La repubblica dei pirati tra realtà e leggenda

 

di Alessandro Pivetti,

 

«A story is true. A story is untrue. As time extends, it matters less and less. The stories we want to believe, those are the ones that survive, despite upheaval and transition and progress. Those are the stories that shape history» (Jack Rackham, BLACK SAILS). Fin da quando ha fatto la sua comparsa nel mondo della letteratura, quella del pirata è stata una delle figure che più ha affascinato l’immaginario collettivo.

 

Introduzione

 

Quale che fosse l’intenzione del capitano Charles Johnson – autore la cui vera identità rimane tutt’oggi fonte di dibattito[1] – quando, nel 1724, pubblicò A General History of the Robberies and Murders of the most notorious Pyrates, è certo che essa abbia contribuito in larga parte a formare la moderna concezione dei pirati.[2] È d’obbligo specificare fin da subito che la figura in questione è il pirata della cosiddetta “Golden Age of Piracy”, un arco temporale che durò solo dieci anni, dal 1715 al 1725 [3] e che ebbe come protagonisti quei «romantic villanis»[4] come Henry Avery, Edward Teach, Charles Vane e Jack Rackham che avrebbero poi funto da modello per la creazione dei grandi personaggi prima nel mondo letterario, dove spicca per fama il Long John Silver de L’isola del tesoro (Treasure Island, 1883) di Robert Louis Stevenson, per approdare poi al cinema e al suo più illustre esponente: capitan Jack Sparrow,[5] protagonista della saga Pirati dei Caraibi (Pirates of the Caribbean).

 

Nemmeno il piccolo schermo è rimasto estraneo al fascino di quel mondo e, nel gennaio 2014, è iniziata la serie TV Black Sails, creata da Jonathan Steinberg e Robert Levine la quale, nell’arco di quattro stagioni, si è posta il progetto di narrare i burrascosi eventi che coinvolsero l’isola di New Providence negli anni sopra menzionati, fungendo al contempo (e principalmente) come prequel per il romanzo di Stevenson.6 Tema di questa saggio sarà quello di andare alla ricerca delle fonti alle quali i creatori di Black Sails si sono ispirati per la loro narrazione.

 

1. Oltre L'Isola del Tesoro: James Flint e Long John Silver

 

Trattandosi di un prequel de L’isola del tesoro, il romanzo risulta essere un costante punto di riferimento. «Our goal with the ending was to get as close as possible to Treasure Island» afferma Robert Levine riguardo al finale, «it was to try to leave you in a place where you could finish the show and then start at page one of the book».[7] Al tempo stesso però, prosegue Steinberg, libro e show rimangono due cose separate, che comunicano certamente tra di loro, ma che non finiscono mai per sovrapporsi completamente[8] e questo perché l’obiettivo dei due creatori è stato quello di mostrare allo spettatore come era realmente il mondo dei pirati prima delle stereotipo che ne uscì dal libro di Stevenson: un mondo violento, popolato da disperati ed emarginati che, schiacciati dal peso opprimente della società a loro contemporanea, reagirono dichiarando contro di essa una vera e propria guerra.[9]

 

Il primo personaggio di cui tratteremo è James Flint, il protagonista principale della serie TV. Nel romanzo tutto ciò che il lettore sa di lui lo scopre attraverso i racconti di Long John Silver e di altri pirati che avevano fatto parte della sua ciurma. Flint era un uomo violento, spietato e temibile, «the bloodthirstiest buccaneer that sailed» sostiene Squire Trelawney, il quale prosegue affermando addirittura che «Blackbeard was a child to Flint».[10] Fu un pirata talmente senza scrupoli che, come racconta Ben Gunn, non esitò ad uccidere i sei uomini che lo aiutarono a nascondere un grande tesoro, risultato di anni di saccheggi e scorrerie.[11] Molto più profondo e affascinante risulta invece essere il Flint di Black Sails il quale, prima ancora di essere un pirata, è soprattutto uno stratega che riesce ad innalzare lo sguardo ben oltre le limitate vedute dei suoi compagni. Anche qui il capitano è a caccia di un tesoro, ma a guidarlo non è l’avidità, quanto la chiara consapevolezza che esso sarà fondamentale se Nassau[12] vorrà sopravvivere al duro futuro che la attende e che solo lui sembra scorgere. «When I say there's a war coming» dice al quartiermastro Billy Bones, «I don't mean with the Scarborough. I don't mean with King George or England. Civilization is coming, and it means to exterminate us. If we are to survive, we must unite behind our own king».[13] A differenza del libro il tesoro non è un fine, ma un mezzo per raggiungere il vero obiettivo: la guerra contro la civilizzazione.

