RAGAZZA

Mariko Ōhara

RAGAZZA in La leggenda della nave di carta. Racconti di fantascienza giapponese.

Roma, Fanucci Editore, Immaginario Solaria, 2002

pp. 248, € 12,90

ISBN 8834708598

 

di Francesca Panciroli

 

Dal 1971 la Fanucci Editore ha deciso di dedicarsi alla letteratura horror, fantasy e fantascientifica pubblicando autori noti come Lovecraft, Asimov e Dick. Nel 1999 crea la collana Solaria e nel 2002 esce all'interno della Collezione immaginario (2002-2005) La leggenda della nave di carta. Racconti di fantascienza giapponese, curata da Carlo Pagetti e Ilaria M. Orsini e purtroppo fuori catalogo. Si tratta della prima raccolta di racconti della Collana dedicata alla narrativa giapponese, che però viene tradotta a partire dalla versione inglese, antologia curata da John L. Apostolou e Martin H. Greenberg, The Best Japanese Science Fiction Stories (1989). Scelta che provoca la perdita di un numero maggiore di dettagli dal momento che i racconti originali vengono sottoposti a una duplice traduzione. 

 

La fantascienza giapponese, come ci ricordano C. Pagetti e I. M. Orsini [1], il più delle volte è associata al famoso Godzilla – Gojira in giapponese – o a gruppi di super eroi che si battono per la salvezza del Giappone confrontandosi con nemici di varia origine e natura. Si tratta, però, di una visione limitata a quelle che sono le opere più famose legate al mondo del cinema, dei manga e degli anime, che a partire dagli anni Settanta entrano nelle nostre case e si fanno largo nei cuori dei più giovani. La fantascienza giapponese ha effettivamente origine in epoca Meiji (1869-1912), e nel corso degli anni i diversi autori hanno saputo sfruttare i testi arrivati dall'Occidente fino a creare una letteratura fantascientifica dal gusto unicamente nipponico. Le maggiori produzioni, però, si hanno solo dopo la Seconda guerra mondiale, evento che ha segnato profondamente la popolazione giapponese, ed è per questo che Pagetti e Orsini hanno deciso di inserire all'inizio della raccolta alcune testimonianze di giovani di Hiroshima sopravvissuti alla bomba atomica [2].

 

Il timore che avevano espresso alcuni autori nei confronti di una scienza e di una tecnologia ritenuta occidentale, si riversa in numerose opere e all'interno della raccolta in questione sono riportati alcuni di questi meravigliosi esempi letterari. Insieme agli autori più famosi, Ryō Hanmura, Shinichi Hoshi ecc. [3], ritenuti i pilastri del genere fantascientifico, troviamo anche la prolifica e vincitrice di numerosi premi Mariko Ōhara (1959), con il suo Ragazza (1984). 

 

In questo racconto Ōhara pone la Terra come un puntino nel cielo che «dicono che da lontano sembri una pietra preziosa» (p. 240) e gli umani si sono mescolati ad alieni e robot su un nuovo pianeta, di cui si conosce solo la città in cui è ambientata la vicenda e che risulta essere «un frutto troppo maturo che stava per cadere» (p. 233). L'autrice costruisce l'intera trama a partire dal protagonista Gil, o Jill Abel, nome con cui è conosciuto nell'ambiente teatrale, un uomo che riconosce il suo sesso maschile nonostante «i fianchi da ape regina» e i seni artificiali innestati per interpretare la Sfinge in una delle sue tante esibizioni. Nella traduzione dall'inglese proposta da Orsini, Gil è un ballerino del Rox Star Club, ma dallo spettacolo in cui recita si può intuire che sia molto di più: un richiamo al teatro giapponese, dove recitazione danza e canto si uniscono a formare un'arte unica arricchita da colori sgargianti come nel caso del teatro Kabuki. Inoltre, nel teatro giapponese a recitare sono unicamente gli uomini, anche quando si tratta di interpretare ruoli femminili, ed è così che l'aspetto di Gil richiama la tradizione e la cultura nipponica, ma allo stesso tempo si rende mostruoso con un parallelismo tra lui e l'essere che deve interpretare. Una creatura a metà, sia uomo che donna (Gil/Jill), ibrida, a identificare il sentimento giapponese di paese colonizzato e occidentalizzato da parte americana.

