IL DISEGNO AD INCHIOSTRO

 

Hjalmar Söderberg

IL DISEGNO A INCHIOSTRO. E altri racconti

Torino, Lindau, 2015

pp. 103, € 12,00

ISBN 9788867083626

 

di Paulo Fernando Lévano

 

A proposito dei personaggi che compaiono in questi racconti di Hjalmar Söderberg, la traduttrice del presente volume scrive: «questi uomini non comprendono le cause dello svolgersi delle vicende umane, scelgono a caso, o, meglio, è il caso che sceglie per loro. Non riconoscono l’assoluto, lo deridono e lo dissacrano, avvertendo il vertiginoso vuoto del nulla che incombe sull’esistenza umana, togliendole ogni senso» (p. 101).

 

Delle tre opere dello scrittore svedese uscite per i tipi di Lindau, abbiamo scelto Il disegno a inchiostro per restare ancora un po’ sul tema della prosa breve e dei racconti. Le letture fulminee (e talora fulminanti) incluse in questa raccolta ricompongono per il lettore delle bellissime immagini da cartolina della Stoccolma della fine del XIX secolo; non farebbe male allora, il lettore alle prime armi con Söderberg, ad iniziare la lettura di questo libro partendo dalla Nota inclusa da Maria Cristina Lombardi alla fine di questa edizione, che fornisce un ottimo aiuto per situare cronologicamente l’autore che recensiamo questa volta, esattamente a metà fra altri due grandi classici imprescindibili della letteratura svedese: August Strindberg (La sala rossa, trad. it. BUR, 1986) e Pär Lagerkvist (Il nano, trad. it. Iperborea, 1991). Insomma, c’è vita oltre Stieg Larsson.

 

(Inoltre, abbiamo scelto di presentarvi Il disegno a inchiostro poiché, per le altre due opere pubblicate presso Lindau, senzaudio.it ha già messo in circolazione degli ottimi inviti alla lettura).

 

Le “storielle” di Söderberg sono racconti brevi di barlumi che vedono i protagonisti francamente perplessi davanti all’irresolubile domanda sul senso delle cose in generale, ivi comprese le cose vive. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo: insomma, tutte quelle domande per le quali, spesso si sente dire, la scienza non ha risposta. Su questa piattaforma, anche in merito a certe pubblicazioni che vi abbiamo segnalato precendentemente, troviamo invece che una buona lettura di storielle (come queste di Söderberg) possa essere molto più proficua delle letture dedicate a studi compiuti partendo da premesse mal poste.

 

Non è complottismo: non stiamo nemmeno accennando all’idea secondo la quale “tutto” si potrebbe “spiegare” con il “linguaggio” della scienza; stiamo solo dicendo che, da certe angolature, nemmeno il più scientifico dei balbettìi servirà da base abbastanza stabile da fondarci sopra dei concetti come “utilità”, “godimento”, “libertà” o “trascendenza”. Come se a qualcuno occorresse una definizione esatta di “ora” soltanto perché gli serve spiegare in che cosa consista un “ritardo”; come se qualcuno ponesse la domanda “che cosa fanno i nisser quando non stanno posando per Jenny Nyström?” a uno studente di scienze naturali: egli, fra non sapere che i nisser non esistono oppure non conoscere i disegni di Jenny Nyström, penserà subito che la prima ignoranza è più degna di attenzione e, perché no, di scandalo.

 

Certo: più di Jenny Nyström, forse il pittore svedese che meglio potrebbe abbinarsi alle atmosfere che si delineano nelle storielle di Söderberg è lo stesso Eugène Jansson (che i ragazzi di Lindau hanno impiegato per la copertina del volumetto recensito): «ho notato che si vede il mondo più sinteticamente se lo si guarda socchiudendo gli occhi: tutte le linee divengono più nitide e semplici. Ogni superflua e fuorviante piccola sfumatura affonda, le figure scivolano avanti e indietro sulla scena, come sagome su piani diversi» (pp. 37-38). Ma se volete veramente immedesimarvi nell’atmosfera dei personaggi di Söderberg, forse dovete rivolgervi allo stesso Strindberg: «è di nuovo autunno e i giorni sono scuri: il sole si nasconde nell’angolo più buio dell’universo perché nessuno veda com’è diventato pallido, invecchiato e sciupato negli ultimi tempi. Ma mentre il vento fischia nelle fessure delle finestre, la pioggia gorgoglia nella grondaia e un cane bagnato abbaia davanti a un portone chiuso laggiù nella strada, quando il primo fuoco d’autunno ancora non arde nella nostra stufa, voglio raccontarvi una storia sulla pioggia» (p. 69).

 

In effetti, molte di queste storielle parlano di pioggia, di cani che abbaiano alle statue, di passerelle di legno consumate dall’umidità, di sogni, di incubi e di carciofi. Ma quello che vi si può intravedere dietro ogni aneddoto, per parafrasare la traduttrice Lombardi, è l’amarezza, la stanchezza e la delusione delle persone che smettono di polarizzare la propria vita fra serenità e difficoltà; è vero che non impariamo ad apprezzare per davvero la serenità finché non ci troviamo in difficoltà, ma dall’altra parte dell’arcobaleno ci lamenteremmo lo stesso poiché troppa serenità fa dimenticare che siamo umani anche quando siamo in difficoltà. Umani, uomini e donne, non qualcosa di meno che invochi la compassione degli altri. «Non so se amo o odio la vita, ma vi sono attaccato con tutta la mia volontà e con tutti i miei desideri. Non voglio morire. No, non voglio morire: né oggi né domani, né quest’anno né il prossimo» (p. 41).

 

Forse, bisognerebbe chiedersi non dei nisser ma dei personaggi nei ritratti di un ben più noto pittore svedese, Anders Zorn. A differenza dei personaggi di Söderberg, i personaggi di Zorn sono consapevoli di andare incontro all’immortalità per mezzo delle pennellate di (forse) uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. Sì, va bene, ma che cosa viene dopo l’immortalità (cfr. p. 9)? Che cosa accade quando le nostre persone smettono di essere nostre e diventano l’estro di un pittore, e poi moriamo tutti quanti, il ritrattista compreso, e la nostra vita da ritratti diventerà esattamente uguale a tutto ciò che il ritratto non è riuscito a cogliere di noi? Il solito studente di scienze naturali, fra non capire il motivo per cui non sia stato scattato un semplice selfie e non capire che cosa di “x” potrebbe mai rimanere fuori da un’immagine di “x”, forse si deciderà ad acquistare questa bellissima raccolta di Söderberg per capire che l’inganno sta nel pensare che il passaggio fra il regno dei vivi e il regno dei morti sia di natura temporale.

 

No. I morti, i nisser, i cani randagi e i paesaggi autunnali vivono assieme a noi. Sono certe letture quelle che ci fanno sperimentare la porosità del muro che tiene “tutte” queste cose lontane dalle “spiegazioni” scientifiche che passano per il nostro “linguaggio” così come passano le belle e le brutte giornate nel cielo.