposizione. La sua luce è di una fosforescenza smorta […]. Nessuno, vedendolo, si sognerebbe persino del potere di questo insignificante tubo da dieci o dodici pollici con la sua fioca luce fosforescente, ma è sempre illuminato e questa è una delle sue meraviglie! Da dove prende la sua luce e da cosa? Nessuno lo sa. Produce calore da dove? Da cosa? Nessuno lo sa. Questo è contrario alla legge di causa ed effetto. La scienza è perplessa.

 

Radio contro elettricità

 

Se una quantità sufficiente di radio fosse trovata e utilizzata per scopi di illuminazione, potrebbe rivoluzionare la nostra idea e il nostro modo di usare la luce, e potrebbe anche cambiare il nostro modo di vivere. La luce fosforescente è meravigliosa attraverso la materia radioattiva.[4]

 

Leggendo questi appunti bisogna ovviamente tenere presente che sono stati scritti da una ballerina, che porta avanti questi studi senza alcuna pretesa scientifica e con finalità artistiche. Questa circostanza spiega la presenza di affermazioni poco precise e corrette scientificamente ed eccessivamente entusiastiche, ma non può impedirci di notare che Loie Fuller dimostra un acume particolare e anche una certa comprensione della portata rivoluzionaria delle scoperte scientifiche alle quali avevano, in quegli anni, contribuito in modo decisivo Pierre e Marie Curie. Sulla danzatrice parigina d’adozione è uscito recentemente un film, La danseuse, presentato nel 2016 al Festival di Cannes; la pellicola è diretta da Stéphanie Di Giusto e il ruolo di Loie è interpretato da Soko. Il film è basato su un romanzo scritto da Giovanni Lista intitolato Loie Fuller, danseuse de la Belle Epoque [5], e affronta molto approfonditamente il tema della bisessualità della ballerina e per niente quello del suo rapporto con l’intelligenza del mondo parigino che, invece, se si guarda alla sua autobiografia, emerge come essenziale nella sua vita.

 

 

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[1] Fuller L, Una vita da danzatrice, Dino Audino editore, Roma 2013.

[2] Fuller L., Lezioni sul Radio A&B, 1907-1911, New York Public Library- Jerome Robbins Dance Division, (Ultima consultazione: 14/03/18).

[3] Fuller L., Una vita da danzatrice, Dino Audino editore, Roma 2013, p.69.

[4] Fuller L., Lezioni sul Radio, Progetto B, 1907-1911, New York Public Library- Jerome Robbins Dance Division, (Ultima consultazione: 14/03/18).

[5] Lista G., Loie Fuller, danseuse de la Belle Epoque, Hermann editore, 2007.