 

Quando questa inizia, Flint ha ormai perso per mano inglese l’amata compagna Miranda ed ora, spinto dalla necessità di dare un senso a tale perdita, inizia un viaggio che, come afferma l’attore Toby Stephens riferendosi alla terza stagione, ricorda molto quello di Odisseo. Come l’eroe greco, anche Flint sta cercando un modo per tornare a casa (dopo la fuga da Charles Town), ma Nassau, la sua Itaca, non sarà mai più la stessa perché non c’è Miranda ad attenderlo.[14] Già nei primi episodi Flint aveva instaurato un parallelo con l’eroe omerico:

 

«Odysseus, on his journey home to Ithaca, was visited by a ghost. The ghost tells him that once he reaches his home, once he slays all his enemies and sets his house in order, he must do one last thing before he can rest. The ghost tells him to pick up an oar and walk inland. And keep walking until somebody mistakes that oar for a shovel. For that would be the place that no man had ever been troubled by the sea. And that's where he'd find peace. In the end, that's all I want» (BLACK SAILS, 2014-2017, stagione 1, ep. 2).

 

Queste parole sono profetiche perché quanto successo ad Odisseo accadrà anche a Flint, visitato dal fantasma di Miranda in inquietanti visioni di macbethiana memoria. E in fondo la vicenda del capitano ricorda per certi versi quella del re di Scozia protagonista della tragedia di Shakespeare. «With Flint’s macabre visions, his intensity, and language about claiming what’s his, it’s downright Macbethian» scrive Lauren Sarner, «between that, his relentless pursuit of power, his murder of his friend along the way, and his Lady dying from their schemes, all we need is a lament about tomorrow. He even resembles the most recent Macbeth».[15] Al termine del suo viaggio onirico insieme a Miranda – al quale nella realtà corrisponde una vera e propria odissea per lui e i compagni, colpiti da devastanti tempeste, bloccati per mesi in acque senza vento, costretti a patire la fame e infine catturati da un gruppo di indigeni intenzionati ad ucciderli – ciò che Flint dovrebbe trovare, a detta del fantasma, è la tanto agognata pace.

 

La realtà dei fatti sarà però diversa perché ormai il suo desiderio di guerra si è trasformato in una vera e propria ossessione, la quale avvicina Flint ad un altro capitano che in mare ha trascorso i momenti più duri della sua vita: parlo di Achab, protagonista del romanzo Moby Dick (1851) di Melville, al quale allude sempre lo stesso Stephens.[16] Come Achab vuole vendetta verso il capodoglio che gli ha mozzato una gamba, ucciso i compagni e distrutto la nave, allo stesso modo James vuole vendetta contro l’Inghilterra e non si fermerà davanti a nulla. Ma più si avanza nel corso della storia più l’ossessione di Flint, al pari di quella di Achab, aumenta, lasciando intendere che dietro di essa vi sia qualcosa di molto più oscuro del desiderio di vendetta, qualcosa che solo Silver, al termine della quarta stagione, sarà in grado di comprendere. Egli ha visto il mondo attraverso gli occhi del capitano e comprende la sua necessità di dare un senso alla vita attraverso la guerra per la libertà di Nassau, ma sotto a tutto questo ha anche riconosciuto la vera ragione che alimenta tale ossessione, «and when asked, it was honest about the role it wanted to play» conclude commosso Silver al termine di una dialogo denso di pathos. «It was rage. And it just wanted to see the world burn».[17]

