Dentro i Nirvana. Nichilismo e poesia

di Paulo Fernando Lévano

 

La scorrevole lettura di questo vero e proprio pezzo da collezione riesce nella finalità di distinguere nettamente fra chi è un fan duro dei Nirvana (1987-1994) e chi non lo è. L’operazione di Paola Siragna, che si traduce in questa breve ma efficace pubblicazione comprensiva di un’intervista e una playlist, è consistita nel costruire un discorso relativo alla musica da ballare e renderlo, attraverso il dispositivo del saggio, un discorso relativo alla musica da comporre. Ma prima di affrontare frontalmente il contenuto, un’occhiata veloce alle bonus tracks di questo studio critico.

 

L’intervista alla violoncellista Lori Goldston è un’opportunità per avere uno sguardo dietro le quinte del celeberrimo MTV Unplugged del mitico trio del grunge, avvenuto il 18 novembre del lontano 1993 a New York. A proposito del grunge, Goldston accenna all’ambiente musicale del periodo e ai motivi che spingevano ragazzi come Kurt Cobain e Krist Novoselic a intraprendere avventure come quella dei Nirvana (lui è arrivato dopo). «Si potrebbe riassumere in questo modo: stare insieme con gli amici e formare una band, una scena, una infrastruttura, tutto ciò che serve per creare alternative reali e utili alla cultura aziendale» (pp. 119-120). Intuitivamente, i Nirvana sono musica da ballare e non è affatto una provocazione segnalare a prova di ciò lo stesso videoclip del loro emblematico brano Smells like teen spirit (1991), regia di Samuel Bayer.

 

Naturalmente, tutto l’arsenale teorico dell’«orecchio più attento» viene concentrato sull’esistenza di questo vero e proprio tormentone dell’autunno: «semplice, asciutto, terribilmente grunge» (p. 96). Ma anche l’occhio vuole la sua parte: «a una prima analisi, sembrerebbero (e in parte lo sono) i deliri di uno schizofrenico sotto l’influsso di sostanze stupefacenti. [...] Ma se leggiamo fra le righe, estrapolando i testi dalla musica, ci accorgiamo che si tratta di autentica poesia» (p. 36). Uno degli obbiettivi meglio raggiunti del libro infatti è la messa a fuoco del retroterra letterario di Cobain.

 

Il libro parla dei Nirvana, è vero, ma più di ogni cosa il libro parla di Kurt Cobain (1967-1994): difficile anche per l’acuta analisi dell’autrice sottrarsi al penetrante carisma che è comune a tutte quelle rockstars statunitensi degli anni Novanta venute a mancare nel pieno del loro successo. Shannon Hoon (1967-1995) dei Blind Melon, Bradley Nowell (1968-1996) dei Sublime, potremmo persino aggiungere Tupac Shakur (1971-1996) e Biggie Smalls (1972-1997) per essere comprensivi di una porzione più ampia di spettro musicale di quell’epoca. Naturalmente, il carisma è alla radice di ogni confusione fra musica da ballo e musica di composizione: prima si individua il poète maudit e subito dopo si può iniziare a parlare di una poetica, e dunque di una teoria della composizione che permetta di distinguere fra musica grunge e poetica letteraria.

 

Il lettore abituato alla lettura del pentagramma troverà trascrizioni di brani (chitarra e basso, la batteria mai) mentre colui che non lo è troverà abbondanti spiegazioni in merito alla semplicità e all’asciuttezza dell’espressione musicale di questa poetica. Le letture di Cobain infatti si aggiungono agli accenni al buddhismo e alla filosofia di Arthur Schopenhauer (1788-1860) per completare la separazione di testi e musica, dando alle parole un respiro manualistico indipendente dal determinismo sociologico con cui l’autrice si spiega il successo del grunge.

 

In questa sede non abbiamo nulla da dire per quanto riguarda le passioni, poiché il cuore e la memoria avranno sempre, fino a prova contraria, più capienza di qualsiasi hard disk che la Apple possa vendere a prezzi da usuraio; perciò, la saggistica è molto interessante quando viene da una penna appassionata. Terremmo però in mente che la polifunzionalità (a.k.a. multitasking) non è virtù né della lettura né dell’ascolto: in linea di massima, o si balla (nel caso dei Nirvana, dei Blind Melon, dei Sublime) o si legge (nel caso di Tupac Shakur e Biggie Smalls) ma in particolare quando si parla degli anni Novanta dovrebbe ammettersi che si balla senza badare tanto al testo, e tutto il resto è carisma [non ho detto sofisma, ma carisma]. Resta comunque che la lettura di biopics musicali come quelli di Paola Siragna permettono di comprendere la potenzialità espressiva della saggistica come genere letterario.

Paola Siragna

Dentro i Nirvana. Nichilismo e poesia

Sesto San Giovanni: Mimesis, 2016