LA TRAGICA FINE DI NINA TUCKER

LA TRAGICA FINE DI NINA TUCKER

 

di Pietro Balestra

 

Nessuno che si definisca otaku può trattenere una lacrima al solo sentire il nome Nina Tucker, vispa e affettuosa bimba, tramutata in chimera attraverso l'alchimia dal suo stesso padre, Shou Tucker,

smanioso di conoscenza e di gloria, nell'anime Full Metal Alchemist.

 

Ma se questa tragica vicenda fosse avulsa da ogni realtà, perché susciterebbe in noi un tale dolore e una tale paura? Non è forse noto che anche gli ateniesi del V secolo a.C. s'atterrivano davanti alle opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide, poiché nei miti riconoscevano loro stessi? Dunque noi, uomini del XXI secolo, dovremmo forse rispecchiarci e come in questa favola offerta dai maestri del Sol Levante, in questa tragedia contemporanea? Nel presente saggio analizzeremo le nozioni di chimera e alchimia – le loro origini, la loro storia e la loro influenza sul nostro presente – così da mostrare che, in realtà, il sopraccitato episodio di Full Metal Alchemist altro non è che una metafora del rapporto tra l'uomo e la scienza da un lato, e l'uomo e la natura dall'altro.

 

Cos'è una chimera?


Il termine deriva dal greco χίμαιρα, capra, ovvero uno dei tre animali che compongono la nota belva mitologica. Al giorno d'oggi però, chimera è un significante fluttuante, valido tanto per gli organismi ibridi (sia fantastici, sia reali), quanto per i sogni e gli obbiettivi difficili da conseguire; qui faremo riferimento al primo di questi significati, strettamente collegato al folklore greco.

 

Della Chimera e di come morì per mano di Bellerofonte, già si legge in Omero, in Iliade VI; specificatamente nell'episodio in cui il Tidíde Diomede domanda a Glauco dei suoi natali, e questi gli racconta di discendere dallo stesso Bellerofonte, colui che fu incaricato dal sire dei Lici di uccidere appunto la Chimera.  «[222] Era il mostro d'origine divina,» si legge. Infatti, dallo Pseudo-Apollodoro in Biblioteca, genitori della Chimera furono il titano Tifone ed Echidna – creatura per metà donna e metà serpente, – i quali avevano già generato altri figli mostruosi: Idra, Ortro e Cerbero; stando invece a Esiodo, la Chimera sarebbe stata generata dal rapporto incestuoso tra i sopraccitati Echidna e il figlio Ortro. Appreso del lignaggio divino della bestia, Omero racconta:

«[223] lïon la testa, il petto capra, e drago

la coda; e dalla bocca orrende vampe

vomitava di foco: [...]».

Ecco svelata la natura ibrida della Chimera. Quel che Omero cela – forse poiché già ben noto ai suoi contemporanei ascoltatori, cresciuti con tali miti – è che la belva aveva tre teste, una per ognuno degli animali che la componevano: di leone sul collo, di capra sulla schiena e di serpente sulla coda. In talune rappresentazioni, recava anche ali d'aquila.

«[225] [...] e nondimeno

col favor degli Dei l'eroe [Bellerofonte] la spense».

(Omero, trad. it. di Monti 1998, pp. 131, 132).

 

Questi ultimi due versi del passo risultano oltremodo emblematici per fini esegetici: la Chimera vantava una natura divina, secondo il vocabolario Treccani essa era presso gli antichi Greci l'incarnazione dei più violenti fenomeni naturali (eruzioni vulcaniche o tempeste); eppure è col benestare degli dei che l'uomo la uccide. Si potrebbe quindi interpretare, a ragione, il mito di Bellerofonte e della Chimera come il momento in cui il genere umano stabilisce il suo dominio sulla natura violenta, in accordo però a quell'equilibrio universale superiore incarnato dal pantheon di Zeus. 

Chimera.
Immagine presa da Internet

 

Nel 1992, John Harris, nel suo prezioso trattato di bioetica Wonderwoman and Superman – The ethics of human biotechnology, ricorre al termine chimera, da un lato conservandone il significato mitico, dall'altro ribaltandolo. 