 

Con le sue parole giungiamo ora al personaggio fittizio che forse più di ogni altro ha

contribuito alla creazione dello stereotipo del pirata: Long John Silver.[18] Il romanzo lo presenta come «capo dei filibustieri e cuoco di bordo, tetro e solare, avido e generoso, crudele e compassionevole, tempestosamente attraversato dalla duplicità dell’animo umano»,[19] l’unico uomo che fosse temuto da Flint,[20] e proprio attorno al suo rapporto col capitano si sviluppa l’evoluzione del personaggio all’interno della serie TV. «In the beginning, the last thing he wanted was to be a part of anything, especially with these pirates» dice l’attore Luke Arnold, «He wanted to put himself in as little danger as possible, get as much cash as he could, and move on his way»[21]. Tuttavia, più passa il tempo, più Silver viene sedotto da questo mondo, fino al punto da assumersi serie responsabilità per il suo ruolo,[22] un ruolo che non è stato lui a chiedere, ma che gli è stato donato da Billy Bones, come si evince dal monologo che conclude la terza stagione dando vita alla leggenda di Long John Silver:[23]

 

«Starting tonight, is a new story for Nassau. I've watched her follow mad men. I've watched her follow rich men. I've watched her bow before tyrants. But now it's time she had a king. When we're ready, when he's ready, he'll step into the role we've created for him and lead an impossible army into an unwinnable war and win it» (BLACK SAILS, 2014-2017, stagione 3, ep. 10).

 

Inizialmente egli abbraccia con tutto se stesso questo ruolo di re, come si può ben constatare nel momento in cui, in sequenze cariche di pathos che tanto ricordano Mezzogiorno di Fuoco (High Noon, Fred Zinnemann, 1952), fa finalmente il suo ritorno.[24] In una Nassau deserta e silenziosa, più simile al far west che ad un’isola caraibica, Silver percorre le sue polverose strade in sella ad un cavallo, affiancato dall’inseparabile Flint, giungendo al tanto agognato scontro con le truppe inglesi e riportando l’isola sotto il controllo dei pirati. Tuttavia, proprio nel momento della storia in cui la leggenda tocca il suo apice e Long John Silver ha raggiunto la massima distanza dalla sua controfigura letteraria, ecco che tutto inizia a trasformarsi, indirizzandosi inesorabilmente verso un finale dal sapore dolce-amaro.

 

È questo il momento in cui «you get a bit more Shakespeare and Greek theater starting to come in. That feeling where the actions of a few will affect the many».[25] Perché in fondo, rivela Toby Stephens-Flint, la storia di Black Sails è una grande tragedia, «because it’s about the dream of this man to lead this kind of emancipation of the pirate world and the slaves»,[26] ma questo suo sogno verrà bruscamente interrotto proprio dalla persona che più di tutte sembrava essergli accanto, quel Long John Silver che nel corso del tempo aveva imparato a rispettarlo, diventando persino suo amico, ma che ora, comprendendo l’impossibilità di vincere una guerra di tale portata, decide di porvi fine. Tutto ciò testimonia come Silver risulti essere un leader mancato, un re che nel profondo è rimasto un codardo perché una parte di lui continua a cercare in ogni modo di evitare il conflitto e l’oscurità.[27] Ma con questa decisione, di fatto, perde in un sol colpo un amico e il tesoro (il quale, in quanto necessario per la guerra, era stato in precedenza nascosto da Flint) ed ecco allora la tragedia farsi completa perché a fallire non è solo il capitano, ma lo stesso Silver il quale, al termine di questo viaggio, «becomes this sad sort of guy who ends up in Treasure Island, kind of conniving his way back to this place. Everybody else has died, the golden age of piracy is over, and he fails to get the treasure. He fails to get what he wants».[28] Tale tragedia è tutta riscontrabile nelle ultime parole che Flint rivolge a Silver, parole profetiche, che sembrano suonare quasi come una maledizione: «Even if you can persuade her to keep you, she'll no longer be enough. And the comfort will grow stale» lo avverte il capitano, «and casting about in the dark for some proof that you mattered and finding none, you'll know that you gave it away in this moment. On this island. Left it in the ground along with that chest».[29]

