LA CABALA DI CASANOVA in L'OCCULTISMO DI GIACOMO CASANOVA E ALTRI SAGGI

Bernhard Marr

LA CABALA DI CASANOVA in L’OCCULTISMO DI GIACOMO CASANOVA E ALTRI SAGGI

San Donato (MI), Edizioni PiZeta, 2014

pp. 247, € 15,00 

ISBN 978887625653

 

Di Edoardo Bassetti

 

Ci eravamo lasciati con una panoramica di tutto quello che fu Giacomo Casanova, oltre che un donnaiolo ed un avventuriero. Vorremmo ora, invece, approfondire un preciso aspetto della sua persona, quello della cabala. Una cabala anch’essa declinata in una ben precisa chiave: in quella che è stata, cioè, - come abbiamo già visto – la vera e propria ossessione di Giacomo Casanova, il suo pensiero fisso: essere qualcuno, e distinguersi dalla massa.

 

La cabala significa per Casanova, come del resto qualsiasi altra cosa, fare colpo su chi lo circondava; meglio ancora se questi erano aristocratici, belle signore, letterati o politici. Uno dei tanti mezzi, insomma, per raggiungere l’unico fine. Le cosiddette “piramidi”, che Marr ha cercato di sciogliere, non erano altro, in fin dei conti, che delle astruse ed arbitrarie piroette da circo. Come diremmo noi oggi, uno dei topic di quello che fu un vero e proprio showman del Settecento.

 

L’eccentrico industriale Bernhard Marr, nel 1913, cercò di svelare l’arcano della cabala casanoviana. Ma a leggere le pagine del suo saggio sembra proprio che, gradualmente, la curiosità lasci il passo al disincanto. C’è un’evidente nota d’amarezza, infatti, in questa sua esclamazione finale:

 

«Il contenuto della lettera di Casanova non è niente altro che una presa in giro, accompagnata dall’intenzione di darsi importanza!» (pag.207)

 

Un’indignazione che lascia però il tempo che trova, e denota l’inesperienza di un non addetto ai lavori. Marr era infatti talmente appassionato delle vicende di Casanova, che un bel giorno – giova ricordarlo – un gruppo di amici decise di tirargli uno scherzo niente male: fecero scolpire una falsa lapide (errata, appositamente, sia nel nome, “Cassanova”, sia nella data, 1799 anziché ’98) e la sotterrarono nel giardino del castello di Dux, cittadina dove morì realmente Casanova, nell’attuale Repubblica Ceca; poi la fecero ritrovare a Marr. Nonostante gli errori, egli si rifiutò di credere che la lapide fosse falsa, e divulgò a tutta Europa la sensazionale notizia del ritrovamento.

 

Ma veniamo al dunque: la lettera dalla quale Marr prende spunto, è quella inviata dal nostro Casanova alla bella Eva Frank, riportata nel volume. È qui che l’avventuriero veneziano confida alla donna di possedere il Kab-Eli (“segreto di Dio”), che puntualizza non essere esattamente la stessa cosa della Cabala: quest’ultima, infatti, «consiste soltanto in interpretazioni sempre più o meno oscure»; l’altro, invece, «è un autentico oracolo che, quantunque sovente sotto un fitto velo, mi dice sempre la verità». E come ciò non bastasse, «a prova della mia buonafede le invio, come vede, l’oracolo in natura». Addirittura è stato l’oracolo, confida Casanova, a proteggerlo dalle sventure parigine. Come si fa a non rimanere ammaliate da un simile prestigiatore, che conclude definendosi «umilissimo e obbedientissimo servitore»?

 

«Il frammento della lettera di Casanova a Eva Frank, nel quale egli, a quanto sembra, le rivela la natura della sua cabala, si riferisce in cifre e in testo a quanto segue:

 

 

La “spiegazione” della cabala data nella lettera risulta solo per un istante sorprendente; ma la concatenazione dei pensieri di Casanova è niente di meno di quanto dichiarato.

 

Le lettere che vengono estratte dalla piramide vanno da a a x, rappresentate dalle cifre da 1 a 21, con esclusione della k, che non è una lettera dell’alfabeto francese, e ponendo u = v come in latino.» (pp. 201-202)

 

In nessun modo, quindi, si può ottenere il numero 1 con una semplice estrazione, e nemmeno attraverso un’addizione delle cifre date. Occorre fare una sottrazione. Ma, d’altro canto, il numero più grande nella piramide è 10, e quando estraiamo valori letterali, ciò non può essere fatto se non per mezzo di un’addizione, seguita da sottrazione.

 

«Supponiamo che non si voglia accettare, come metodo per arrivare al risultato desiderato, di buttare giù del tutto arbitrariamente una cifra dietro l’altra. Cioè si cerchi una correlazione fra il risultato e le cifre della piramide; [...] Ma, disgraziatamente, questo non è il caso!» (pag.202)

 

La piramide, per quanto riguarda le interrogazioni, sarebbe al completo con le cifre 3 3 10 4 3 2 9 7; poi viene un arrotondamento della base per mezzo di due zeri. Il resto della piramide è quindi un’aggiunta arbitraria. Ciò che Casanova dice riguardo la Colonne double e i six zèros non ha alcun significato, in quanto da numeri che contengono zeri è impossibile estrarre numeri dispari o numeri primi.

 

«Una giustificazione plausibile del numero delle lettere e delle cifre letterali può essere elaborata a partire dai valori numerici della piramide per ogni risposta previamente scelta e in tutti i casi che possano essere scelti intelligentemente. Questo risulta dal fatto che sia a disposizione un grande numero di addendi, alla cui forma irregolare deve essere associato un certo valore. La migliore procedura sarebbe quella di collocare le cifre 1, 2, 3, 4, 5 nella domanda proposta e poi, analogamente, nella piramide».

 

 

Per condurre questa cabala ad una situazione per assurdo, basterebbe notare come il numero necessario di lettere d’oggi non è sempre lo stesso di quanto potesse essere in passato, e quindi la pretesa di Casanova di arrivare ad un risultato sempre giusto è da escludersi. Diverso era per la cabala orientale, dalla quale si ricavavano solo consonanti: lì era possibile giungere a qualsiasi risultato, anche inaspettato, finendo in qualche modo per ingannare anche se stessi. Ma, in Casanova, «c’è una frode consapevole, e la possibilità di autoinganno non è, in questo caso, neanche da prendersi in considerazione!» (pag.207)

 

«Si arriva addirittura a convincersi che quel furbacchione avesse portato a termine il suo trucco anche senza alcuno sforzo. Egli possedeva una riserva da 5 a 10 grafici organizzati con molta cura, basati su 5-10 domande piuttosto ricorrenti […] e adattati a 5-10 risposte oracolari che ci si sarebbe normalmente aspettati di sentire. Usando questi grafici, e usando regole logiche […] era possibile arrivare a un risultato (desiderato) ottenendo così dei successi incredibili, senza che ci fosse il sospetto di influenze arbitrarie, oppure di usare esempi analoghi come guida». (pag.208)

 

Bisogna riconoscere, in conclusione, che il saggio di Marr è notevole per perizia tecnica e matematica, ma scadente nella visione d’insieme, nel cogliere ciò che la cabala fu per Casanova, al di là della cabala stessa. Una puntuale e prosaica parafrasi, potremmo dire, di quello che è stato un aspetto poetico e geniale di una persona altrettanto geniale. Un linguaggio non adeguato, quindi, per fare capolino al di là dei meri aspetti tecnici; aspetti che, ovviamente, non fanno altro che incastrare il nostro eccezionale, romantico impostore.