LE STRANEZZE DEL CLIMA

Climate Central

LE STRANEZZE DEL CLIMA. Che cosa sta cambiando e perché Bologna: Zanichelli, 2015

pp. 176, € 12,90

ISBN 978808162908

 

di Elisa Baioni

 

Nel 2010, Thomas Friedman, premio Pulitzer e opinionista per il New York Times, lanciò un appello sulla sua rubrica. «Sebbene l’esistenza del cambiamento climatico sia confermata da una marea di ricerche [...] i cittadini sono sempre più perplessi. Che cosa sta accadendo davvero? A mio parere la comunità dei climatologi dovrebbe riunire i maggiori esperti [...] e stilare una semplice relazione di cinquanta pagine. Potrebbero intitolarla “Che cosa sappiamo sul clima”, riassumendovi lo stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico in un linguaggio comprensibile a un ragazzino [...]» (p.5). Le stranezze del clima. Che cosa sta cambiando e perché è la risposta. A redigerla è stato lo staff del Climate Central, un’organizzazione indipendente composta da scienziati e giornalisti che si occupano di divulgazione scientifica.

 

Quello che al pubblico appare come un fastidioso caos di dati e opinioni contrastanti è, in realtà, il normale incedere dell’attività scientifica, quando questa esplora nuovi campi di indagine. La climatologia è una disciplina giovane e complessa, richiede competenze molto diverse, modelli matematici avanzati e accurate indagini per individuare le testimonianze indirette del clima passato. Inoltre, il nostro pianeta non è affatto passivo rispetto alle perturbazioni che lo scuotono, e il suo funzionamento complessivo è, in molte parti, ancora da scoprire. «Ma anche se gli scienziati non sanno tutto sul clima, ciò non significa che non sappiano nulla» (p.6). Per esempio: che ci sia stato un innalzamento della temperatura media, che questo sia dovuto a un incremento dei livelli di anidride carbonica in atmosfera, e che il maggior responsabile dell’aumento sia il bruciare combustibili fossili, è ormai comprovato. Nemmeno i più scettici lo mettono in discussione, e al massimo contestano il ruolo che l’uomo ha in questo cambiamento. Tuttavia, che la nostra specie sia il fattore scatenante, il promotore improvviso di un processo naturale o un mix di entrambe le cose, non fa molta differenza: «[...] l’unico modo per far combaciare le due serie di dati, cioè le temperature ottenute dalle simulazioni e l’andamento osservato a lungo termine nel mondo reale, è tenere conto non soltanto dei fattori naturali, ma anche dell’influenza delle attività umane» (p. 49).

È su come e quanto la Terra cambierà in seguito al riscaldamento che vi sono ancora molti dubbi. «Con modelli informatici [...] i climatologi cercano di [...] esplorare i modi in cui il clima potrebbe evolvere nei prossimi decenni. Naturalmente non c’è una maniera diretta per verificare queste previsioni [...] ma è comunque possibile capire se i modelli funzionano, visto che [...] si possono testare verificando con quanta accuratezza simulino il clima attuale, cioè quanto gli andamenti medi della temperatura, delle precipitazioni o della pressione atmosferica previsti dai computer si avvicinino a quelli che misuriamo nel mondo reale» (pp.109-110). Che cosa dobbiamo aspettarci? Il libro non lascia spazio a prospettive rosee. Ad un aumento di anidride carbonica sono correlati lo scioglimento delle calotte, l’espansione termica delle acque oceaniche con conseguente incremento del livello del mare, l’acidificazione dei oceani, l’aumento della frequenza di eventi metereologici estremi, il mutamento degli ecosistemi, l’estinzione di molte specie sia animali che vegetali. Il peso che questi cambiamenti avranno sulle nostre vite future dipende, invece, da come oggi decidiamo di agire. «Se il tetto di una casa inizia a perdere, il proprietario ha due scelte: spendere subito per la riparazione o prepararsi a spendere ancora di più quando l’aggravarsi della perdita moltiplicherà i danni» (p.170).

