STAR TREK BEYOND

Star Trek Beyond

 

di Arianna Ricci

 

È cominciato tutto nel Settembre 1966, con una serie tv fantascientifica che faceva capolino sugli schermi americani, esploratrice dell'ignoto e pioniera in un panorama televisivo abituato prevalentemente al genere western. Poi, attraverso le prime motion picture, le nuove serie, i romanzi, i fumetti ed il fandom cresciuto sempre di più, si è giunti oggi ai cinquant'anni di un pilastro come Star Trek. L'uscita del film Star Trek Beyond (diretto da Justin Lin, scritto da Simon Pegg e Doug Jung), in concomitanza con lo scadere del primo cinquantenario della serie, non ha avuto la stessa risonanza della rinascita di Star Wars con la nuova trilogia. Eppure, non meno amato, forse, da questo punto di vista, Star Trek si presenta più come un pilastro silenzioso, una certezza per gli amanti del genere Sci-fi.

 

In coloro che l'hanno visto, il terzo film della trilogia Trek (Star Trek, Star Trek Into Darkness, Star Trek Beyond) avviata da JJ Abrams nel 2009 ha generato opinioni contrastanti, le quali, in sostanza, descrivono la doppia faccia della spettacolarità: leggendo le recensioni ed i commenti su internet, si nota come ad alcuni Star Trek Beyond sembri troppo da franchise e da blockbuster, troppo focalizzato sugli incassi al botteghino per “spingersi coraggiosamente dove nessuno è mai giunto prima”, altri invece rimangono positivamente colpiti dal prodotto nel suo complesso.

 

La prima lampante caratteristica del film è l'azione portata all'iperbole: gli effetti speciali sono il fiore all'occhiello dell'intera proiezione ed è innegabilmente affascinante poter vedere nel dettaglio ciò che negli anni '60 era lasciato solo alla fantasia dello spettatore, come le lesioni alle astronavi, gli scudi deflettori, l'avanzata tecnologia della Federazione e la surreale tecnologia aliena, l'ingegneria spaziale che si fa sempre più verosimile e precisa nei suoi dettagli. Eppure, ci sono talmente tante esplosioni, detonazioni, sparatorie e catastrofi, insomma talmente tanta azione, da lasciare spazio solo per i punti focali della trama, mentre vengono omessi altri sviluppi che sarebbero stati interessanti, come, ad esempio, la spiegazione dell'evoluzione degli antagonisti da dispersi su un pianeta ostile a capi di un esercito alieno invulnerabile.

 

Un punto di forza di Beyond rispetto ai due film precedenti è che si pone l'accento sul grande insieme che caratterizza Star Trek ed il suo equipaggio, piuttosto che non semplicemente sul giovane Kirk e le sue relazioni. Fin dall'inizio, la trama ruota attorno alle fragilità caratteriali dei personaggi, ora che sono cresciuti e diventati più vicini a quelli comparsi nella serie originale. Vengono messi in scena alcuni elementi di background ed è originale vedere che non solo questi ultimi non vengono dati per scontati, ma diventano anche parte integrante degli eventi ed hanno effetto sulle capacità decisionali dei personaggi principali: sto parlando, ad esempio, delle difficoltà di convivenza durante una missione quinquennale giorno dopo giorno all'interno della stessa nave, avendo, al di là di essa, solo lo spazio sconosciuto. Si può pensare che tragga ispirazione dai racconti dei nostri astronauti che, pur rimanendo nei pressi della Terra, si trovano a dover trascorrere mesi e mesi a bordo della International Space Station.

 

Un tributo al tema LGBT e all'uguaglianza dei diritti si manifesta nel personaggio del tenente Hikaru Sulu, che, sulla base stellare di Yorktown, trova la propria famiglia, composta da una figlia e da un compagno. Tuttavia, in un'intervista rilasciata all'Hollywood Reporter, George Takei (che interpretava il ruolo di Sulu nella serie classica) ha rivelato di non essere rimasto entusiasta di fronte a questa scelta:

 

«Sono felice che ci sia un personaggio gay. Purtroppo però è una distorsione della creazione di Gene, alla quale aveva dedicato gran parte della sua immaginazione».

