Religione cosmica

Henri-Edmond Cross, Landscape with Stars, 1905-1908, MET

 

di Paulo Fernando Lévano

 

Il volume recensito comprende, oltre al discorso Religione cosmica (1930), una serie di conferenze, alcuni aforismi sulla radio e sulla scienza (e qualcosina in più), infine una conversazione con il bardo bengalese Rabindranath Tagore (1861-1941), Nobel per la Letteratura del 1913. I curatori, il prof. Enrico R. A. Calogero Giannetto e la dott.ssa Audrey Taschini, entrambi dell’Università di Bergamo, hanno inoltre incluso una Postfazione in cui viene fatto un invito ai lettori, di proseguire sul ponte che collega la figura di Albert Einstein (1879-1955), Nobel per la Fisica del 1921, con la filosofia di Baruch Spinoza (1632-1677), che era amico di Christiaan Huygens, uno dei supereroi della Rivoluzione Scientifica.

 

A dire il vero, è proprio il titolo dell’interessante saggio che chiude il volume a segnalare il traguardo di questo percorso: La teofisica spinoziana di Albert Einstein. «La teologia di Spinoza, con la sua correlata fisica che si costituisce come un’etica divina, fu lo sfondo consapevole, e talvolta inconsapevole, del pensiero scientifico di Einstein, della sua visione dell’universo, della sua costruzione e dell’interpretazione della sua teoria» (p. 75). Naturalmente, il fulcro di questa argomentazione fa leva sul concetto di religiosità laica, condensato in quelle due occasioni in cui Einstein ha appioppato al pensiero di Spinoza la nozione di un Dio identificabile con un ordine universale, meraviglioso ed armonico (cfr. pp. 62-64).

 

Sicuramente, il punto di partenza per un’operazione di avvicinamento è il comune retroterra monoteistico, dal quale otteniamo il vincolo inscindibile fra divinità e modalità. Successivamente, si passa dal prossimo punto in comune, ovvero, la critica al così detto “dualismo cartesiano”, secondo il quale esistono due sostanze in virtù del fatto che le cose sono cose e il pensiero delle cose sono pensieri, in entrambi mantenendo stabile il signficato del verbo essere: una cosa è la cucina, un’altra è il telefilm che parla di cucina.

 

Dunque: Dio, la Sostanza, i suoi attributi e modi. Ma abbiamo fatto qualche passo di corsa; bisognerebbe ancora spiegare che cosa voglia dire trovarsi sempre con Dio e le categorie modali sempre mutuamente compromessi. Riportiamo tre aforismi di Einstein che nel volume recensito si trovano a p. 44:

  1. «La Scienza [sic.] esiste per la Scienza stessa, come l’Arte [sic.] per l’Arte, e non apprezza i ragionamenti fallaci o le dimostrazioni di assurdità».
  2. «Una legge non può essere certa, per la ragione che i concetti attraverso cui la formuliamo si sviluppano e possono rivelarsi inadeguati in futuro. Rimane al fondo di ogni tesi e di ogni dimostrazione un residuo del dogma dell’infallibilità».
  3. «In ogni naturalista ci deve essere un tipo di sentimento religioso; poiché egli non può immaginare di essere lui stesso il primo a pensare le connessioni che si trova a scoprire. Piuttosto, egli ha il sentire di un bambino, su cui vige il controllo di un adulto».

(1) ci dice che la scienza non porta a contraddizioni, (2) in ultima istanza spaccia la logica del discorso come dogmatica, (3) alla compagine di risultati consistenti e dogmi che li spiegano bisogna avvicinarsi con sentimento religioso. Ma questo sentimento religioso non è quello del penitente impaurito né quello del cattolico attento alle apparenze. Piuttosto, si tratta di un classico caso di “Dio barrato”, impersonale garante dell’ordine cosmico. Cosmologia “scientifica” e sentimento del religoso si sostituiscono a cosmogonìa e teodicea, la precisione si sostituisce a qualsiasi catechesi.

 

Religiosità senza preghiere: ecco lo spirito della teofisica. E laddove un naturalista con un giusto senso del religioso non può esprimere questo suo sentimento attraverso preghiere, non perciò smetterà egli di sperare: si spera che un giorno tutti capiscano la relatività, si spera che un giorno tutti adottino la religione cosmica, si spera che un giorno l’anti-semitismo venga abbandonato dai tifosi della Lazio. Veicoli per la realizzazione possibile di queste speranze sono i modi minori del sapere, quelli a cui la religione cosmica sfugge: l’artista, il bambino, il credente, in sintesi, tutti coloro che ancora non hanno capito che persino il più scapestrato fra essi risponde comunque all’ordine dell’universo.

 

In conclusione, la lettura degli scritti non-scientifici di Einstein offre un’ottima opportunità per riflettere sulla decisione di quando apporre davanti a “scientifico” il “non-” o meno. In fondo, è come se ci trovassimo davanti alle origini stesse della divisione fra cultura scientifica e cultura umanistica: da una parte il necessario e da una parte il contingente. Se abbiamo culture scientifiche che ci rammentano quanto Einstein rompa con la fisica classica e allo stesso tempo abbiamo culture umanistiche che si curano di ricostruire queste rotture sotto forma di continuità (ad esempio, mettendo fra parentesi il fattore del monoteismo), allora come deve porsi il lettore di questo volume recensito? Non avendo una risposta precisa, chiudiamo lo stesso soddisfatti di aver letto lo stile chiaro e preciso di uno dei fisici più importanti di tutta la storia.

Albert Einstein

Religione Cosmica

Brescia: Morcelliana, 2016