ALLA RICERCA DELLE FONTI STORICHE DE "IL GRANDE BLEK"

ALLA RICERCA DELLE FONTI STORICHE DE "IL GRANDE BLEK" 

di Auro Sgarbi

Il Grande Blek è il fumetto della mia terza infanzia, il fumetto col quale ho imparato a leggere.

La ricerca condotta sulle fonti storiche del fumetto mi ha portato a lavorare sull'opera dei creatori del personaggio, il trio del sodalizio ESSEGESSE, nell’ordine Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris, purtroppo oggi tutti defunti. I tre cominciarono a pubblicare il Grande Blek nel 1954 con l’Editoriale Dardo della famiglia Casarotti, ancora oggi detentrice dei diritti. Smisero di occuparsene nel 1965. Lina Buffolente, ultima collaboratrice di Guzzon, negli anni 90 ha tentato di rilanciare Blek, riprendendo a lavorare con la casa editrice Dardo (Bonelli, 2016). Tra gli ultimi autori di Blek troviamo Gabriele Ferrero, che ha presentato il materiale inedito proveniente dalla ex-Yugoslavia e dalla Grecia con copertine di Mitton e Bernasconi, e Marco Grazosi, in arte “Marco Pugacioff”, che restaura, illustra e scrive testi inediti di Blek e Cucciolo e li fa stampare in copie limitate da Simone Pasquali di Stampalibri. Sono riuscito a entrare in contatto con Graziosi tramite la lettura dell'articolo a cura di Eno Santecchia, “Il Grande Blek a Macerata”.

Il Grande Blek ha avuto un gran successo dal 1954 al 1970, raggiungendo, in Italia, tirature da 400.000 copie settimanali. La serie fu tradotta anche in Francia nel 1955, dove arrivò a 300.000 copie settimanali; dalla Francia passò anche in Marocco e nel Canada francofono. Nella ex Yugoslavia si pubblicarono fino a 100.000 copie settimanali. Nel 1956 Blek ebbe un’edizione il lingua spagnola e furono pubblicati tre numeri in Inghilterra nel 1957. Tra il 1978 e il 1984 Blek uscì anche in Grecia e Turchia.

La storia di Blek è ambientata nel XVIII secolo in America del Nord, poco prima e durante la Guerra d’Indipendenza Americana, conflitto che, tra il 1775 e il 1783, oppose le tredici colonie nordamericane alla loro madrepatria, l’Inghilterra. Su questo periodo, nel suo studio sull’esercito rivoluzionario, A People Numerous and Armed, John Shy tra l’altro afferma: “L’America rivoluzionaria poteva anche essere una società borghese, più felice e prospera di qualsiasi altra contemporanea, ma comprendeva un numero grande e crescente di persone povere; in buona misura furono queste a combattere e a soffrire tra il 1775 e il 1783, il che non era una novità” (Zinn, 2007, pp.58-59). Blek è capo dei trappers, combatte a mani nude ma usa anche il fucile Kentucky, arma impiegata dai cacciatori americani dell’epoca. Del resto, i trappers erano cacciatori professionisti che catturavano animali per le pellicce. Il fucile Kentucky aveva una gittata utile a 400 metri (Fabbri, 2016).

Agli inizi del XVIII secolo diversi armaioli provenienti dalla Germania, Austria,

Svizzera e Tirolo emigrarono in Pennsylvania. La quasi totalità dei fucili militari e da caccia erano a canna liscia, mentre gli armaioli centro europei fecero l’eccezione di produrre armi a canna rigata. Della grande importanza agli effetti della rigatura della canna dei fucili ne fa testimonianza anche lo storico italiano Raimondo Luraghi (2009, pp.241-250, 257-264), evidenziando che questo aveva dato origine a nuove strategie belliche (ivi, pp.271-284).
Blek è aiutato dal giovane Roddy Lassiter e dal professor Occultis. Il professor Occultis, personaggio molto complesso, è un simpatico mago ciarlatano, che aveva un minimo di cultura, ma che sapeva fare il medico, come si evince dal materiale che Nestore del Boccio mi ha inviato (tramite e-mail pagina di Blek del 1954). Occultis sa come manipolare la polvere da sparo, ha nozioni sul cambiamento di stato della materia (Ferrero, Lo strano professore, Collana Freccia serie I, nr. 6).