 

2. Charles Vane e Edward Teach: i veri pirati dei Caraibi

 

Abbandoniamo ora Stevenson per spostare l’attenzione sull’altra grande componente che caratterizza Black Sails: la storia di Nassau. «There’s so much in the history of it and the reality of it that isn’t part of Jack Sparrow’s story and isn’t Errol Flynn’s story»,[30] afferma il creatore Jonathan Steinberg. «It’s not fantasy» gli fa eco l’attrice Clara Paget, che nella serie interpreta Anne Bonny, «it’s trying to actually portray how life could have been in the Golden Age of Piracy».[31] Ma chi erano questi pirati? Philip Gosse sostiene che si trattasse di uomini per nulla attratti dalla notorietà, intenti a conquistare un bottino e poi ritirarsi nell’ombra per goderselo, poco interessati al fatto che le loro imprese potessero riecheggiare in tutto il mondo.[32] Bastano però poche puntate dello show per capire che i suoi personaggi sono di tutt’altra tempra. Cercheremo quindi di capire quali fonti, oltre alle storie della pirateria, siano presenti dietro la loro creazione e lo faremo focalizzandoci su due figure simboliche: Charles Vane ed Edward Teach.

 

Il vero Charles Vane fu uno dei pochi pirati che rimase fedele al suo codice etico fino alla fine, non pentendosi mai delle sue azioni, rifiutando il perdono reale offerto dal governatore Woodes Rogers nel 1718 [33] e divenendo il leader di tutti coloro che speravano di riportare Nassau sotto il controllo pirata.[34] Da questo punto di vista la serie non ne tradisce lo spirito, preoccupandosi piuttosto di esaltarlo. Vane infatti «embodies the pirate attitude in the purest way: freedom, nonconformity, honesty among thieves, making his own fortune and standing up to anyone who crosses him».[35] È un uomo violento e spietato, ma anche «the purest and most idealistic character on Black Sails»,[36] talmente fedele a questi ideali che è pronto a morire per essi. «They can kill me, but they can’t kill what I stand for»[37] afferma l’attore Zach McGowan, il quale poi sottolinea: «I’m going out like Braveheart».[38] Ed infatti il suo discorso finale, pronunciato sul patibolo, sembra davvero riecheggiare il film di Mel Gibson, tingendo il pirata con sfumature epiche ed eroiche:

 

«These men who brought me here today do not fear me. They brought me here today because they fear you. Because they know that my voice, a voice that refuses to be enslaved, once lived in you. And may yet still. They brought me here today to show you death and use it to frighten you into ignoring that voice. But know this. We are many. They are few. To fear death is a choice. And they can't hang us all. Get on with it, motherfucker» (BLACK SAILS, 2014-2017, stagione 3, episodio 9).

 

E come la morte di William Wallace non è stata vana perché ha unito gli scozzesi, altrettanto significativa sarà quella di Vane, la quale darà finalmente ai pirati un motivo per far fronte comune contro l’Inghilterra.

 

Indissolubilmente legato a Charles è Edward Teach, al secolo Blackbeard, uno dei pirati più famosi della storia. Ora, sui reali rapporti tra i due non sappiamo molto: certamente si conoscevano, forse compirono azioni di pirateria congiunte, senza dubbio furono riuniti un’ultima volta sull’isola di Ocracoke nell’ottobre 1717, quando Vane tentò inutilmente di convincere Blackbeard a unirsi alla sua causa per liberare Nassau dal giogo inglese.[39] Nella serie invece ciò che li lega è qualcosa di molto profondo ed è per questo che, nel trattare di Teach, ho deciso di affidarmi a due episodi che ruotano attorno alla figura di Vane. Il primo è il duello all’ultimo sangue con Flint per il controllo della flotta che dovrà portare la guerra a Nassau. In tale scontro, che ricorda il genere western ed in particolare le atmosfere della serie TV Deadwood (2004-2006), con l’imponente Edward Teach nei panni del cowboy,[40] è stato visto anche un richiamo al film Troy (2004) di Wolfgang Petersen, con Flint e Teach novelli Paride e Menelao che si sfidano per la loro Elena di Troia, ossia Vane,[41] anche se qui a motivarli non è l’amore, ma la necessità di guadagnarsi l’appoggio del pirata. E come in Troy assistiamo all’intervento di Ettore per salvare Paride ormai spacciato, qui Vane impedisce a Teach di uccidere Flint, mettendo fine al duello.

