WALL-E: MOLTO PIÙ DI UN ROBOT NELLO SPAZIO

WALL-E: MOLTO PIÙ DI UN ROBOT NELLO SPAZIO

 

di Caterina Villani

 

Siamo nel 2805, il pianeta Terra è desolato a causa di un collasso ambientale dovuto all’eccessivo inquinamento. Gli esseri umani hanno abbandonato la Terra da 700 anni e risiedono in gigantesche astronavi nello spazio di proprietà della Buy n Large Corporation, l’azienda multinazionale che governa il mondo e che cerca, con scarsi risultati, di ripulire il pianeta. Lo scenario si apre su uno skyline che ricorda New York, ma al posto di grattacieli ci sono cumuli di spazzatura. L’unico sopravvissuto questa volta però non è un essere umano, ma un robot.

 

Può sembrare l’inizio di un film di fantascienza per adulti, invece è WALL-E, il nono lungometraggio della Pixar Animation Studios, a proiettarci in un questo futuro lontanissimo e a tratti preoccupante.

 

WALL-E – acronimo di Waste Allocation Load Lifter Earth-Class – è l’ultimo robottino della sua serie a continuare meticolosamente il lavoro per cui è stato programmato: raccogliere rifiuti e compattarli in piccoli cubi. Con i suoi goffi movimenti, la carrozzeria malandata e i grandi occhi azzurri WALL-E, un po′ come E.T. o R2-D2 di Guerre Stellari, non è un’antagonista che si ribella all’umanità, anzi mostra egli stesso un lato “umano”. Ed è proprio nell’animazione che i produttori hanno istanziato – ammesso che si possa riferire ad una macchina – l’anima umana di WALL-E.

 

Le fattezze del piccolo robot non sono qualcosa di completamente inedito, per molti suoi aspetti assomiglia a Numero 5 del film Corto Circuito del 1986 (fig.1); ciò nonostante non risulta nessuna accusa ufficiale di plagio. L’ideatore e regista di WALL-E, Andrew Stanton ha difatti dichiarato: ‹‹Ho visto quel film solo una volta, ma l’ispirazione di creare un robot così risale a quando ero piccolo, mentre ero allo stadio a vedere una partita di baseball e qualcuno mi diede un binocolo. Lì intuì che muovendolo in alto e in basso potevo simulare delle espressioni di felicità e tristezza, anche senza l’uso della bocca o del naso››.

 

Fig. 1 Numero 5, WALL-E 

 

Da qui nasce l’idea del robottino WALL-E che, con gli occhi a forma di binocolo, riesce ad esprimere una vasta gamma di emozioni tipicamente umane. Mentre il design, effettivamente simile a quello di Numero 5, segue la necessità del film, dichiara Stanton. I tratti antropomorfi di WALL-E in effetti sono pochi: binocoli al posto degli occhi, cingoli di carri armati come gambe e braccia meccaniche; possiede tuttavia una vera e propria personalità, è estremamente curioso, cataloga oggetti del passato che raccoglie e conserva con cura. WALL-E, con simpatia e dolcezza, riesce ad affrontare problematiche sociali e politiche importanti, comprensibili maggiormente da un pubblico più adulto. Senza dubbio la satira alle istituzioni politiche, il problema ecologico, il tema dell’alimentazione (gli umani sull’astronave hanno smesso di compiere movimenti fisici, vivono serviti dai robot e questo li ha resi gravemente obesi), il dibattito sulle fonti di energia rinnovabile (WALL-E si ricarica con dei pannelli solari) e la critica alla società consumistica sono le vere tematiche che gli autori hanno posto al cuore della trama narrativa del film. (Booker, pp.126-127).

 

WALL-E è molto più di un film d’animazione che invita a riflettere sul rapporto dell’uomo – e perché no, anche delle macchine – con il pianeta e l’ambiente. Il nono film della Pixar è una vera e opera di fantascienza, in cui si ritrovano diversi sottogeneri, dal post-apocalittico al racconto distopico; e come è proprio di questo genere anche WALL-E è protagonista di un altro avvincente viaggio nello spazio. Sono infatti numerosissimi gli omaggi ai più importanti film di fantascienza che gli autori hanno volutamente inserito nel film.

 

Lo scenario apocalittico in cui si trova la Terra nel 2805 ricorda, ad esempio, la versione cinematografica del romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda. Come Robert Neville, ultimo uomo rimasto sulla Terra, è in compagnia di un cane, anche WALL-E vive in compagnia di un piccolo scarafaggio muto di nome Hal. Quest’ultimo un chiaro riferimento al super computer Hal 9000 di 2001: Odissea nello spazio. Un altro palese omaggio al regista Kubrik è AUTO, il pilota automatico che insieme al comandante umano B. McCrea, dirige l’astronave Axiom su cui soggiornano gli umani. L’occhio rosso di AUTO ricorda quello di Hal 9000 (Fig.2) e proprio come Hal prende il controllo della nave spaziale Discovery, anche AUTO si ribella al capitano fino ad essere disattivato.

