il violento mestiere di scrivere

Rodolfo Walsh

IL VIOLENTO MESTIERE DI SCRIVERE

Roma, La Nuova Frontiera, 2016

pp. 214, € 12,50

ISBN 9788883733017

 

di Paulo Fernando Lévano

 

Il violento mestiere di scrivere riguarda la picana e il telescrivente (altrimenti conosciuto come teletype). Per capire questo rapporto di inerenza fra scrittura, ingegneria elettronica delle telecomunicazioni e scosse elettriche, arriva per gli amici lettori questa raccolta di scritti giornalistici del mitico scrittore-guerrigliero argentino Rodolfo Walsh (1927-1977), curata da Alessandro Leogrande (La frontiera, 2015).

Nell’introduzione alla raccolta, Leogrande invita i lettori ad entrare nell’officina di Walsh (cfr. p. 14), un luogo dove giornalismo e letteratura si riconoscono in un connubio molto particolare, in cui il genere poliziesco* imprime un certo ritmo, una certa struttura di montaggio al rigore del dato di cronaca: un modo di implementare l’inchiesta giornalistica come descrizione letteraria di episodi particolari, che riguardano verità storiche ben precise, quali la feroce repressione dei movimenti sovversivi portata avanti dai governi militari delle cosiddette Revolución Libertadora (1955)** e Revolución Argentina (1966).


Le storie contenute in questo volumetto sono storie di violenza, che parlano ad esempio della «leggerezza con cui la polizia di Buenos Aires usa la mitragliatrice, [che] si riscontra anche nell’utilizzo della picana» (p. 148). Giusto per non parlare di cose troppo violente, concentriamoci sulla picana. Concepita inizialmente come pungolo elettrico per controllare animali che pesano non meno di mezza tonnellata, la picana divenne popolare fra gli agenti di polizia che operavano nei governi dei diversi generali che in quegli anni si arrogavano la “responsabilità storica” di interrompere il normale decorso del calendario elettorale, ponendosi in aperta opposizione con il peronismo, di cui non ci fermeremo qui a parlare***.

 

Certo, ad ogni spinta corrispondeva una reazione da parte dello spinto. Se i diversi generali che esercitarono de facto il potere esecutivo permettevano che i loro agenti di polizia si portassero dietro la picana, ciò si dava in un clima di stato di emergenza, in cui le forze dell’ordine vegliavano giorno e notte, picana in mano, cercando di disarticolare l’imminente coup de main dei guerriglieri sovversivi, alcuni di essi peronistas, altri più conformi al profilo di “marxista da manuale”. Walsh, in mezzo a queste vicende, che riguardavano non soltanto l’Argentina ma l’intera America Latina, è un ottimo esempio di come si può impegnare, attraverso il genere poliziesco, il violento mestiere di scrivere nella comprensione degli avvenimenti storici.

 

Walsh può venire considerato come un vero e proprio precursore dei whistleblowers in stile Chelsea Manning oppure Edward Snowden; forse uno dei primi a capire che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le armi dei soldati diventavano sempre più piccole, sempre meno “da campo di battaglia”, prendevano la forma di oggetti domestici come la picana oppure come il teletype. «L’intercettazione delle comunicazioni radiofoniche è un’operazione abbastanza diffusa, anche se la gente comune – che è solita affidare i suoi sentimenti più dolci alla fragilità di un telegramma – lo ignora» (p. 75), così come i primi giorni dell’estate del 1914 la gente comune ignorava i pericoli di mandare i propri concittadini nella guerra mecanizzata di aerei e sottomarini.

 

Il progresso della tecnologia ha reso più surrettizio il linguaggio della guerra (cfr. p. 51): infatti, fu un teletype l’arma di Walsh nel 1961, quando riuscì a decodificare le comunicazioni segrete del governo guatemalteco di Miguel Ydígoras (1958-1963) e i suoi ambasciatori presso gli Stati Uniti e presso l’Organizzazione degli Stati Americani. La pubblicazione delle sue scoperte furono un duro colpo per il progetto dell’invasione della Baia dei Porci (aprile 1961), poiché costrinsero molti dei partecipanti a fare un passo indietro e abbandonare il loro compromesso con il successo di quella operazione. Il violento mestiere di scrivere aveva colpito ancora: il telescrivente imponeva le sue manovre più veloci, fatte di informazione, al volo dei Douglas Invaders, fatto di piloti e combustibile****.

 

Ma il violento mestiere di scrivere attira risposte violente. «Non c’è immobilità né disoccupazione nel regno della tortura e della morte, unico settore dell’attività argentina dove il prodotto cresce e dove la quotazione di un guerrigliero abbattuto sale più rapidamente del dollaro» (p. 212), sono infatti le valutazioni di un anno di Proceso de Reorganización Nacional (1976), ancora un altro golpe nella storia del popolo argentino. Per uno che domina il violento mestiere di scrivere, non c’è violenza che possa restare nel regno del non-detto, e allo stesso tempo l’esistenza di un non-detto viene confrontata: non si tratta più della violenza fra due schieramenti, ma della violenta pretesa di una dittatura militare di ri-scrivere la storia.

 

Ri-scrivere la storia: di questo si tratta il violento mestiere di scrivere, ovvero, di denunciare coloro che mettono su meccanismi di potere, con picane e telescriventi, per far scomparire voci (crearne di nuove non è mai stato un problema). A differenza di quanto si dà per Oscar Wilde, non c’è una tomba per Rodolfo Walsh, poiché egli al giorno d’oggi fa parte della lista di 5917 desaparecidos. Oggi, il violento mestiere di scrivere permette che un pellegrinaggio verso il ricordo di Walsh sia possibile, nelle sue parole: «bisogna sapere una volta per tutte chi ordina queste atrocità. Bisogna che i colpevoli siano smascherati, per il bene delle Nazioni e dell’Umanità» (p. 45).

 

 

* Occhio, non sarebbe la prima volta che il poliziesco è capace di portare a tali risvolti.

** Altrimenti conosciuta come Revolución Fusiladora.

*** Potete sempre andare a controllare il volume di Giuseppe Federico Benedini (Riuniti, 2010).

**** A p. 139 del volume recensito troverete una breve e sincera reminiscenza degli anni cubani di Walsh, nel “necrologio” di Ernesto "Che" Guevara (1928-1967).