 

In effetti, il personaggio creato da Gene Roddenberry non era focalizzato su questo tipo di tematica, anche perché, ha spiegato Takei in alcune interviste, si suppone che in un simile futuro l'orientamento sessuale non sia più motivo di preoccupazione e giudizio.

 

I personaggi principali continuano sulla linea sviluppata nei film precedenti: con la scena sulla motocicletta, il giovane capitano Kirk non perde il suo atteggiamento da irriducibile eroe della situazione, tuttavia si dimostra un capitano cresciuto e più responsabile; mentre il giovane Spock è diretto verso un miglior equilibrio fra le due nature che lo caratterizzano, quella umana e quella vulcaniana, anche se continuano a non mancare i tentativi di mettere in scena la sua umanità al di là di quanto accadeva nella serie classica. La storia d'amore tra lui e il tenente Uhura trova uno spazio minore, ma così presentata è più congeniale a due ufficiali della Flotta Stellare. Trovano maggiore risalto, invece, i momenti comici tra Spock e il Dott. “Bones” McCoy, che alleggeriscono la tensione e la suspense generate dall'azione, mettendo in risalto il valore dell'amicizia in tutte le sue forme, che è alla base dell'universo di Star Trek.

 

Totalmente nuovo è il personaggio di Jaylah, l'aliena sfuggita alla prigionia ma rimasta bloccata sul pianeta Altamid. Ella rappresenta lo stesso archetipo di giovane donna ingegnosa ed indipendente portato in scena anche in Star Wars – Il Risveglio della Forza, nei panni di Rey. Jaylah ha costruito con i rottami di altre astronavi una dimora per sé stessa, circondata da una serie di trappole, armi e barriere per proteggersi. Non se ne rende conto, ma si comporta da vero e proprio ingegnere, ha soltanto bisogno di perfezionare e sistematizzare le proprie conoscenze, perciò, da questo punto di vista, l'incontro con l'ingegnere capo dell'Enterprise, Montgomery “Scotty” Scott, sarà cruciale: nelle loro azioni combinate, i due mettono insieme scienza ed istinto, studio ed esperimento, riuscendo perfino a sollevare da terra il relitto di un'astronave della Federazione, la Franklin, che non decollava da secoli.

 

L'antagonista principale è Krall, generale di un esercito alieno, che sembra volersi comportare come il Capitano Nero del primo film, attaccando la Federazione e tutto quanto la rappresenta. In realtà, l'intreccio della trama si rivela più complicato portando alla luce un messaggio importante, cioè che non c'è bisogno di cercare il nostro nemico al di fuori dei confini della nostra orbita. Il nemico siamo noi, sono gli ideali di guerra che impediscono di vedere i benefici dell'unione, che ci cambiano dentro (e, nel caso di Star Trek Beyond, anche fuori...) e che creano quel clima di terrore che oggi conosciamo così bene. All'apice della metafora, il tentativo di Krall di operare un vero e proprio attacco terroristico ai danni della base spaziale di Yorktown.

 

Per concludere, per gli appassionati da tanto tempo come me non poteva mancare un tributo, al di là della dedica del film a Leonard Nimoy (1931 - 2015) e Anton Yelchin (1989 - 2016), all'equipaggio della serie classica, che diede inizio a questo sogno fantascientifico. Esso si manifesta nel modo più semplice: una foto. Il giovane Spock viene a sapere che l'ambasciatore Spock, suo alter ego da un'altra linea temporale, è deceduto, perciò gli vengono consegnati i suoi oggetti personali, tra i quali compare una fotografia dell'equipaggio originale nelle loro divise da ufficiali rosse e bianche (quelle che compaiono per la prima volta in Star Trek II – L'ira di Khan).

 

Star Trek Beyond, nonostante i suoi effetti speciali al limite della realtà virtuale, non può certo prendere il posto della saga originale che, nel suo genere, ha fatto storia; tuttavia non solo rappresenta un tributo creato con riguardo, ma anche l'idea che quei viaggi astrali e quelle missioni quinquennali possano continuare all'infinito, sia nella memoria che nell'immaginazione...