Il capitolo cui si sta facendo riferimento in particolare è il VII, intitolato appunto Wonderwoman and Superman, il quale si prepone di rispondere alla domanda: «creando una nuova sottospecie di superuomini o addirittura, alla fine, cambiando l'umanità intera in un senso che ci sembra migliorarla, non facciamo un torto a tutta l'umanità?» (Harris, trad. it. di Rini 1997, p. 219). Protagonisti sono gli ibridi, quelli che in biologia si definiscono organismi transgenici – cioè cui sono state introdotte sequenze di DNA provenienti da specie diverse, – da Harris definiti proprio chimeras, poi distinte, come in Full Metal Alchemist, in chimere animali e chimere umane.

 

Le prime sono organismi animali ibridati con altri a scopo di ricerca scientifica, anche medica. Adriana Bazzi e Paolo Vezzoni, in Biotecnologie della vita quotidiana, espongono un esempio eclatante di ciò: nel gennaio 1997, sui giornali e sulle televisioni si diffonde l'immagine di un topo lungo dieci centimetri, recante sul dorso un orecchio umano lungo sette. Si tratta dell'esperimento condotto dal chirurgo Joseph Vacanti, in collaborazione col MIT e il Massachusetts General Hospital, per dare un padiglione auricolare alla piccola Jane Harris, nata senza a causa di una rara anomalia genetica.

 

Sulle chimere umane, si discute invece della possibilità di integrare al corredo genomico umano sequenze di DNA animale per implementarne le funzioni. La domanda filosofica a questo punto diventa: un nuovo passo per l'evoluzione o una violazione della legge di natura?

 

Gli argomenti contro l'ibridazione presi in esame da Harris potrebbero riassumersi in uno soltanto: l'infelicità. Per quanto riguarda le chimere animali, essa può riguardare tanto la scomodità per l'ibrido che s'interfaccia a membra che per natura non apparterrebbero alla sua specie, quanto la percezione di sé come qualcosa di innaturale e bizzarro; per le chimere umane tali questioni si riproporrebbero poi anche su scala sociale. Tale è la condizione di Nina Tucker e delle altre chimere rinchiuse nel laboratorio dell'alchimista Shou Tucker.

 

Tuttavia non sarebbe politicamente corretto parlare in termini assoluti: l'esperimento del dottor Vacanti non ha arrecato alcun danno al topo e ha nel contempo permesso alla giovane Jane Harris di sentirsi più a suo agio con se stessa e con gli altri. Inoltre, non v'è ancora alcun progetto di sperimentazione per integrare branchie od occhi di falco agli esseri umani – se ci fossero, sì che sarebbe il caso di interrogarsi riguardo la loro utilità ed eventuale dannosità – tuttavia già sono effettuati trapianti d'organi di provenienza animale, e ciò è indubbiamente un vantaggio per il genere umano.

 

Qual è dunque la differenza tra Shou e Nina Tucker da un lato, e Joseph Vacanti e Jane Harris dall'altro? Perché la prima vicenda è percepita come tragedia, la seconda invece come vittoria non solo per una singola persona, bensì per l'umanità? Si può parlare di cattiva e buona scienza? Se sì, in quali termini?

Per rispondere bisogna prima affrontato anche il discorso sull'alchimia.

 

Ermete Trismegisto

Immagine presa da Internet.

 

Il termine deriva dall'arabo al-kìmiya; è tuttavia discussa l'etimologia della radice kìmiya: essa potrebbe rifarsi a ktm (o chem), col quale gli antichi egiziani si riferivano alla loro terra, oppure al greco chyma, sostantivo riguardante la lavorazione dei metalli. Importata dalle regioni arabe in Europa e qui diffusasi intorno al XII secolo d.C., l'alchimia era un sapere di matrice sia pratica che spirituale, volta a conoscere i segreti instillati da Dio nella Natura e a trasmutare gli elementi secondo regole scientifiche e divine. Scopo ultimo era svelare la formula della pietra filosofale, che si pensava donasse l'immortalità.