I luoghi degli scontri sono le foreste del Maine e la città di Boston, dove risiede

l’avvocato Connoly, capo dei patrioti americani. Quando la guerra scoppiò, gli americani disponevano solamente di milizie volontarie, e quelle del Massachusetts si radunarono inizialmente intorno a Boston nella primavera del 1775: “A Boston, a quanto pare, avvocati, direttori di giornali e mercanti appartenenti ai ceti superiori, ma esclusi dagli ambienti di governo vicini all’Inghilterra, avevano organizzato un comitato e con i loro discorsi e i loro scritti plasmavano le opinioni della classe dei lavoratori manuali, chiamavano la folla all’azione” (Zinn, 2007, p.48). Boston era la sede principale delle attività a favore dell’indipendenza americana, ed era anche il luogo dove gli inglesi concentrarono, inizialmente, le loro truppe: “In questo mentre successe nella città un grave tumulto, essendo i Bostoniani corsi a calca contro i trascini, perché volevano assicurare una nave sospetta al frodo. La qual cosa risaputasi da Gage, comandò, che in vece di un solo, due fossero i colonnelli, che andassero a pigliare gli alloggiamenti in Boston. Il che divulgatosi in città, i cittadini fecero l’adunanza, e mandarono al governatore, pregandolo, fosse contento d’informargli, se i sospetti che correvano dell’insolito presidio a venire fossero fondati, e di convocare un’altra assemblea” (Botta, 1858, volume I, libro III, pp.156-157).

Blek ha avuto più autori di diversa nazionalità che ne hanno delineato la biografia. In

Francia, lo scenografo Marcel Navarro, con le illustrazioni del grafico Jean-Yves Mitton, lo fa nascere a Saint Malo in Bretagna, il 27 novembre del 1749, con il nome di Yannick Leroc, figlio di un cartografo del re di Francia. Dopo varie peripezie Yannick parte alla ricerca di un passaggio a nord ovest del continente americano, che doveva permettere le rotte via mare dall’Europa alle Indie e alla Cina (Ferrero, L’histoire de Blek, Nr.278-279 di Kiwi).

Quello del passaggio a Nord Ovest è un richiamo ai viaggi intentati da Francesco I, re di Francia, che inviò Giovanni da Verazzano ad esplorare le coste del Nord America dalla Florida a Terranova alla ricerca di un passaggio per giungere in Asia nel 1523, e da Jacques Cartier, che nel 1534 esplorò gran parte di Terranova ed entrò nel fiume San Lorenzo, anche lui sempre alla ricerca della via marittima (Reinhard, 2002, pp.23-24, 57-58).

Blek (Yannick) fa naufragio e viene salvato dagli eschimesi; in seguito parte per il

fiume San Lorenzo, dove viene catturato dagli Algonchini, che lo graziano dalla tortura e dalla morte. Da quel giorno prende il nome di Blek, in indiano “capelli d’oro”, diventando un indiano: dimentica la sua razza e origini, adottando gli usi e costumi dei nativi americani (Graziosi, Blek Macigno: la storia).

Storicamente, furono molteplici i casi di cacciatori bianchi che adottarono gli usi e

costumi dei nativi americani, come testimoniato da Mari Sandoz in Crazy Horse: the Strange Man of the Oglalas, (1942) e da S.C. Gwinne (2013, pp.11-12, 135-156, 239-248), che racconta il caso di Cinthia Ann Parker.

