La libertà a ogni costo

Francis Hendricks (American, Syracuse, New York), 1860-1910, MET

 

di Pietro Balestra

 

Curata da Raffaele Laudani, professore di Storia delle Dottrine Politiche presso l'Università di Bologna, La libertà a ogni costo è la prima antologia edita in Italia a raccogliere dei testi fondamentali della tradizione radicale nera americana del XIX secolo. «[...] concepiti per essere pronunciati in pubblico [...] pensati come fossero delle performances» (p. LXXXIII), spiega il curatore, gli scritti raccolti sono accomunati da rancore e sentimento di rivalsa. 

 

Essi si esprimono in aspre critiche non solo alle condizioni di vita, ma anche alla concezione di sé che i bianchi hanno elaborato e imposto agli afro-americani. Gli autori e i testi de La libertà a ogni costo sono diversi tra loro, ma il professor Laudani si è impegnato, tanto nell'Introduzione, quanto in altri volumi che si avrà modo di citare, a trovare quegli elementi in comune che da un lato riordinano un fenomeno tanto complesso ed eterogeneo come la tradizione radicale nera, dall'altro danno un senso all'antologia e all'intera ricerca.

 

La prima cosa da notare è che i testi non sono filosofici in senso stretto: non sono destinati all'Accademia e allo studio dei posteri; sono altresì, come detto poc'anzi, orazioni destinate a un pubblico di contemporanei, pamphlet politici. Ciononostante, sono intrisi di filosofia in quanto noi, a posteriori, possiamo leggere ciascuno di essi come una teoria critica della modernità: il riferimento filosofico di quest'ultima è il liberalismo contrattualista dell'inglese John Locke (1632 – 1704), secondo cui gli individui dovrebbero rinunciare volontariamente alla propria libertà naturale e cederla a uno o più governanti che garantiscano loro il diritto alla proprietà – che è anche diritto alla vita, essendo ognuno innanzitutto proprietario del proprio corpo. Gli Stati Uniti sono, invece, stati fondati sull'espropriazione delle terre agli indiani d'America e sul lavoro degli schiavi neri importati dall'Africa. Come può questa realtà coesistere col liberalismo, col diritto alla ricerca della felicità, tra l'altro sancito nella Dichiarazione d'Indipendenza del 1776? L'impossibilità di rispondere a questa domanda è il punto di partenza di tutti gli scritti abolizionisti riportati nell'antologia.

 

Secondo Locke, ogni individuo dovrebbe rinunciare alla propria libertà naturale – che spinge, istintivamente, ad affermare il proprio dominio su tutto e tutti con la violenza – in vista della fondazione del rule of law (stato di diritto), che, facendosi garante del diritto di proprietà di ognuno, stringe a sé i cittadini in un unicum: il contrattualismo moderno prescriverebbe, dunque, la riduzione da individualità molteplici a unico corpo politico. Ciò, spiega l'attivista nero William Du Bois (1868 – 1963), è impossibile e la sola esistenza degli afro-americani ne è la dimostrazione: essi sono ormai irrimediabilmente parte dell'Occidente, hanno costruito gli Stati Uniti d'America con il loro lavoro di schiavi e hanno garantito la vittoria degli americani nella guerra d'indipendenza; da loro, prosegue Du Bois, è inoltre nata ogni forma d'arte e cultura che possa definirsi americana – si pensi solo, in ambito musicale, al blues e al jazz. Tuttavia essi non possono sbiancare la propria anima: non potranno mai dimenticare le proprie origini africane, extraoccidentali, e il proprio passato di schiavi deportati. La loro inesorabile doppiezza, la loro diversità, la linea del colore, per dirla alla Du Bois, è il valore aggiunto dei neri: permette loro di guardare agli Stati Uniti dal di fuori pur standovi dentro, individuandone l'intrinseca contraddittorietà. Anche gli Stati Uniti d'America, infatti, hanno una doppia natura: da un lato sono dentro le logiche europee del contrattualismo moderno, dall'altro sono il risultato non di un patto, di una rinuncia collettiva e volontaria alla libertà naturale, bensì di una rivoluzione, della lotta contro il regime oppressivo della corona inglese. Come può essere tanto oppressivo con gli afroamericani un popolo che ha sofferto per primo il dolore dell'oppressione?