 

Il secondo episodio ci trasporta avanti nel tempo, quando ormai Vane ha dato la vita per la causa e la guerra, sospinta da venti di vendetta, è divampata. A bordo della Queen Anne’s Revenge,[42] illuminati dalla soffusa luce delle candele, Blackbeard e Rackham sono intenti a ricordare il compianto amico. Di seguito un estratto in cui prende la parola Barbanera.

 

«I knew right away he was different than the others [...] and that he and I somehow were fated to matter to one another. I was consumed with the question of whether our similarities would be a blessing or a curse. [...] In that moment, a bird lands on the water; massive, snow-white beast, big as a boar. [...] Between the sun and the size of it, it just felt meaningful. The answer to a question I did not yet know how to ask. I told him that there were men in the east who would have seen in that bird the darkest of all omens, bringer of death. But then, there are other men near Clifton – my mother's home – who would've called it a sign of great fortune, an indication from the heavens that someone up there favored our endeavour together» (BLACK SAILS, 2014-2017, stagione 4, ep. 2).

 

Ciò che risalta qui è il lato poetico di Teach, nei suoi echi ai grandi maestri romantici. Mentre un primo riferimento a William Wordsworth appare più sfumato tra le righe, nei concetti di amicizia e volere sovrannaturale del destino,[43] decisamente più diretto è l’omaggio a Samuel Taylor Coleridge e alla Ballata del Vecchio Marinaio (The Rime of the Ancient Mariner, 1798).[44] Come non riconoscere in quel grande uccello, al tempo stesso segno di buona fortuna quanto il più nefasto di tutti i presagi, il grande albatros ucciso dal protagonista della ballata, gesto inspiegabile che condizionerà poi in maniera drammatica le sorti di tutto l’equipaggio. Ed è così che «un uomo dal temperamento estremamente sanguinario e crudele»[45] diventa uno dei personaggi più romantici di tutta la serie.[46]

 

Conclusione

 

Black Sails è una period drama che vede confluire fino a fondersi insieme due filoni narrativi: le vicende dei personaggi fittizi che diventeranno i protagonisti de L’isola del tesoro e la storia di Nassau durante la cosiddetta “Golden Age of Piracy”. Le fonti principali da cui i creatori Levine e Steinberg hanno attinto sono chiaramente il romanzo di Stevenson e le storie della pirateria, ma ciò non significa che siano state le uniche. Per quanto riguarda James Flint e Long John Silver, evidenti sono i riferimenti ad altre grandi opere della letteratura, partendo dall’Odissea per finire con Moby Dick, passando attraverso il teatro tragico greco e soprattutto shakespeariano. Nemmeno i personaggi storici sfuggono ad una caratterizzazione che vede una vasta gamma di sfumature e così, mentre Charles Vane strizza l’occhio all’eroe scozzese William Wallace, Edward Teach oscilla tra i film western e la poesia romantica inglese ottocentesca, senza dimenticare il mondo greco, che anche qui rimane presente sullo sfondo nei sottili rimandi alla guerra di Troia e ai suoi protagonisti.

 

Spinti dalla necessità di riproporre in un contesto nuovo un mondo che per troppo tempo è stato mistificato,[47] Levine e Steinberg hanno raccontato un’avventura dove la realtà si fonde con la leggenda, un’avventura che ben può essere riassunta nella storia di Long John Silver, proprio come decide di fare Jack Rackham, alle cui parole ora lascio spazio per concludere questo emozionante viaggio.

