DOVE VANNO A FINIRE I NOSTRI RIFIUTI?

M. Grosso, M.C. Montani

DOVE VANNO A FINIRE I NOSTRI RIFIUTI?

Bologna: Zanichelli, 2015

pp.142, € 11,50

ISBN 978880835548

 

di Elisa Baioni

 

Anche i rifiuti hanno una storia da raccontare e, al contrario di quanto si possa immaginare, è una storia affascinante. Soprattutto, è una storia che parla di noi: «I rifiuti sono gli escrementi della civiltà, hanno notato in molti. Come Freud aveva intuito che il nostro rapporto con le deiezioni è assai istruttivo nell’illuminare i meandri nascosti della nostra psiche, così il modo con cui produciamo e gestiamo i rifiuti, ma ancor più il modo con cui ce li rappresentiamo nel — o li rimuoviamo dal — nostro vissuto ha moltissimo da raccontare circa il nostro modello di società, i suoi tic e le sue ossessioni nascoste» (A. Massarutto, I rifiuti, p.7).

 

Il libro di Mario Grosso e Maria Chiara Montani, in realtà, non è un saggio di antropologia della monnezza, ma un opuscolo di divulgazione, il cui obiettivo è fare il punto sulle tecniche di gestione e riciclaggio dei rifiuti. Non per questo, però, è meno personale. Accumulare rifiuti, infatti, è un’attività quotidiana che ci accompagna fin dalla nascita; un’abitudine così ben radicata da risultare invisibile, un «[…] rito di purificazione, abbandono delle scorie di me stesso, non importa se si tratta proprio di quelle scorie contenute nella poubelle o se quelle scorie rimandano ad ogni altra possibile mia scoria, l’importante è che in questo gesto quotidiano io confermi la necessità di separarmi da una parte di ciò che era mia, la spoglia o crisalide o limone spremuto del vivere, perché domani io possa identificarmi per completo (senza residui) in ciò che sono e ho […]» (Calvino, La poubelle agréée, 1977).

 

È stata la raccolta differenziata, con l’obbligo di distinguere i materiali nei vari bidoni, a ricordarci che quest’attività non è affatto banale. Non tutti i rifiuti sono uguali e, anche all’interno della stessa famiglia, per esempio le plastiche, vi sono differenze significative che si traducono in scelte di recupero diverse. L’Unione Europea ha redatto un Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) ed emanato una direttiva nel 2008, che stabilisce una gerarchia di provvedimenti per il governo dei rifiuti. Il primo punto è la prevenzione, cioè la diminuzione del peso dei rifiuti prodotti nonché della loro pericolosità. Segue «[…] il riciclo dei materiali raccolti per via differenziata; […] i trattamenti biologici per la frazione umida; quelli meccanici per l’estrazione di ulteriori materiali riciclabili; e spesso il recupero energetico dell’indifferenziato attraverso i termovalorizzatori. La discarica è un’opzione che si presenta solo al termine […], infatti genera impatti sull’ambiente, sia a livello locale — pensiamo agli odori e al degrado del territorio — sia globale. […] Inoltre il ricorso alla discarica costituisce uno spreco di risorse che potrebbero essere riutilizzate» (p. 15). Il filo conduttore che lega le diverse tecniche di smaltimento e recupero è l’idea che si debba ottenere il miglior risultato ambientale possibile. Per farlo «[…] ogni azione che riguarda i rifiuti va analizzata e studiata non solo localmente, ma valutandone implicazioni e impatti anche globali. […] vuol dire calcolare tutte le emissioni nell’ambiente (in aria, in acqua, nel suolo); tutti i materiali consumanti per lo svolgimento dei processi; e tutti i flussi di scarto» (p. 139). In altre parole, bisogna studiare di paese in paese la sinergia migliore tra recupero di materiali (riciclo e compostaggio) e produzione di energia (termovalorizzatore e co-combustione). 

 

I rifiuti, dunque, vanno pensati come a un flusso continuo di risorse, da rimettere in circolo secondo i principi chiave della società ecosostenibile: l’efficienza e la riduzione dell’impatto ambientale. Ma se tutto questo vi sembrasse un’utopia verde irrealizzabile, vi consiglio di guardare le puntate di Scala Mercalli, ciascuna delle quali presenta una diversa eccellenza italiana in tema di riciclo e raccolta dei rifiuti. Vi consiglio anche di investire un po’ del vostro tempo nel libro di Grosso e Montani: arriverete alla fine con le idee un po’ più chiare sull’importanza ambientale ed economica di una corretta gestione dell’immondizia. Soprattutto, tenete a mente questo: vedrete scritto rifiuti, si parlerà di noi. Perché, in fondo, il viaggio che un qualunque sacchetto di plastica percorre dopo essere stato gettato è il viaggio che noi scegliamo di fargli compiere. E in quanto tale racconta il mondo che vorremmo.