 

Il secondo anello di congiunzione dei testi antologizzati in La libertà a ogni costo è la disobbedienza come «azione diretta», così come la intende Henry David Thoreau (1817 – 1862): «per incidere realmente sulle scelte politiche di un governo o difendere i propri diritti, una minoranza non può passare dalla mediazione del voto. [...] si può parlare di disobbedienza “civile” solo nel senso generale di rifiuto politico dell'obbedienza che una minoranza rivolge contro il “governo civile”» (Laudani, Il movimento della politica, 2017, p. 51). Per molto tempo sono stati gli europei (ecclesiastici e femministe in particolar modo) a lottare per l'emancipazione dei neri, promuovendo programmi di abolizionismo graduale o, dall'istituzione della Società Americana di Colonizzazione nel 1816, di emigrazione in Africa. L'abolizionismo nero è, fin dalle sue origini, fondamentalmente separatista: gli abolizionisti neri si dichiarano stanchi di essere, nel bene e nel male, oggetto di riflessione dei bianchi. Dichiarano che occorre che gli afro-americani si prendano il carico delle proprie battaglie, facendosi soggetti politici – più specificatamente soggetti politici disobbedienti. Gli abolizionisti neri rifiutano l'idea di un'emancipazione lenta e graduale. Essi ritengono, inoltre, che il programma di emigrazione in Africa sia solo una nuova forma di oppressione: stando al suddetto programma, sarebbero stati trasferiti solo i neri degli stati del nord, dove la schiavitù era già stata abolita; tuttavia, secondo gli abolizionisti neri, questo avrebbe significato abbandonare al proprio destino i fratelli del sud, dove la schiavitù era invece ancora legale. Da un lato, alcuni pretendono di restare negli Stati Uniti con tutti i diritti che spettano agli uomini liberi; dall'altro, ci sono anche dei notabili che concordano col distaccamento geografico dall'America bianca, ma aggiungendo che dev'essere un'operazione voluta e messa in atto dal popolo nero stesso.

 

Infine, è importante distinguere due strategie che sono sempre coesistite in una tutta la storia della tradizione radicale nera. La prima è lo sdoppiamento dei concetti politici moderni, promossa per esempio nell'Appello ai cittadini di colore del mondo, ma in particolare ed espressamente a quelli degli Stati Uniti d'America (1830) di David Walker (1785 – 1830), colui che fa dell'abolizionismo nero un movimento organizzato, fondato sul black power. La sua orazione ha la struttura di un brano jazz, un'improvvisazione su un tema fisso, cioè la drammatica realizzazione che la schiavitù del popolo nero in America è stata la più crudele e violenta di tutta la storia dell'umanità. La rivendicazione è che gli afro-americani abbiano libero accesso al diritto all'educazione, affinché possano istruirsi, rinsavire dall'ignoranza cui sono costretti, rendersi conto che, anche da uomini liberi come formalmente sono negli stati del nord, rimangono subordinati ai bianchi, e lottino per ottenere pieno diritto alla felicità promessa dalla Dichiarazione d'Indipendenza. Con una struttura argomentativa invece più accademica, Il destino politico della razza di colore nel continente americano di Martin Delany (1812 – 1885), espulso da Harvard per il colore della sua pelle e fondatore del separatismo nero, segue al contrario la strategia della sovversione spaziale dei concetti politici moderni: non si rivolge ai neri come cittadini, perché dovrebbero essere liberi dal giogo dei bianchi per essere definiti tali. Affinché ciò si avveri, occorre che gli afro-americani fondino un nuovo stato di stampo moderno in una terra dove essi stessi siano la maggioranza.

 

Quel che al professor Laudani preme far emergere è che, benché sia abitudine della tradizione radicale nera scegliere di volta in volta due leader contrapposti, le due strategie finiscono sempre per presupporsi l'un l'altra. Le diverse istanze, talvolta contrastanti, degli abolizionisti neri possono essere riassunte in un'unica: portare a compimento la Rivoluzione Americana, che non può dirsi conclusa finché una parte della popolazione – una parte importante, che ha contribuito con la fatica del lavoro manuale a fondare gli Stati Uniti d'America – sarà esclusa dal diritto alla ricerca della felicità sancito dalla Dichiarazione d'Indipendenza del 1776.

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Raffaele Laudani (a cura di)

La libertà a ogni costo. Scritti abolizionisti afro-americani

Torino, La Rosa, 2007