 

Fig. 2 AUTO, Hal 9000 

 

Altro rimando a 2001: Odissea nello spazio sono le colonne sonore che accompagnano le scene del film WALL-E composte da Thomas Newman. Il brano Also sprach Zarathustra che, nelle scene iniziali del film di Kubrik segna il momento evolutivo in cui le scimmie capiscono di poter utilizzare le ossa come armi per combatte; in WALL-E accompagna, invece, la scena in cui il comandante, rimasto immobile per 700 anni sulla sedia di comando; con uno slancio evolutivo riprende l’uso delle gambe e decide di combattere contro il computer per riportare gli uomini sulla Terra. (Booker, p. 130). Anche qui, le musiche entrano a far parte dei momenti decisivi della narrazione, è proprio lo studio meticoloso degli effetti sonori a rendere così realistico lo scenario fantascientifico e il personaggio di WALL-E. Certamente insolita la scelta di non inserire nessun dialogo per i primi 30 minuti. Questa prima parte, in cui si possono udire solamente gli scricchioli dei movimenti e la “voce” del piccolo e assennato operaio WALL-E, sembra essere un altro omaggio al cinema muto alla Charlie Chaplin.

 

A creare la voce di WALL-E è il premio Oscar agli effetti sonori Ben Burtt, già noto per aver ideato il suono della celebre spada laser di Guerre Stellari, che in un’intervista dichiara: ‹‹Mi sono basato sulla mia esperienza di Guerre Stellari e sul robot R2-D2: volevo degli aspetti umani, ma dovevano essere mascherati da qualcosa di elettronico››.

 

Anche l’unica scena parlata di questa prima parte è una citazione, questa volta diretta, del film Hello, Dolly! Un musical broadwayiano di Gene Kelly del 1969, che il nostalgico robottino guarda e riguarda più volte assumendo un aspetto e sentimenti sempre più umani.

 

È lo stesso filmato che usa WALL-E per far innamorare l’ospite inatteso che stravolge la sua vita monotona. Si tratta di EVE – Extraterrestrial Vegetative Evaluator – il robot donna inviato sulla Terra con la direttiva di individuare delle possibili tracce di vita. EVE a differenza di WALL-E è un robot ad alta tecnologia, dal corpo bianco lucido e affusolato e con un display al posto degli occhi, che richiama molto il design della Apple. Nel creare il prototipo di EVE, Stanton ha infatti dichiarato di aver chiesto delle consulenze proprio al “padre” della Pixar, Steve Jobs, che lo indirizzò a Jonathan Ive, uno dei disegnatori dell’iPod. EVE col suo design futuristico diventa protagonista, insieme a WALL-E, delle numerose peripezie che debbono affrontare prima di risollevare le sorti del pianeta Terra. Un po′ come in Blade Runner di Ridley Scott del 1982, in cui Deckard e Rachael, una replicante donna, superano le difficoltà che li separano in virtù della complicità reciproca.

 

Altra pietra miliare del genere fantascientifico che viene citato è Alien di Ridley Scott. La scena in cui WALL-E sta per essere scaraventato dall’astronave e viene salvato da EVE, ricorda Ripley che per sconfiggere Alien deve scaraventarlo dall’astronave. Per finire, la voce originale del pilota automatico della Axiom è proprio quella di Sigourney Weaver che interpreta Ripley in Alien.

 

D’altronde lo stesso ideatore di WALL-E ha dichiarato di essersi ispirato a pellicole degli anni Settanta e Ottanta come: 2001: Odissea nello spazio, Alien, Blade Runner, E.T. L’extraterrestre, Star Trek. In effetti il viaggio nello spazio che vede protagonista WALL-E è degno dei film da cui il regista ha tratto ispirazione. L’astronave si lancia nella via Lattea avvolta in un sordo silenzio e da lì WALL- E vede per la prima volta la Terra, un po′ come gli uomini che scattarono la famosa foto Blue Marble il 7 dicembre del 1972.

 

Sono tuttavia presenti delle incongruenze rispetto alle leggi della fisica. Quando WALL-E e EVE fluttuano nello spazio si sentono ancora le loro voci meccaniche. In realtà il suono per diffondersi ha bisogno di un mezzo di propagazione come l’aria; ma poiché nello spazio c’è assenza di atmosfera, i due robottini non dovrebbero emettere suoni. Lo stesso vale anche per la preziosa pianta custodita da WALL-E – a testimonianza che sulla Terra la vita è nuovamente possibile – che nello spazio aperto rimane integra anziché disintegrarsi data la mancanza di pressione.

 

Fig. 3. Dustbot 

 

Al dì là di queste contraddizioni, WALL-E più che un film per bambini sembra essere a tutti gli effetti un omaggio ai grandi film del genere science fiction; tanto da poter essere annoverato fra questi non soltanto per l’ambientazione e per l’immancabile viaggio nello spazio, quant’anche per le tematiche trattate come il rapporto fra natura e scienza /tecnologia e il suo impatto sugli uomini e le macchine.

 

Argomenti questi che la fantascienza prende in prestito dalla scienza dando vita a un reciproco scambio di idee. Basta pensare, nel nostro caso, che nel 2009 i ricercatori italiani del Sant’Anna di Pisa hanno brevettato un prototipo reale del simpatico robottino della Pixar. Il robot Dustbot (Fig. 3) che, come WALL-E, accumula e smaltisce nella sua pancia i rifiuti per aiutare l’uomo a pulire l’ambiente, era però già in progettazione dal 2006. Si tratterà forse di casualità o di coincidenza, ma certo è che intuizioni come queste sono frutto di una capacità che solo la scienza e la fantascienza possono avere: volgere il nostro sguardo al futuro!

 

BIBLIOGRAFIA

  • Booker M. Keith: Disney, Pixar, and the Hidden messages of Children’s films, Praeger Pub, 2009, pp. 126-133.
  • Siklos Richard: Apple and Eve Revealed: The heroine of Pixar's new release, WALL-E, was born from an iPod, ‹‹Fortune››, maggio 12, 2008. (http://archive.fortune.com)

SITOGRAFIA