 

Su questo punto è bene precisare una cosa: «Si può fare un’analogia con il caso di un lavandino con uno scarico piccolo. Se aprite un po’ troppo il rubinetto, sulle prime non vi accorgerete di nulla, ma dopo un po’ vi renderete conto che il livello dell’acqua sta salendo, e se non chiudete il rubinetto finirà per strabordare. Con l’anidride carbonica succede qualcosa di simile. [...] Se a un certo punto azzerassimo le emissioni, l’anidride carbonica in eccesso verrebbe assimilata dalle piante, dagli oceani, dalla trasformazione in minerali e da altri processi. Ma proprio come nel caso del lavandino, più si accumula CO2 aggiuntiva, più tempo ci vuole per eliminarla [...]. Poiché abbiamo aperto parecchio il rubinetto della CO2, circa metà dell’anidride carbonica aggiuntiva immessa nell’atmosfera degli ultimi due secoli è ancora lì. Potrebbero volerci millenni prima che venga rimossa tutta» (p. 51). Quel che è avvenuto non può più essere cancellato. Non possiamo azzerare il cambiamento climatico; possiamo solo evitare che chi verrà dopo di noi paghi la nostra titubanza. Non si tratta di una scelta semplice: come tutte le altre forme di vita, infatti, siamo ancorati al presente. Da questo punto di vista è forse una fortuna il fatto che i segni del cambiamento siano ormai sotto gli occhi di tutti: possiamo fiutare il pericolo.

 

Non è necessario cadere preda di profezie apocalittiche. Basta semplicemente rendersi conto che siamo parte di questo pianeta. Se il mondo cambia, noi cambieremo con lui. Equilibrio, protezione, stasi sono concetti fuorvianti, la Terra non è mai stata l’immutabile perfezione dell’Eden. Perciò non dobbiamo temere l’onda che arriva, dobbiamo cavalcarla, cercando di giocare d’anticipo: «la nostra civiltà ha un alto grado di adattamento al clima attuale; se questo subisse variazioni significative, di qualunque tipo, è quasi certo che le conseguenze sarebbero devastanti. [...] In caso di necessità, un piccolo gruppo può benissimo smontare l’accampamento e spostarsi [...] Ma ben altra faccenda è spostare una città minacciata dall’innalzamento del mare, come potrebbero essere Venezia, Il Cairo, New York o Shangai» (p.20). Che cosa si può fare? La diminuzione del consumo di combustibili fossili in ragione delle energie rinnovabili è solo uno dei tanti tasselli, sebbene il più importante. Ricorrere a filtri negli attuali impianti di produzione energetica, riciclare i rifiuti, creare elettrodomestici e abitazioni sempre più efficienti dal punto di vista energetico, rinnovare gli impianti di distribuzione dell’energia (i tralicci), ridurre il disboscamento, ridurre l’impatto dell’allevamento animale, sono altri esempi di soluzioni parziali se prese ciascuna per sé, ma efficaci se adottate assieme. È importante, allora, non cadere nelle due trappole che si prospettano all’orizzonte. La prima è pensare di dover aspettare che la tecnologia tiri fuori dal capello magico il pannello solare perfetto, prima di domandare alla politica e a noi stessi una rivoluzione seria. La seconda è cedere al nichilismo, e credere che, data la difficoltà del problema, non ci siano soluzioni.

 

Il merito principale di questo libro è proprio quello di coinvolgere i cittadini nella sfida lanciata dal cambiamento climatico. Lo fa nel modo pacato e ragionevole che ci si aspetta da un opuscolo di divulgazione scientifica, ovvero rispondendo ai tre quesiti fondamentali (che cosa conosciamo, cosa dobbiamo aspettarci e cosa possiamo fare) in un linguaggio semplice e in un numero di pagine contenuto. Va sottolineato, inoltre, che Le stranezze del clima non si limita ad illustrare quanto scoperto finora, ma spiega come l’incertezza intrinseca alle spiegazioni scientifiche sia, paradossalmente, uno dei garanti della loro validità. Noi di Deckard lo consigliamo a chi voglia avere con sé una guida pratica per orientarsi nei dibattiti sul clima. Ci permettiamo soltanto una raccomandazione. «Questo complicato processo di scrittura e revisione punta a garantire l’accuratezza, la completezza e il rigore del testo, ma richiede anche anni di tempo; perciò, quando si arriva infine alla pubblicazione, è possibile che qualche importante risultato molto recente non sia stato incluso (p.176)». La scienza cammina.