SULLE NOTE DELLA SCIENZA SI PUÒ COMPORRE UN INNO ALLA PACE

Sulle note della scienza si può comporre un inno alla pace. Leggere Lem attraverso Lyotard.

 

 

 

di Beatrice Innocenti

 

 

 

Il romanzo fantascientifico di Lem Il pianeta morto è un inno alla pace ed un elogio alla scienza. Il testo è gravido di tematiche filosofiche e carico di denunce sociali. Lo scritto si caratterizza per la sfiducia nel capitalismo, per la negazione di ogni teoria totalizzante – il cui apogeo è rappresentato dalle dittature del Novecento – e per la ricerca dell’autenticità nella vita dell'uomo. Per cogliere la profondità delle parole di Lem, possiamo utilizzare la lente offerta da Lyotard in La condizione postmoderna.

 

Il romanzo di Lem è interamente ambientato in un mondo distopico: dopo le guerre fratricide del XX secolo, gli uomini hanno dato vita ad un mondo dove regnano la pace ed il progresso scientifico. Proprio quando si credeva che il pericolo dell'olocausto nucleare fosse stato scongiurato, si affaccia la minaccia dell'estinzione dell'umanità per mano aliena. In Serbia vengono ritrovati i resti di una astronave proveniente da Venere, caduta sulla Terra agli inizi del Novecento. Grazie alle macchine intelligenti, create dagli uomini in tempo di pace, vengono decifrati i codici ritrovati all'interno della navicella spaziale: i Venusiani vogliono attaccare la Terra. Gli scienziati più brillanti creano un team, il quale – attraverso una missione interstellare – dovrà sventare l'attacco letale che i Venusiani vogliono rivolgere all'umanità. Progettata una navicella spaziale, gli scienziati si recano su Venere con l'intento di negoziare una pace. Giunti sul “Pianeta gemello” della Terra, gli eroi-scienziati constatano che i Venusiani si sono estinti a causa delle guerre feroci che si son fatti tra loro, mossi solo dalla brama di potere. La tracotanza dei Venusiani è stata la causa della loro stessa estinzione.

 

Nel romanzo di Lem si celebra il matrimonio tra scienza e racconto: i due 'discorsi' si fondono per dar vita ad un capolavoro della narrazione fantascientifica. Come ampiamente trattato in La condizione postmoderna di Lyotard, il sapere scientifico è da sempre strettamente legato al sapere narrativo, di cui si serve per donarsi all'umanità. Sin dagli albori, la scienza si dà all'uomo sotto forma di metanarrazione. Come Platone si servì del Mito della Caverna per inaugurare la scienza, poiché «il sapere scientifico non può sapere e far sapere che è il vero senza ricorrere all'altro sapere, il racconto» (Lyotard 2004, pp. 54-55), così Lem – filosofo e studioso di scienze biologiche e cibernetiche – utilizza l’opera narrativa per intessere un inno alla pace ed alla scienza. 

 

Il romanzo di Lem si apre con una velata ed amara ironia riguardo la necessità umana di rifugiarsi nel fantasioso e nel leggendario. L'uomo quando non è capace di spiegare scientificamente un fenomeno si serve del superstizioso, del religioso, del trascendente e del fantastico, infatti – scrive Lem – la valle in cui era caduta la navicella spaziale proveniente da Venere diviene luogo di culto del “Dio del fuoco”. In questa sarcastica demistificazione dell'assoluto, Lem è profondamente postmoderno. Come si legge nel testo di Lyotard, sono la delegittimazione e la decanonizzazione che caratterizzano il postmoderno, in cui tutto viene sovvertito, in cui vengono decostruiti tutti i codici dominanti, siano questi religiosi o istituzionali. Sono gli uomini gli autori di questa frammentazione, così come sono uomini i veri ed unici eroi-scienziati di Lem. È sempre l'uomo il protagonista, sia questo uno stolto superstizioso o un sapiente illuminato. Solo l'uomo potrà colmare le crepe del cosmo, riempiendole di miti o di verità.