Cynthia Ann Parker veniva da una delle famiglie più eminenti del nascente stato del

Texas. Nel 1836, all’età di nove anni, era stata rapita nel corso di un’incursione comanche a Fort Parker, centocinquanta chilometri a sud dell’odierna Dallas. Presto dimenticò la sua lingua madre, abbracciò i costumi indiani e divenne a pieno titolo membro della tribù, sposò Peta Nocona, un importante capo guerriero e da lui ebbe tre figli, tra i quali Quanah. Nel 1860 Cynthia Ann venne liberata, ma non si riadattò alla vita occidentale. Ann, aveva dimenticato la lingua inglese, ma conosceva bene lo spagnolo. Tentò più volte, invano, di fuggire dalla civiltà occidentale, per tornare presso la tribù che l’aveva adottata.

Fra un’avventura e l’altra, Blek, Roddy e il professor Occultis sbarcano a Londra,

dopo aver attraversato l’oceano Atlantico a bordo della “Bonhomme Richrd” del corsaro americano John Paul Jones, come raccontano Graziosi (Blek Macigno: la storia) e Ferrero (Il mondo prima che arrivasse Blek). Il personaggio di Jones è ispirato a John Paul (1747-1792), corsaro e ammiraglio statunitense che effettivamente fu al comando della “Bonhomme Richard”. Fu il più conosciuto protagonista americano della guerra navale, catturando diverse navi in acque britanniche.

Un ultimo aspetto che merita attenzione è la rappresentazione in chiave

completamente diversa rispetto alla tradizione del rapporto tra bianchi e nativi americani, non usuale, rispetto alla tendenza degli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, dove imperava la moda, specialmente cinematografica, dell’indiano selvaggio, subumano e dell’ “arrivo dei nostri” a salvare il mondo dai cattivi.

Un riconoscimento ed un ringraziamento particolare a Gabriele Ferrero, Italo Bernasconi, Marco Graziosi (Pugacioff), Nestore del Boccio, che mi hanno fornito un prezioso aiuto per la realizzazione di questo elaborato.

MATERIALE DI LAVORO

Bibliografia e sitografia

Bernasconi Italo (2016), consultato in data 28/10/2016, http://lucianobernasconi.com:

Bonelli (2016), Buffolente Lina, scheda a lei dedicata, consultato in data 10/11/2016; http://www.sergiobonelli.it:

Botta Carlo (1858), Storia della guerra dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America, (1809), Torino, Unione Tipografico-Editrice.

Del Boccio Nestore (2016), e-mail del 11/11/2016.

Fabbri Gualtiero, (a cura di) (2016), Il fucile Kentucky, un’arma micidiale, consultato in data 31/10/2016, http://www.farwest.it:

Ferrero Gabriele, (a cura di) (2014), Il mondo prima che arrivasse Blek, Hobby & Work, I protagonisti del fumetto 3D collectio N.11.

ID.(a cura di) (2014), Il Grande Blek collezione N.58 , pubblicato da “Il Sole 24 Ore”.

Graziosi Marco (2016), Blek Macigno: la storia, blog di Marco Graziosi, consultati in data 26/10/2016 http://www.marcopugacioff.blogspot.it: http://mastromarcopugacioff.it:

Gwinne S.C. (2013), L’impero della Luna d’Estate, (2010), Milano, Arnoldo Mondadori.

Luraghi Raimondo (2009), Storia della guerra civile americana, Milano, RCS.

Reinhard Wolfgang (2002), Storia del colonialismo, (1966), Torino, Einaudi.

Sandoz Mari (1987), Cavallo Pazzo. Lo strano uomo degli Oglala, (1942), Milano, Rusconi.

Santecchia Eno, (2016), Il Grande Blek a Macerata, consultato in data 26/10/2016 http://www.larucola.org:

Zinn Howard (2007), Storia del popolo americano, dal 1492 ad oggi, (1980), Milano, Il Saggiatore/Net.