Intervista a LUISA CIFARELLI (mostra Enrico Fermi)

Intervista a

LUISA CIFARELLI 

Presidente della Società Italiana di Fisica (SIF) e direttore scientifico MOSTRA ENRICO FERMI

 

 

a cura di Matteo Ogliari e Elisa Baioni

 

1. In che modo raccontare la vita dei grandi protagonisti della scienza può avvicinare le nuove generazioni alla scienza stessa?

Sin da bambini siamo affascinati dai racconti. Non c'è dubbio che il racconto di una storia che inquadri una scoperta scientifica è infinitamente più interessante che non l'illustrazione della scoperta tout court. Un aneddoto, un particolare, una citazione, una testimonianza, una fotografia o un oggetto personale, sono tutti importanti tasselli di questo racconto e indispensabili strumenti per attrarre, catturare l'attenzione. Tra l'altro gli oggetti aiutano a ricordare perché fissano un dettaglio che riusciamo a percepire più vicino, concreto e soprattutto vero.

 

È dunque il racconto della vita dello scienziato, un racconto fedele, ragionato e talvolta critico, dovutamente inserito nel contesto storico da lui vissuto, che deve far da cornice all'illustrazione della sua opera. A noi il compito di sfruttare questa cornice nel modo più corretto e al tempo stesso più accattivante possibile nei confronti dei giovani, anzi dei giovanissimi.

2. Uno dei grandi problemi della divulgazione scientifica è da sempre tenere assieme la complessità degli argomenti, la correttezza delle nozioni e l'entusiasmo per la ricerca. In che modo il format scelto dalla mostra, ovvero l'ampio utilizzo di pannelli multimediali, filmati e audio, aiuta a realizzare questo obiettivo?

Il linguaggio per comunicare la scienza non è semplice anche se l'evidenza scientifica è sotto gli occhi di tutti noi, fruitori quasi sempre inconsapevoli della scienza. Il primo requisito che deve soddisfare questo linguaggio è la correttezza. Semplificare questioni complesse per renderle comprensibili a un pubblico di non esperti pur mantenendo l'indispensabile rigore scientifico è una vera sfida. Come fare?

 

La linea guida utilizzata in questa mostra è stata quella di introdurre vari livelli di difficoltà, partendo addirittura da un livello ludico in cui il concetto scientifico viene espresso tramite un'interpretazione artistica, fatta di efficaci giochi di luce e suoni interattivi. Infatti l'obiettivo primario a questo livello è affascinare, stupire e -perché no- far giocare. Poi, passando alle "cose più serie", la mostra ricorre ad altri efficaci strumenti per catturare l'interesse, per esempio a dei monitor interattivi di tipo touchscreen, contenenti filmati, immagini e documenti presentati in un formato originale e divertente, che possono essere sfogliati in modo non banale come fossero grandi smartphone o tablet, che invitano il visitatore a scoprire sempre di più, che sollecitano via via la sua curiosità e il suo entusiasmo. Un'altra idea vincente è stata quella di disporre lungo il percorso della mostra delle "guide" molto speciali, ossia delle proiezioni su schermi semitrasparenti, tanto da sembrare ologrammi, di brevi monologhi a tema interpretati da alcuni scienziati, proiezioni che si attivano tramite sensori al passaggio dei visitatori destandone immancabilmente sorpresa e interesse.

 

Accanto a tanta tecnologia, che ben si abbina al concetto di scienza, come ho detto prima è comunque fondamentale esporre in una mostra di questo genere, che è anche di carattere storico biografico, una serie di oggetti veri, autentici, appartenuti a Fermi e al suo entourage, oggetti che si possono addirittura toccare, come per esempio la copia anastatica dell'inedito quaderno di laboratorio del 1934 messa a disposizione del pubblico.

 

Risultato: a partire dai bambini, ognuno riesce a trovare il livello a lui più congeniale per esplorare la mostra. Il che è forse il segreto del successo ottenuto.

 

3. Qual è il ruolo delle mostre e dei festival rispetto all'insegnamento nelle scuole? Progetti come l'EEE–Extreme Energy Events hanno come unico obiettivo quello di diffondere la cultura scientifica, oppure dietro vi è anche un'idea di scienza partecipata?

Mostre e festival hanno il compito di aprire gli occhi dei ragazzi, come essenziale complemento e ampliamento dell'insegnamento scolastico, mettendoli di fronte al grande panorama della scienza che viene loro proposto soprattutto come svago e non come studio, con mezzi comunicativi che estendono l'approccio puramente didattico.

Il Progetto EEE va oltre la diffusione della cultura scientifica e ha come obiettivo quello di portare la scienza nel cuore dei giovani in maniera diretta, coinvolgendo i ragazzi delle scuole superiori in un vero esperimento di fisica astroparticellare. Il sistema attuato è indubbiamente quello della "scienza partecipata".