 

I primi capitoli de Il pianeta morto denunciano l'utilizzo della scienza durante i regimi totalitari. Lem scrive che la scienza non sarebbe mai dovuta servire per la creazione di strumenti di morte, ma è proprio questo uno degli usi a cui viene costretta dai regimi dittatoriali del XX secolo. Analogamente, Lyotard mostra come, anche durante la postmodernità, la scienza sia oggetto di asservimento: ridotta al suo mero valore di scambio, degradata a merce vendibile e venduta, la cui unica finalità è creare ricchezza e non interpretare e conoscere la natura. Il legame che si instaura tra sapere e denaro rende la scienza 'strumento di potenza' nelle mani di chi detiene la 'forza monetaria', sia esso un dittatore o il sistema capitalistico. La performità fa sì che il sapere scientifico venga totalmente subordinato agli interessi di coloro che detengono una cospicua ricchezza e, conseguentemente, la capacità di indirizzare la ricerca scientifica. È la ricchezza che crea la verità, favorendo uno studio piuttosto che un altro, «niente verità senza soldi». (Lyotard, pp. 82). È il potere che decide quale sia la verità investendo su ciò che è produttivo: «giochi (scientifici) la cui pertinenza non è il vero [...], ma l'efficiente». (Lyotard, pp. 81). Ma cosa succede quando 'esseri razionali' di intelligenza avanzata utilizzano i traguardi dati dal progresso solo ed esclusivamente per diventare sovrani incontrastati del paese che abitano? Il romanzo di Lem propone il più drammatico degli orizzonti, ma non per questo il meno probabile: il tramonto della vita sul pianeta, causato da una catastrofica guerra, in cui gli scienziati sono colpevoli di aver venduto le loro competenze al male. Le ultime pagine del romanzo vogliono redarguire l'uomo su ciò che avviene quando la scienza, disciplina apparentemente neutrale nel dibattito etico-morale (poiché si occupa del vero e del falso e non del giusto e dello sbagliato) si torce a servizio di coloro che attraverso di lei vogliono perseguire scopi che conducono ad esiti bestiali e/o definitivi. La scienza può farsi strumento di morte e noi uomini lo sappiamo bene, «sappiamo che la materia è cieca e che su di essa non vi è alcuna provvidenza che rettifichi il cammino di chi sbaglia. È l'uomo a portare ordine nello spazio sconfinato dell'Universo, creando dei valori. Ma (esistono) esseri che si pongono per meta la distruzione di altri esseri, portando in sé il germe della propria distruzione [...]. Che cosa vogliamo o possiamo pensare di loro? [...] Gli abitanti di Venere erano dei mostri? Non lo credo. Forse che anche sulla Terra, nella comunità umana, non ci sono state le guerre più atroci [...]?» (Lem 1963, pp. 329).

 

L'orizzonte di Lyotard è meno catastrofico; «l'oggetto del suo lavoro è la condizione del sapere nelle società più sviluppate» (Lyotard, pp. 5), ma dalla sua lucida analisi emerge uno scenario altrettanto inquietante, in cui la scienza postmoderna diviene strumento della potenza: «è più il desiderio di arricchimento che quello di sapere» (Lyotard, pp. 82) ad indirizzare la scienza. «La scienza diviene [...] un momento della circolazione del capitale» (Lyotard, pp. 82). In Lem ed in Lyotard, però, al rammarico che segue dall'osservazione che la scienza è strumento e che quindi – nelle mani sbagliate – divenga strumento di morte, segue la constatazione che non tutta la scienza si lasci imbrigliare dalle catene del potere. L'anelito alla pace degli astronauti di Lem, così come l'amore per l'ignoto a cui spalanca la fisica quantistica, rappresentano l'alternativa al triste presagio che scorre violento tra le pagine de Il pianeta morto e nella lucida analisi di Lyotard. La fisica quantistica e l'astronomia inseguono l'ignoto e, partendo proprio dallo spiazzamento che segue alle loro scoperte, riaccendono la fiamma della scienza: la ricerca della verità. Il capitalismo cerca di ridurre tutto a merce, basandosi sulla concezione che ogni legge – tanto economica quanto scientifica – sia necessaria; la fisica quantistica gli ricorda che c'è qualcosa che sfugge dalle rigide maglie della necessità: il quanto, in riferimento al quale si può solo parlare di probabilità. Il crollo del determinismo classico riduce in macerie tutta l'impalcatura di potere che si era creata sopra di esso, così come l'estinzione dei Venusiani scuote i lettori dal sonno in cui li ha condotti il XX secolo, con le sue guerre ed i suoi orrori. La scienza ha mostrato agli uomini la più radicale delle verità: «la tragedia della vita che si rivoltò contro la vita stessa e così facendo si distrusse da sé» (Lem, pp. 331). 

 

Bibliografia

  • Lem Stanislaw, Il pianeta morto (1963), Baldini e Castoldi, Milano.
  • Yotard Jean-Francois, La condizione postmoderna, rapporto sul sapere (2014), Università Economica Feltrinelli, Milano.