I SETTE INGREDIENTI DELLA SCIENZA

Edoardo Boncinelli

I SETTE INGREDIENTI DELLA SCIENZA.

Milano, Indiana Editore, 2015

pp. 107, €13,50

ISBN 9788897404477

 

di Paolo Comandini

 

Tutti parliamo di scienza. Tutti ne siamo circondati, ne sfruttiamo i progressi e alcuni di noi addirittura le dedicano la loro vita. Sembrerebbe una situazione ideale, se non fosse che anche la scienza, come tutti gli aspetti così rilevanti della nostra società, crea spesso fraintendimenti, scetticismi e controversie che a volte si trascinano addirittura fino alle aule dei tribunali e alle prime pagine dei giornali. Le cause di questi frequenti flussi di opinione sono diversi: da un lato la comunità scientifica per anni ha fatto molta fatica a comunicare col pubblico e a farsi percepire come una parte della società più che come un'entità esterna ed elitaria; dall'altro le istituzioni, la scuola in particolare, non si sono mosse in modo adeguato per diffondere la cultura e l'approccio scientifico fra i profani. In questo breve libro, il fisico e genetista Edoardo Boncinelli sembra aver ben in mente questi due problemi nel presentarci un'opera che si propone, in modo semplice ed accessibile, di spiegare quali siano le caratteristiche che distinguono la scienza da tutti gli altri metodi di conoscenza.

 

Boncinelli, da uomo di scienza, comincia dando una definizione della materia che vuole trattare; eppure, dare una descrizione completa e sintetica della scienza è tutt'altro che semplice. L'autore non si accontenta di fornire una definizione da vocabolario ma va più a fondo, dando una vera propria “ricetta”, ingrediente per ingrediente, senza però mai scendere in pesanti dissertazioni epistemologiche. La fruibilità è forse il maggior pregio di questo libro: si evitano sapientemente i tecnicismi e la verbosità che spesso allontanano parte del pubblico dal genere divulgativo e si parla di filosofia della scienza quasi senza che il lettore se ne accorga. Non si fa dunque una lezione di epistemologia, citando i grandi classici o definendo e confrontando teorie classiche: in modo estremamente colloquiale e pragmatico, il lettore viene trasportato attraverso i concetti che guidano la prassi degli scienziati e la modalità di lavoro, comunicazione e autocontrollo della comunità scientifica.

 

È proprio sul controllo, sul rigore e sui limiti della scienza che si concentra l’autore: spesso l'immagine che ci arriva dell'attività scientifica è quella di un treno in corsa guidato da squadre di stregoni in camice che giocano a fare Dio senza regole o limitazioni, quando in realtà sono proprio le regole e le limitazioni che distinguono la scienza da tutti gli altri metodi conoscitivi. Non tutti i fenomeni possono essere studiati in modo scientifico e non tutti gli schemi di ragionamento conducono allo stesso tipo di conoscenza, di questo lo scienziato deve sempre essere cosciente quando sceglie quali domande farsi e come rispondere a tali domande in modo che le risposte vengano assunte e accettate da una comunità ampia e severa nella quale i metodi di controllo interno sono incredibilmente rigorosi.

 

Proprio questo rigore è forse l'aspetto della scienza più difficile da cogliere, ma è di certo il più importante. Una risposta (ad una domanda corretta) ottenuta in modo metodico e sottoposta ad un controllo approfondito e disinteressato sarà una risposta che potrà valere per tutti e potrà essere messa in discussione solo da risposte alternative ottenute attenendosi agli stessi standard. Non solo vincoli e regole però per chi volesse fare scienza, non va dimenticato infatti che si può parlare anche della potenza, della bellezza del sapere scientifico e dell'importanza dei progressi che ne derivano, concentrandosi sulla sua straodinaria capacità di rendere “nostre” cose apparentemente lontane e slegate da noi: «Il pianeta Marte diviene “terreno” non appena ne misuriamo qualche caratteristica, per esempio la velocità o la massa» (p. 65).