 

Per cominciare i ragazzi vengono inviati in missione al CERN, a Ginevra, a costruire un sofisticato e moderno rivelatore che mettono poi in funzione nella propria scuola. Una volta operativo, il rivelatore trasmette dati in automatico al centro di calcolo CNAF dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. E' compito dei ragazzi monitorare il buon funzionamento dell'apparato sperimentale e vegliare sull'efficienza costante della presa dati. In Italia ci sono già 50 scuole dotate di rivelatore disseminate su una superficie di quasi mezzo milione di chilometri quadrati, che campionano sciami di raggi cosmici di altissima energia e che hanno già raccolto negli ultimi anni decine di miliardi di tracce di particelle cosmiche. Oltre a queste 50 scuole, ce ne sono quasi altrettante che, benché prive di rivelatore, hanno già l'accesso ai dati raccolti sia per il controllo della qualità sia per l'elaborazione e l'analisi. A regime il Progetto prevede che tutte le scuole che lo desiderino, in Italia e non solo, possano avere questo accesso. Dunque il Progetto EEE fornisce open data e realizza a tutti gli effetti l'idea di una scienza fatta con la partecipazione dei cittadini, in questo caso dei giovanissimi.

4. Secondo lei qual è la ragione per cui, mentre i fisici all'estero parlano delle scoperte e dei suggerimenti di Fermi come di «doni», qui in Italia la sua vita e la sua rilevanza scientifica sono ancora così poco note al grande pubblico?

Di tutte le scoperte scientifiche può essere fatto prima o poi un uso tecnologico e di tutte le tecnologie può essere fatto un uso buono o cattivo, giusto o sbagliato, talvolta persino inconsapevolmente. Ma l'uso della scienza spesso dipende da decisioni che esulano dalla diretta responsabilità degli scienziati. In America il Progetto Manhattan, di cui Fermi fu protagonista insieme a tanti altri suoi illustri colleghi, fu dettato dai tragici eventi bellici del secolo scorso, fu una corsa contro il tempo da parte del mondo libero e democratico per arrestare la folle violenza totalitaria che gli si contrapponeva. Ed è purtroppo per questa sua partecipazione al Progetto Manhattan che Fermi in Italia è stato a lungo volutamente oscurato perché ritenuto responsabile dell'uso della "bomba". Nulla di più sbagliato. Lo sappiamo benissimo che le tragiche decisioni che determinarono la fine della seconda guerra mondiale furono prese dai capi di stato, non dagli scienziati. Eppure è proprio per questo motivo che le incredibili conquiste scientifiche di Fermi sono meno note da noi che all'estero, e poco considerate.

 

Circa 15 anni fa, su proposta di alcuni meritevoli scienziati, cittadini e politici, fu istituito il "Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi" (Centro Fermi) per contribuire a far nuovamente risplendere in Italia la figura di Fermi, uno dei maggiori scienziati di tutti i tempi. Sede del Centro Fermi a Roma è proprio l'Istituto di Fisica di via Panisperna, ancora in fase di ristrutturazione, dove Fermi e la sua squadra avevano brillantemente operato alla fine degli anni trenta. Il Centro Fermi, il cui presidente fondatore è stato il fisico Antonino Zichichi, è il più giovane ente pubblico di ricerca italiano. In attesa della sua sede istituzionale, il Centro opera con l'obiettivo di dare vita ad attività di ricerca di avanguardia e di carattere interdisciplinare, tenendo bene in vista da un lato le applicazioni e ricadute scientifico tecnologiche, dall'altro la diffusione e la promozione della cultura scientifica. E' proprio ciò che Fermi avrebbe voluto realizzare nell'istituto che ora porta il suo nome. L'apertura di un museo Fermiano a via Panisperna, di cui questa mostra è l'anticipazione, sarà inoltre fondamentale per fare finalmente conoscere come si deve al grande pubblico Fermi e i suoi "doni".

 

5. Come cittadina italiana, ma soprattutto come studiosa di fisica, che effetto le fa sapere che una delle due classi fondamentali in cui si dividono le particelle del nostro universo è dedicata ad un suo connazionale?

Certo, sono estremamente fiera di Enrico Fermi. Il nome di Fermi, secondo una bella ricerca recentemente pubblicatata da Roberto Casalbuoni e Daniele Dominici, appare in almeno 50 espressioni usate nel campo della fisica e della scienza in generale. Non c'è settore della fisica in cui il contributo di Fermi non sia stato essenziale. Queste 50 espressioni e relative immagini e spiegazioni sono tra l'altro contenute in un simpatico touchscreen proprio all'ingresso della mostra. I "fermioni " e la "statisca di Fermi-Dirac" hanno un ruolo da protagonista nella fisica moderna. Ma non soltanto loro. Anzi sarebbe quasi riduttivo limitarsi solo a questa formidabile scoperta di Fermi ma non unica tra le sue tante formidabili scoperte. Basti solo pensare che si deve a Fermi la scoperta della quarta forza fondamentale della natura (ce ne sono solo quattro!): la forza nucleare debole. La mostra si sofferma sui fermioni solo come prima tappa della prodigiosa parabola scientifica di Enrico Fermi, fisico dalla genialità universale, uno dei grandissimi, al pari di Galileo Galilei.