Nuovo Deckard

di Edoardo D'Elia 

 

Deckard cambia pelle, perché ormai una grafica invecchia ogni sei mesi. E cambia regole, perché bisogna ripensare tutto ogni volta che esce un nuovo iPhone, o un nuovo pezzo di Liberato. Le due novità principali sono il verde fluo e il fatto che pubblichiamo contributi più liberi, non più soltanto recensioni. Il verde fluo perché è memorabile, checché se ne dica. Il tipo di contributi perché forse noi, finora, abbiamo confuso la direzione con l’obiettivo.

 

Negli ultimi otto anni, Deckard ha pubblicato quasi esclusivamente recensioni di libri — di libri nuovi e di testi d’esame, di saggi e di romanzi. Questo perché la recensione ha due monumentali pregi: il primo, eclettico, è che porta a lavorare allo stesso tempo sulla comprensione del testo, sul controllo delle fonti e sulla struttura argomentativa; il secondo, inesorabile, è che costringe ad allenare la capacità di sintesi. Inoltre, pregio buono per i censori, permette a chi corregge di controllare la qualità del testo in modo piuttosto oggettivo, proprio perché si tratta, nella sostanza, di una rielaborazione di informazioni condivise. La recensione è, insomma, il perfetto contravveleno dell’io scrivo così — affermazione in tono scocciato che giustifica qualunque sbrodolamento e a cui pare difficilissimo obiettare con successo.  

 

Da “questo è un libro molto divertente, ma che fa anche riflettere”, fino ad arrivare a una recensione ben fatta in cui chi scrive riesce a mettersi al completo servizio dell’argomentazione, il percorso è lungo ma tracciabile. Così negli anni abbiamo visto bene come il lavoro sulle recensioni porti immediati benefici alla capacità di scrittura e di comprensione del testo di chiunque abbia voglia di cancellare, riscrivere e non essere mai permaloso. 

 

Forti di questi risultati, e di questa radicatissima convinzione, decidiamo, da oggi, di aprire Deckard anche a articoli, interviste, rubriche e, forse (siamo ancora in trattative), oroscopi. Non più solo recensioni. Questo non perché siamo bipolari, ma perché non vogliamo più confondere la direzione con l’obiettivo. 

 

L’obiettivo, quello che sogniamo quando rimaniamo a dormire nella nostra redazione che non esiste fisicamente, è vedere migliaia di studenti che scrivono fino allo sfinimento, si esaltano a correggersi a vicenda e ti tirano addosso il Leviatano se vai a disturbarli. Sogniamo una redazione da cui passano tutti i libri del mondo e un mondo in cui si sta attenti a pubblicare un libro per paura delle recensioni di Deckard. La direzione, però, non è scrivere recensioni, ma è coinvolgere, creare partecipazione e far sapere che il laboratorio è qui per tutti. Per farlo, dobbiamo renderci più interessanti. 

 

Diamo dunque, a partire da oggi, più libertà  ai nostri collaboratori e accettiamo proposte e contributi da tutti gli studenti che con la scrittura vogliono esercitarsi e migliorare, e poi avvilirsi, e poi gioire, e poi di nuovo deprimersi, e così via fino alla morte. (Naturalmente, verrà fatta una revisione attenta di tutto. E non ci sarà comunque nessuno spazio per l’io scrivo così. Perché in otto anni abbiamo imparato mille modi per neutralizzare l’io scrivo così. Quindi non provateci neanche a dire io scrivo così.)

 

La recensione manterrà oggi e per sempre lo status di cosa seria, sarà il banco di prova degli studenti alle prime armi e la prova di forza di chi vuol mostrare il suo talento. Rimarrà lì, più avanti di noi, a indicarci la via. E noi continueremo a venerarla, ma lo faremo con un rito molto meno noioso.

 

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