 

«Long John Silver’s story is a hard one to know. The men who believed most deeply in it, were ultimately destroyed by it. And those who stood to benefit most from it, were the most eager to leave it all behind. Until all that remains of any of it are stories bearing only a passing resemblance to the world the rest of us lived in. A world we survived. A world that is no more» (BLACK SAILS, 2014-2017, stagione 4, ep. 10). 

 

[1]  Per un approfondimento sulla questione si veda J. R. Moore, Defoe in the pillory, Bloomington: Indiana University Press, 1939, pp. 126-188 e P. N. Furbank, W. R. Owens, The Canonisation of Daniel Defoe, New Haven: Yale University Press, 1988.

[2]  Cfr. David Cordingly, Under the Black Flag, New York: Harcourt Brace, 1995, p. XIX.

[3]  Cfr. Colin Woodard, The Republic of Pirates, Boston: Houghton Mifflin Harcourt, 2007, p. 1.

[4]  Woodard, Ibid.

[5]  Cfr. Woodard, Ibid.

[6]  Cfr. ‘Black Sails’ on Starz, «The Huffington Post», March 5, 2012, link in sitografia.

[7]  Robert Levine, in Dominic Patten, ‘Black Sails’ Creators on Tonight’s Series Finale, «Deadline Hollywood», April 2, 2017, link in sitografia.

[8]  Cfr. Jonathan E. Steinberg, Ibid.

[9]  Cfr. Jonathan E. Steinberg, in David Crow, Black Sails: A Trasure Island Spin-Off Might Happen, «Den of a Geek», October 2, 2016, link in sitografia.

[10] Robert Louis Stevenson, Treasure Island (1883), New York: Sterling Publishing, 2004, p. 35.

[11] Cfr. ivi, p. 92.

[12] Nassau è la capitale dell’isola di New Providence.

[13] Black Sails (Jonathan Steinberg, Robert Levine, 2014-2017), stagione 1, episodio 1. Per questa trascrizione dalla serie TV, come per tutte quelle che seguiranno, mi sono affidato al sito web «springfieldspringfield.co.uk», link in sitografia.

[14] Cfr. Toby Stephens, in Jim Halterman, Toby Stephens Talks ‘Black Sails’ Season 3, Flint’s Dreams & TheCharacter’s “Odissey”, «Xfinity», February 13, 2016, link in sitografia.

[15] Lauren Sarner, ‘Black Sails’ gets Shakespearean, «Inverse», February 22, 2016, link in litografia. Il Macbeth citato si riferisce al film del 2015 diretto da Justin Kurzel.

[16] Cfr. Toby Stephens, in Lauren Sarner, Toby Stephens Says ‘Black Sails’ is Flint’s Psychodrama, «Inverse», February 6, 2017, link in sitografia.

[17] Black Sails, op. cit., stagione 4, episodio 10.

[18] Cfr. Andrew Motion, Treasure Island: Long John Silver is a secret father figure, «The Guardian», November 29, 2014, link in sitografia.

[19] Giacomo Scarpelli, in Marco Ciardi (a cura di), A bordo della cronosfera, Bologna: Carocci, 2014, p. 133. 20 Cfr. Stevenson, op. cit., p. 66.

[21] Luke Arnold, in Christina Radish, ‘Black Sails: Luke Arnold Looks Back on The Starz Series’ Final Season, «Collider», February 11, 2017, link in sitografia.

[22] Cfr. Ibid.

[23] Cfr. Lauren Sarner, Black Sails Season 3 Finale Is Where Long John Silver Becomes a Legend, «Inverse», March 28, 2016, link in sitografia.

[24] Cfr. April Neale, Black Sails recap: The resistance rises up in Nassau on XXXI, «Monsters & Critics», February 17, 2017, link in sitografia. 

[25] Luke Arnold, in Russ Burlingame, Luke Arnold On Becoming The Long John Silver Black Sails Deserves, «Comicbook.com», January 29, 2017, link in sitografia.

[26] Toby Stephens, in David Crow, Black Sails Season 4: The Pyrate’s Tragedy Comes Home for Toby Stephens & Luke Arnold, «Den of a Geek», October 2, 2017, link in sitografia.