 

L'autrice fa risalire il suo passato da scrittrice all'età di dieci anni, quando si divertiva a creare storie con protagonisti animali e dinosauri, avvicinandosi successivamente al mondo delle fan-fiction, dedicandosi a storie yaoi con protagonisti i famosi Kirk e Spock [4]. Questo suo interesse lo si rivede in Ragazza, dove Gil ha numerose relazioni omosessuali, ma finisce per infatuarsi di Kisa, una probabile prostituta, una ragazzina candida e dall'aria innocente con parti meccaniche e capace di costruire robot da compagnia: nel racconto compare Sfinge – nome che mette a disagio Gil, memore dello spettacolo recitato a suo tempo –, un robot di piccole dimensioni che ricorda un dinosauro.

 

In un mondo dove la tecnologia e l'ingegneria genetica sono alla base di una civiltà ricostruita lontana dai luoghi di origine dei diversi personaggi, troviamo anche la Chiesa P/M Network, o Chiesa dei Padri e delle Madri, un'associazione di medium che, «per medicare, talvolta per dare una lavata di capo. Si materializzavano da milioni di anni nel futuro...» (p. 248), sfrutta l'aspetto della tipica chiesa cattolica, con le sue file di panche, il crocifisso, l'altare e l'immagine di Maria per creare il proprio luogo religioso. La componente occidentale all'interno di un romanzo ricco di elementi tradizionali, come l'esigenza di pulizia e purificazione di Gil e Kisa che rimanda allo shintoismo, dona un risvolto fantastico alla storia.

Nelle diverse produzioni di genere fantascientifico non è raro che compaia un aspetto fantasy, solitamente identificato nella religione o nel culto professato – si pensi a Star Wars e all'uso della forza –; in queste pagine Ōhara rivaluta la religione cristiano/cattolica in un certo senso screditandola, dal momento che i Padri e le Madri sono medium, guaritori anche di cuori infranti. Una sorte che hanno subito i diversi culti orientali, ma in generale tutti quelli esterni alla religione cattolica, quando sfruttati nell'ambito delle scienze occulte. Ōhara non si limita a unire la figura del medium al luogo sacro della Chiesa, aggiunge infatti alla denominazione il termine network, mettendo l'aspetto religioso della preghiera e della meditazione sul piano informatico: lato intangibile della tecnologia che negli anni Ottanta e Novanta, periodo a cui risale la diffusione di internet e del web, segnò la fantascienza giapponese creando nuovi risvolti relativamente alla società e alla concezione dell'io.

 

Il racconto termina con la distruzione della città causata da «due sudice bombe» (p. 248) e con la speranza donata dai Padri e dalle Madri, visibile solo grazie alla profonda oscurità in cui la civiltà era caduta. Una conclusione che quasi si dimentica dei due personaggi, accennandoli a mala pena, e che fa riferimento a un futuro inevitabile, che non fa distinzioni o eccezioni, ma che lascia solo il barlume di una “rinascita”.

 

[1]  Pagetti, C., Orsini, I. M., La leggenda della nave di carta. Racconti di fantascienza giapponese, Roma, Fanucci Editore, Immaginario Solaria, 2002, pp. 7-13.

[2]  Anche in questo caso le testimonianze sono state tradotte a partire dalla versione inglese, Children of Hiroshima di B. Russell pubblicata in Giappone nel 1980. Pagetti, C., Orsini, I. M., op. cit., 2002, p. 10.

[3]  Ho preferito citare i nomi degli autori all'occidentale, ponendo prima il nome e poi il cognome.

[4] The Twister of Imagination: an Interview with Mariko Ōhara, da Wayback Machine (web-archive.org; 9 febbraio 2008), ultima visualizzazione 17 dicembre 2016.