Luigi Barzini. Una storia italiana

di Paulo Fernando Lévano

 

Non sarebbe esagerato paragonare questo interesantissimo libro, in termini di contenuti e messaggio, a un capolavoro della letteratura universale, ovvero, La morte di Artemio Cruz del messicano Carlos Fuentes (1928-2012), la cui traduzione italiana più recente è uscita per i tipi de Il Saggiatore l’anno stesso della morte dell’autore. In questa recensione, metteremo alla prova la robustezza di questo paragone. 

 

A quale boom apparterrebbe questa indagine storica della prof.ssa Colarizi? Sicuramente, l’ipotetico boom si collocherebbe cronologicamente dopo la comparsa sul campo delle ricerche della storia sociale, una storiografia più aperta agli aspetti della vita delle società intese nel loro complesso.[1] È necessario assumere almeno questo specifico contesto della pratica recente degli storici, se vogliamo parlare di ciò con conoscenza di causa. Non si studia la storia per ritrovare in essa valori oggi effettivi, se si ha in mente di adempire inchieste storiche serie e non becera propaganda: mi raccomando, lasciate stare gli antenati eroi che vissero sub Titio, sub Gaio oppure sub Sempronio.

 

E quale piega in particolare, all’interno di questa nuova tendenza negli studi storici, meglio rappresenterebbe questo boom? Sicuramente sarebbe sensato dire che si tratta di un ambito molto difficile da discutersi in pubblico, a meno che tu non sia Andrea Germani. Purtroppo però, quando si sceglie di puntare l’arsenale teorico della storia sociale verso il Novecento, si finisce (o si comincia, è uguale) parlando del “numero 56” e del suo impatto nelle vicende italiane del secolo in questione. Inchieste storiche interessantissime provengono dalla storia sociale che si dedica allo studio di questo impatto, senza che in esse vi si trovi un briciolo delle trame e dei giochi che oggi interessano i politologi grandiloquenti e i telespettatori di House of cards e di The young Pope: basta pensare all’imponente monografia storica di Patrizia Dogliani, Il fascismo degli italiani (UTET, 2008); ancor più evidentemente, si pensi all’opera di Luigi Marrella, che consiste nell’analisi della propaganda politica inclusa nei quaderni di scuola, in uso durante il ventennio in cui 56 fu padrone indiscusso della cosa pubblica.[2]

 

Chiamiamolo, per puri scopi ludici, “boom del 56”, tenendo presente che 56 non è l’apocope di un anno. Al suddetto boom ascrivibile, questo studio storico sulla figura di Luigi Barzini (1874-1947), vero e proprio Dante del giornalismo in lingua italiana, riporta all’odierno lettore le vicende di una vita piccola, un uomo completamente adombrato dagli avvenimenti che egli stesso (prima di chiunque altro) poneva sulle vetrine luminose della Storia, che in quegli anni non era ancora diventata “semplice” storia sociale: si parlava di stirpi, di decisioni irrevocabili, di onore e culto della morte. Insomma, si parlava di questioni elevate, alle quali Barzini elevava con grande estro le letture degli avventori del “Corriere della Sera”, giornale che segnò la fama giornalistica di “B.” (come viene nominato nel racconto-inchiesta della prof.ssa Colarizi) per più di un ventennio. In questo senso, e parafrasando Fuentes in un’intervista del luglio 1966, i lettori di Barzini entravano nella contemporaneità del mondo giornalistico non attraverso la cultura ma attraverso le merci e le mode, padroni indiscussi della vita di Barzini stesso.

 

A proposito: il romanzo di Fuentes menzionato all’esordio di questa recensione racconta, mediante flashback, la piccola vita di un politico messicano militante nelle file del Pri e diventato nel frattempo ricco uomo d’affari; “Artemio Cruz” ricorda a spezzoni gli anni della sua gioventù e il modo in cui la forza, gli amori, gli ideali di una volta andarono dileguandosi nella sua marcia verso il consolidamento del suo prestigio personale ed istituzionale. Si tratta dello stesso espediente narrativo scelto dalla prof.ssa Colarizi per il racconto della biografia di Barzini, che fa ricco uso dell’archivio (articoli, lettere personali, commenti da “esterni”): nel trascorso degli ultimi tre giorni di vita, egli trova l’occasione per fare memoria e mettere per iscritto l’articolo finale, quello che dopo gli accadimenti parlasse finalmente di lui. Il merito dell’autrice dunque è quello di restituirci questo esercizio di memoria secondo un particolare montaggio, che vuole evidenziare un tratto comune di tutte le biografie, ovvero, che esse a un certo punto finiscono.

 

Come nel romanzo di Fuentes, l’idea è che nulla di nuovo può rinascere, se prima non si ricorda quello che è stato, di veramente essenziale. E così come per Artemio Cruz fu la Rivoluzione Messicana, per B. la comparsa di 56 nel Novecento fu un grosso rimescolamento delle carte in gioco: la materia di questa analogia non è la posizione di Barzini nello spettro politico ma invece il gioco delle parti e delle affezioni personali e professionali (cfr. p. 90), l’amicizia con il senatore anti-56 Luigi Albertini, un’altra vita collegata al “Corriere”, la fortuna e sfortuna dei figli, il tramonto della sua fama.

 

Due elementi però si distinguono come irridicubili, nel paragone che suggeriamo. Il primo è l’esercizio della scrittura, del tutto assente nell’agonia di Artemio Cruz: il ricordo di Barzini corre verso la gioia di scrivere, verso la possibilità di condividerne la passione con l’anima gemella (cfr. p. 140), corre insomma verso l’amore che noi lettori teniamo riservato per coloro che scrivono. Infatti, Fuentes non era uno storico, e Colarizi sì. Il secondo elemento discriminante è l’andamento della parabola biografica: Artemio Cruz morì vecchio e malato, ma ricco e senza scritti da lasciare ai parenti, mentre B. morì vecchio e malato, ma povero e circondato da scritti per la storia sociale, oggi interessata proprio alle biografie di grandissimi italiani piccoli, colti nella disastrosa avventura politica di 56.

 

[1] Paolo Sorcinelli, Viaggio nella storia sociale (Mondadori, 2011).

[2] Luigi Marrella, I quaderni del Duce (Barbieri, 1995).

Simona Colarizi

Luigi Barzini. Una storia italiana

Venezia: Marsilio, 2017