Tra scienza e fantasia: Solaris

 

di Hillary Pedrizzi

 

Stanislaw Lem (1921-2006) fu un uomo tanto appassionato di scienza quanto di arte da voler conciliare nel suo sogno di vita la letteratura, la riflessione filosofica, lo studio delle scienze e della cibernetica. Gli studi in medicina e il debole per quella misteriosa macchina che è il cervello legato al mind-body problem, hanno fatto sì che quest’ultimo fosse il protagonista o comunque il leitmotiv di molte opere di Lem. Solaris racchiude in sé tutti questi elementi.

 

L’opera ricalca un diario di bordo tenuto dal protagonista, lo psicologo Chris Kelvin che racconta la sua esperienza sul pianeta- oceano dall’atterraggio (giugno 1959), fino a un anno di distanza dal suo arrivo (giugno 1960). Gli unici superstiti della stazione spaziale sono Snaut e Sartorius che pare nascondano un segreto di cui presto anche Kelvin verrà a conoscenza. Una copia di Harey, la giovane moglie di Kelvin morta suicida, appare al protagonista e non vorrà più liberarsi di lui; nel frattempo anche gli altri due personaggi sembrano avere compagnia. Analizzando un campione di sangue della donna, Chris scopre che la sua struttura molecolare non è altro che una “maschera”, un involucro che nasconde un materiale subatomico: il neutrino. Così, un passo dopo l’altro verranno alla luce inquietanti verità.

 

1. Verso l’infinito e oltre!

 

Una prima edizione del romanzo venne pubblicata nel 1961. Lem che era originario di Lvov, Polonia, non poteva che rimanere affascinato e fantasticare su quella corsa contro il tempo tra URSS e USA per affermare la loro supremazia sul mondo. Corsa che vedeva come obiettivo il superamento di quel limite che fino a quel momento aveva dato all’uomo filo da torcere: il cielo. E così nel 1957 la prima impresa spaziale ebbe un successo inaudito con il lancio dello Sputnik 1 da parte della Russia e in seguito dello Sputnik 2, con a bordo Laika, che con esito positivo presero ad orbitare attorno alla Terra. Un anno più tardi i russi decisero di puntare tutto sulla Luna: così, dopo qualche fallimento, Luna 1 fu la prima sonda a toccare il suolo lunare nel 1959. Nel 1960 fu la volta di Marte, ma con scarsi risultati. Non sorprende che proprio in questo periodo Lem pubblicò molti tra i suoi più famosi scritti, si pensi che nello stesso anno di Solaris uscirono altri quattro romanzi [1] cui seguì un periodo molto prolifico.

 

Mentre il Lem dei primi anni – quando ancora la dittatura staliniana gravava sul senso di libertà degli scrittori – esaltava «l’ottimismo tecnologico» [2] e la fede nel progresso della scienza, ammonendo dal rischio di un disastro nucleare, il Lem maturo, con una certa esperienza alle spalle si fa portavoce di un ben fondato scetticismo filosofico. Non poteva quindi che ironizzare sull’atteggiamento dell’élite scientifica dell’Unione Sovietica e su tutti quegli intenditori iscritti a questo e a quel partito dell’Accademia delle scienze, perché a ogni disciplina era associata una biblioteca zeppa di teorie [3]. Così inventò la Solaristica, tanto decantata nel racconto, che trova la sua intera storia custodita nella biblioteca della stazione spaziale, che include ogni studio sui fenomeni di Solaris da parte di fisici, biologi e astronauti. Ma la Solaristica non era altro che l’insieme di vani sforzi nel cercare di dare un significato a ciò che significato non ha, per lo meno dal punto di vista umano. Il cercare di spiegare e dare un senso all’esemplare di vita di un pianeta unico nel suo genere, ma troppo disumano per avere la comprensione dell’uomo.

 

2. Un mare di... neutrini.

 

Quello di Solaris è un «dramma gnoseologico» [4] che viene alimentato da un antropomorfismo di fondo, insito nella natura umana. Davanti al pianeta-oceano ogni tentativo di razionalizzare quello che accade è inutile, come inutile è conferirgli un’essenza o un’intenzionalità. Sì, Solaris è l’emblema dell’ignoto, un mito come il vaso di Pandora, da cui esce solo ciò che è spaventoso e caotico; «il germe del Dio della disperazione» (Solaris, p. 292) – come lo definiscono Snaut e Kelvin. Dinnanzi a cotanto sbigottimento e senso di sublime l’uomo è passato dal divinizzare, al provare a distruggere, all’analizzare il grande «oceano intelligente» [5] attraverso il metodo scientifico.