Il primo detentore del sapere alchemico era ritenuto esser stato Ermete Trismegisto, leggendario profeta egizio del dio Toth, perciò custode d'un sapere più vicino alla verità, poiché più antico di quelli tramandati da Mosè e Platone. Era un sapere speculativo, occulto e segreto, insegnato quindi da pochi sapienti eletti a pochi sapienti eletti; in antitesi alla scienza moderna che è invece nota, chiara e fondata su un metodo.

 

L'alchimia di Full Metal Alchemist sembra essere più vicina a quest'ultima che all'esoterismo medievale di matrice egizia. Nell'anime, chiunque sa cos'è l'alchimia, tranne piccole comunità dedite a culti religiosi integralisti non dissimili da quelle reali; essa è persino impiegata nella sfera politica (nell'esercito). Tutti possono provare ad avvicinarvisi, benché pochi riescano a maneggiarla. Ricorda molto come, fuori dalla diegesi, chiunque può approcciarsi alla scienza, ma pochi diventano poi scienziati . Soprattutto, essa non rimane un sapere libresco: ha un suo metodo e una sua effettiva realizzazione pratica.

L'alchimia in Full Metal Alchemist è quindi una metafora della tecnica, ovvero la parte pratica

della scienza moderna, che può essere applicata tanto per fini militari, quanto per fini medici e così via... Ciò implica che essa possa essere buona o cattiva: scienza buona è quella al servizio dell'umanità, quella di Edward e Alphonse Elric (i protagonisti del manga), ma anche del dottor Vacanti; cattiva è invece quella egoista di Shou Tucker.

 

Nina Tucker è la chimera che, antico simbolo d'una natura violenta dominata dall'uomo, ora rappresenta le applicazioni negative e gli infelici risultati del sapere umano – forse ancora non reali, ma sicuramente possibili, se non addirittura probabili. Per questo il titolo del saggio non poteva essere La tragica morte di Nina Tucker: non è la morte della bimba l'evento tragico, bensì la sua fine, quel momento in cui la curiosità e l'avidità di terzi hanno annullato la sua identità e la sua autonomia.

 

La morale della vicenda di Shou e Nina Tucker e di Full Metal Alchemist è che la tecnica scientifica è fondamentale per migliorare le condizioni di vita dell'uomo, ma anch'essa deve rispettare l'imperativo categorico kantiano che dovrebbe essere alla base d'ogni concezione etica: vedere nel prossimo sempre un fine, mai un mezzo. 

 

Bisogna lavorare sempre per accrescere l'altrui autonomia e identità, mai mettendole a rischio.

 

Nina Tucker.

Immagine presa da Internet.

 

MATERIALE DI LAVORO

Fonti cinematografiche:

  • BONES (2003), Full Metal Alchemist, ep. 6 e 7.
  • BONES (2009), Full Metal Alchemist – Brotherhood, ep. 5.

Studi bibliografici:

  • CIARDI Marco (2014), 2. Newton e la pietra filosofale, in Galileo & Harry Potter – La magia può aiutare la scienza?, Roma, Carocci.
  • HARRIS John (1992), 7. Wonderwoman and Superman, in Wonderwoman and Superman – The ethics of human biotechnology, Oxford University Press, trad. it. di Rodolfo Rini (1997), Wonderwoman e Superman – Manipolazione genetica e futuro dell'uomo, Milano, Baldini&Castoldi.
  • OMERO, Iliade VI, trad. it. di Vincenzo Monti (1988), Milano, C.D.E.

Approfondimenti:

  • BAZZI Adriana e Vezzoni Paolo (2000), 7. La fabbrica degli organi. La banca dei tessuti, in Biotecnologie della vita quotidiana, Bari, Laterza.
  • CHIESA Eleonora (2014), Ibridazioni, totem e chimere, in academia.edu (data di ultima consultazione: mercoledì, 23 marzo 2016).
  • PEREIRA Michela (2001), Arcana sapienza – L'alchimia dalle origini a Jung, Roma, Carocci.