Natale sul Molonglo

di Francesco Genco

 

Se è vero – a fidarsi di Tacito – che i romani hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace, i padri fondatori australiani ne hanno trovato uno già pronto e l'hanno chiamato casa. E non so se sia più bizzarro pensare di fare armi e bagagli e trasferirsi in un deserto o che questo deserto, di fatto, trabocchi vita – non proprio una solitudo. E il dubbio si moltiplica: dobbiamo agli australiani un riconoscimento per l'idea più sprovveduta perché hanno deciso di vivere in un deserto, per la più astuta perché somiglia più al giardino dell'Eden che ad un deserto, o per la più folle perché contiene talmente tanta vita da essere inadatto alla vita dell’uomo? Personalmente credo che il termine Eden cambierebbe accezione se nel paradiso terrestre i serpenti fossero stati, invece di uno, numerosi “come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare”. Senza poi considerare ragni, squali e coccodrilli.

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E oltre ai pericoli classici ce ne sono anche di sorprendenti: canguri picchiatori, gazze che aggrediscono i ciclisti, meduse mortali, polipi velenosi. Ma fin dall’arrivo ci si rende conto che veleni, percosse di marsupiale o assalti di gazza sono croci che si porterebbero volentieri pur di stare un giorno senza moquette. A nessuno piace la moquette, questo è assodato – o almeno spero – ma suppongo che la si possa anche accettare se ci si trova in un cottage nel Northumberland o in un sottotetto di Mayfair. Non ci sono scusanti, però, se nell'orto crescono i manghi e nel parchetto del vicinato vive un pitone. Potrà anche darsi che nel Sahara si vestano di lana e bevano tè bollente, ma la moquette è semplicemente un'idea sbagliata. Ed è solo uno dei molti accessori che Cook si è portato dall’Inghilterra sull’HMS Endeavour. Nel baule del buon colono troviamo infatti il ritratto della regina, la mazza da cricket, un buon assortimento di meat pies, il laghetto con le anatre, il campus, i fiumiciattoli, i salici – con vento e tutto – i conigli, le rane e le volpi. Spesso, a forza di tè, latte e red bricks, ci si dimentica che si è a Woolloomooloo o Tuggeranong e si ritorna, almeno con il pensiero, a Brideshed.

 

Fastidio di produzione squisitamente locale sono invece le mosche. Lo spazio aereo australiano ospita una quantità tale di questi insetti che pare sufficiente a sfamare la popolazione mondiale di ragni – con grande disappunto si scopre però che molti dei ragni australiani non ne mangiano, preferendo uccelli, piccoli roditori e cuccioli di uomo. Non credo sia un caso che il realismo australiano sia nato qui – nome a parte. L’idea che tutto ciò che esiste sia reale può essere accettata solo sulla base di una costante esperienza della densità e insistenza della realtà. E poche cose al mondo riescono a fornire una tale esperienza come le mosche di Canberra.

Google search: "cool kangaroo"
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A Nganbra – Canberra, nella lingua di Sua Maestà – ora è Natale, e estate. Pare anche che dal nuovo anno sarà festa tutto il giorno, come diceva Dalla. Chiaramente non si sono resi conto di avere qualche problema con la lettura del calendario – sarà la scarsa pratica con il sistema metrico decimale. A Dicembre è inverno. Poi magari potrà anche essere caldo, questo non lo so, ma di sicuro non è estate. E invece qua è estate. E decorano l'abete, d'estate, e i commessi dei negozi indossano cappellini da Babbo Natale, d'estate, e le persone portano corna di renna in testa – be’, questo è sbagliato sempre, sia o non sia inverno.

 

Provo a consolarmi mangiando una bistecca di canguro, non conoscendo affatto quale sia la stagione del canguro. Lo cucino a casa, non ci sono ristoranti che lo servono. Meglio così, posso tenermi l’illusione che non siano solo i turisti a mangiarne. Devo ammettere però che non riesco a immaginare il gourmet locale andare dal suo macellaio di fiducia per accaparrarsi il meglio che il bush possa offrire: “How are you, mate?” e l’altro: “No worries” e lui: Il miglior taglio di canguro che ti rimane, mate”. Forse però semplicemente non riesco a immaginarmi il gourmet locale tout court. Cosa ci volete fare? Loro sembrano inglesi e io sono pieno di pregiudizi.

 

 

Il Molonglo è il fiume di Canberra, si potrebbe dire. Ma a Canberra non c'è un fiume – a parte i rivoli all'inglese con salici e papere – perché a Canberra il Molonglo affluisce nel lago Burley Griffin. Il Burley Griffin è un lago di 6.64 chilometri quadrati costruito negli anni sessanta per rendere la capitale dell’Australia un luogo ameno. Il nome è quello del Signor Walter Burley Griffin che, assieme alla Signora Marion Mahony Griffin, ha disegnato Canberra. E non parlo di acquerelli, ma planimetrie, cianografie, piani, ponti, strade, piazze. Niente di strano. Avranno preso un foglio di carta – grande, immagino – cominciato segnando il perimetro degli edifici principali, continuato con i parchi, i viali e poi, ad un certo momento, Walter si sarà fermato, avrà piegato la testa da un lato, puntato un dito in mezzo al foglio ed esclamato: “qui ci mettiamo il lago” per poi proseguire “e lo chiamiamo come me”. Ora, non so se sia andata proprio così, ma è chiaro che qualcosa non torna. 

 

A dicembre non è estate, i laghi non si fanno, le città non si progettano, le capitali non si scelgono con mappa e righello, con certi ragni non si convive, non si piantano gli abeti tra i sicomori e gli eucalipti, non si riempie il deserto di conigli solo per divertirsi a sparargli – perché poi i conigli mangiano tutte le poche piante che ci sono – non si riempie di volpi il deserto sperando che sterminino i conigli – perché le volpi non sono stupide e invece di inseguire i conigli che corrono, mangiano gli animali locali che non corrono. E potrei andare avanti, ma non lo faccio, perché se si ragionasse così non si farebbe mai nulla. E invece, tutto sommato, l'Australia non è venuta poi così male. Gli animali sono animali meravigliosi, la frutta è buona, il clima è mite, i salici sono piacevoli, le papere... be’ i salici senza papere... E poi bisogna riconoscere che almeno gli Australiani hanno una scusa per guidare sul lato sinistro della strada: la terra qui è girata al contrario.

 

Canberra, 20 dicembre 2016