 

L’idea di Lem che esista un oceano composto da neutrini che abbia la capacità di interagire con la psiche degli umani, ricostruendone concretamente ricordi e paure, non ha niente a che fare con una teoria scientifica convalidata, se non con quella legata all’ipotesi dell’esistenza di queste particelle subatomiche, opera di W. E. Pauli (1900-1958) nel 1930. Ipotesi che venne approfondita anche dagli studi di Enrico Fermi nel 1934 e che con certezza venne perfezionata nel 1956 definendo il neutrino come «particella elementare di massa piccolissima e priva di carica elettrica» [6], grazie agli esperimenti dei fisici Clyde L. Cowan e Frederick Reines, eseguiti al reattore a fissione di Savannah River. L’illuminazione di convogliare in questa storia fisica e psicologia, nacque poi dal legame che si instaurò tra Ernst Pauli e Gustav Jung, dopo che il primo in seguito ad eventi spiacevoli cadde in preda alla depressione e all’alcolismo7. In seguito Pauli strinse un forte legame con un’allieva di Jung, Marie-Louise con Franz, i quali ebbero un lungo scambio epistolare sul tema della sincronici [8], che coinvolse anche Solaris. Da questo principio della sincronicità derivarono poi le teorie psicologiche di Jung e quella fisica di Pauli sul principio di esclusione del 1925 che costituisce la teoria sul moto degli atomi [9]. A quanto pare Lem era un personaggio interessato alla scienza contemporanea e non mancava di parteciparvi con dibattiti sulla tecnologia e sulla cibernetica [10]. Inoltre nel suo racconto sono presenti anche scoperte scientifiche del suo tempo, come l’invenzione dell’encefalogramma, (Lem, 2013, p. 230) basata sugli studi di H. Berger, nel 1929 [11] e usato nel racconto da Sartorius per registrare i processi mentali consci e inconsci di Kelvin e tramutarli in onde a raggi X per colpire l’oceano. Infine vengono citate le teorie di Lobacevskij e Riemann sulle geometrie non euclidee (Lem, 2013, p. 175), che vengono utilizzate da Kelvin per cercare di descrivere le forme di un simmetriade. Tutti questi elementi furono di grande ispirazione per Lem, andando a costituire, insieme a una miscela di mistero, fantasia, romanticismo e metafisica, il best-seller fantascientifico più celebre dell’autore, anche per l’originale visione sull’incontro tra uomo e alieno.

 

Conclusione

 

Abbiamo rintracciato gli aspetti storici e scientifici che appartengono al testo, per ritornare, concludendo, su un piano filosofico-gnoseologico che fa da cornice al tutto. Come Kelvin nell’ultima scena del racconto, anche Lem, davanti all’immagine di Solaris, come pianeta ed emblema dell’ignoto, non può che rimanere ad osservare quella grandezza, quell’irrazionalità, quella realtà totalmente altra da far riflettere sulla posizione dell’uomo stesso fino a ridimensionarne le ambizioni e il coraggio di agire, per impotenza, di fronte a ciò che non è accessibile alla conoscenza umana. Come sostiene Gianfranco de Turris, Solaris è come uno specchio «è lì nel cosmo, e una volta raggiunto l’uomo ne riflette gli impulsi più segreti dell’animo, le fantasie belle e brutte, le pulsioni dell’inconscio [...] ci restituisce ciò che in effetti siamo. Nel bene e nel male senza infrangimenti» (Lem, 1982, pp.12-13). 

 

[1] P. Swrinski (2006) (a cura di), Art and Science of Stanislaw Lem, New Baskerville, McGill-Queen’s University Press, pp. 290-291.

[2] F. Cataluccio (2013), Introduzione, in Stanislaw Lem, Solaris, Palermo, Sellerio, p. 307.

[3] Ivi,. pp. 309-10.

[4] G. de Turris (1982), Introduzione, in Stanislaw Lem, Solaris, Milano, Mondadori, p. 7.

[5] Ivi,. p. 10.

[6] Lem, 2013, p. 312.

[7] Ibidem. (Per saperne di più, Pauli e Jung, in S. Tagliagambe e A. Malinconico, Raffaello Cortina Editore, Milano 2011).

[8] Per sapere di più sulla sincronicità: Sincronicità come principio dei nessi acausali, in C. G. Jung, Opere, vol. VIII, Bollati Boringhieri, Torino 1976.

[9] Per saperne di più vedi W. Pauli, Psiche e natura, Adelphi, Milano 2006; cfr. W. Pauli, Fisica e conoscenza (1961), Bollati Bronighieri, Torino 2007.

[10] P. Swrinski, pp.19-20.

[11] Wikipedia, s.v. Elettroencefalogramma.

 

Bibliografia

  • LEM, Stanislaw, Solaris, in F. M. Cataluccio (a cura di), trad. di V. Verdiani, Palermo: Sellerio, 2013.
  • LEM, Stanislaw, Solaris, prefazione di G. de Turris, trad. di E. Bolzoni, Milano: Mondadori, 1982.
  • SWRINSKI, Peter, Art and science of Stanislaw Lem, New Baskerville: McGill-Queen’s University Press, 2006.
  • Wikipedia.org, URL = https://it.wikipedia.org/wiki/Elettroencefalografia