 

Nel parlarci di cosa rende una scienza tale, Boncinelli accenna anche ad alcune discipline come la psicologia, come la biologia evolutiva o la fisica quantistica che, con la loro portata rivoluzionaria hanno spinto il concetto stesso di “scienza”, adeguandolo a modi di procedere completamente nuovi. La scienza infatti è «un'impresa collettiva e progressiva» (p. 15) nella quale ogni nuova risposta data apre un orizzonte sterminato di nuove domande sempre più complesse che di volta in volta forzano i limiti stessi della disciplina che tenta di rispondervi: basta concentrarsi sull'importanza che la statistica e la probabilità hanno assunto dove molti dei fenomeni studiati non possono essere analizzati in modo deterministico. Sì, proprio il determinismo: uno dei principi apparentemente fondanti nell'analisi scientifica, ora risulta troppo restrittivo a fronte di una realtà che non sempre si comporta come lo sperimentatore spera. La necessità di attualizzare l’epistemologia è splendidamente descritta dal grande biologo Ernst Mayr ne L'unicità della biologia, edito in Italia con un'interessante introduzione dello stesso Boncinelli (Raffaello Cortina, 2005). Mayr evidenzia come, almeno inizialmente, nella storia dell'epistemologia si sia utilizzata come “scienza-modello” la meccanica classica, e come i principi che si applicavano nello studio di tale scienza (determinismo, riduzionismo ed essenzialismo) siano stati applicati in maniera indiscriminata a tutte le altre discipline del sapere scientifico, spesso senza adattarli alle esigenze imposte dalle caratteristiche dei nuovi campi di indagine [*]. Dalla seconda metà dell'Ottocento infatti, gli scienziati si sono proposti di analizzare entità e fenomeni che contengono una componente intrinseca di casualità e che hanno imposto lo sviluppo di nuove pratiche e di nuove riflessioni metodologiche, che hanno però spesso richiesto tempo per sedimentarsi nella comunità scientifica e, a maggior ragione, nella visione pubblica.

 

Proprio questo distacco che spesso si è creato fra la realtà dell'attività scientifica e l'indagine filosofica che la riguarda hanno dato origine a dibattiti con una parte che, in buona fede o meno, ha utilizzato argomenti filosofici superati per screditare discipline scientifiche più recenti ma non meno legittime della fisica classica. Uno dei più luminosi esempi di questo tipo di argomentazioni (di dubbia onestà intellettuale) è il nostro connazionale Antonino Zichichi che spesso, purtroppo anche in televisione, ha invocato la superiorità della “scienza galileiana”, distorcendone peraltro i contenuti, su tutte le altre forme di conoscenza al solo fine, neanche tanto nascosto, di difendere le sue convinzioni spirituali dai fantomatici attacchi degli evoluzionisti atei e cattivi.

 

Da un lato Boncinelli condanna questi atteggiamenti e pone solide basi per capire meglio di cosa si parla quando si parla di scienza, dall'altro sembra rischiare di cadere in una delle tante trappole delle quali è disseminato il sentiero dell’epistemologia. L'autore infatti pone come ingrediente della scienza il potere predittivo [**]: la capacità cioè di «prevedere con ragionevole precisione gli esiti di un determinato processo» (p. 87) se si conoscono le condizioni iniziali. Questa affermazione sembra azzardata soprattutto, da parte di un evoluzionista come Boncinelli, visto che proprio la biologia evolutiva è una scienza caratterizzata da uno straordinario potere esplicativo ma da una capacità predittiva praticamente nulla, occupandosi di fenomeni fortemente influenzati da eventi che spesso non hanno nulla a che fare con le condizioni iniziali.

 

Questa piccola impasse, che sembra dovuto più alla volontà di semplificare e sintetizzare che non ad un errore concettuale vero e proprio, non toglie nulla al valore di un'opera che può essere utile tanto per stimolare una riflessione e consolidare delle consapevolezze negli addetti ai lavori quanto per avvicinare dei profani al meraviglioso mondo del pensiero e anche del lavoro scientifici.

 

[*] Per approfondire l'argomento del determinismo si rimanda all’articolo di Maurizio Ferriani, L'erosione del determinismo (1992) in <Intersezioni> XII.

 

[**] A tal proposito, consigliamo la lettura di Wesley Salmon, 40 anni di spiegazione scientifica: scienza e filosofia 1948-1987 (Muzzio, 1992).