[27] Cfr. Lauren Sarner, ‘Black Sails’: The End, «The Huffington Post», April 3, 2017, link in sitografia.

[28] Toby Stephens, in David Crow. Black Sails Season 4, op. cit.

[29] Black Sails, op. cit., stagione 4, episodio 10.

[30] Jonathan Steinberg, in Christina Radish, ‘Black Sails’ Showrunners on Continuing Captain Flint’s Story in Season 3«Collider», December 31, 2015, link in sitografia.

[31] Clara Paget, in David Fictum, Editorial: Black Sails, Historical Accuracy, and the Pirate Genre in Hollywood, «Colonies, Ships, and Pirates», February 7, 2016, link in sitografia.

[32] Cfr. Philip Gosse, History of Piracy (1932), trad. it. di S. Caprioglio, Storia della pirateria (1957), Bologna: Odoya, 2008.p. 198.

[33] Cfr. Woodard, op. cit., p. 229-230.

[34] Cfr. Angus Konstam, World Atlas of Pirates: Treasures And Treachery On The Seven Seas In Maps, Tall Tales, And Pictures, Guilford: Lyons Press, 2009, p. 132.

[35] Lauren Sarner, Why Charles Vane of ‘Black Sails’ Is TV’s Most Unlikely Honorable Character, «Inverse», January

11, 2016, link in sitografia.

[36] Ibid.

[37] Zach McGowan, in Christina Radish, Zach McGowan and Hakeem Kae-Kazim on ‘Black Sails’ and Their Time on the High Seas, «Collider», March 20, 2016, link in sitografia.

[38] Ibid.

[39] Cfr. Woodard, op. cit, p. 287.

[40] Cfr. Lauren Sarner, ‘Black Sails’ Delivers 2 Duels in a Stunning Game Changer of an Episode, «Inverse», February

29, 2016, link in sitografia.

[41] Cfr. Ibid.

[42] La nave comandata da Edward Teach.

[43] Cfr. Ibid.

[44] Cfr. Beatrice Lanzani, Black Sails 4x02 XXX, «SerialFreaks», Febbraio 2017, link in sitografia.

[45] Charles Leslie, citato in Gosse, op. cit., p. 207.

[46] Cfr. Lauren Sarner, ‘Black Sails’ Season 4 Episode 2 Stirs Two Fights, «The Huffington Post», February 5, 2017, link in sitografia.

[47] Cfr. Steinberg, in David Crow, Black Sails Season 4, op. cit.

 

Bibliografia

Fonti

  • GOSSE, Philip, History of Piracy (1932), trad. it. di S. Caprioglio, Storia della pirateria (1957), Bologna: Odoya, 2008.
  • CIARDI, Marco (a cura di), A bordo della cronosfera, Bologna: Carocci, 2014.
  • CORDINGLY, David, Under the Black Flag, New York: Harcourt Brace, 1995.
  • KONSTAM, Angus, World Atlas of Pirates: Treasures And Treachery On The Seven Seas--In Maps, Tall Tales, And Pictures, Guilford: Lyons Press, 2009.
  • STEVENSON, Robert Louis, Treasure Island (1883), New York: Sterling Publishing, 2004.
  • WOODARD, Colin, The Republic of Pirates, Boston: Houghton Mifflin Harcourt, 2007. 

Sitografia

Pubblicazioni on line

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  • The Huffington Post, Black Sails’ on Starz, «The Huffington Post», March 5, 2012: http://www.huffingtonpost.com/2012/05/03/black-sails-michael-bay-starz-series_n_1474877.html. Ultima consultazione: 05/05/2017.

 

Altri siti consultati

  • «springfieldspringfield.co.uk»: http://www.springfieldspringfield.co.uk/episode_scripts.php?tv- show=black-sails-2014. Ultima consultazione: 05/05/2017.
  • «awesomefilm.com»: http://www.awesomefilm.com/script/braveheart_transcript.txt. Ultima consultazione: 05/05/2017.