LA SCIENZA IN VETTA

Jacopo Pasotti

LA SCIENZA IN VETTA

Torino, Codice, 2015

pp. 196, € 16,00

ISBN 9788875785284

 

di Paulo Fernando Lévano

 

Dopo il bellissimo libro di Victor Grauer corredato dal materiale audio curato da loro stessi, i ragazzi di Codice Edizioni propongono per questa stagione invernale La scienza in vetta di Jacopo Pasotti. Nel suo sito, l’autore racconta: «Il libro parla di fenomeni naturali, “chicche” scientifiche, miti da smontare e domande che gli amanti della montagna amerebbero sentirsi rispondere»; di fatto, le escursioni, le gite, le esplorazioni non sono temi nuovi per il divulgatore di contenuti scientifici (infatti, poco fa vi abbiamo parlato dei cartografi superman, e al prof. Ciardi queste storie piacciono molto), e troviamo interessante che un libro così ben fatto venga dedicato alla sensibilità di alcuni escursionisti curiosi di ascoltare ciò che la scienza moderna ha da dire sulle meraviglie che offre il paesaggio di montagna. 

 

La scienza in vetta è un’ottima testimonianza di quante conoscenze abbiamo appreso sulla storia del pianeta, costruendo sull’esplorazione del territorio circostante. Prima, ci furono personaggi come il bolognese Francesco De Marchi, che nel 1573 salì per primo sulla vetta del Gran Sasso: uno sfizio che l’allora sessantanovenne ingegnere militare al servizio di Margherita d’Austria doveva assolutamente togliersi. Inutile specificarlo, quella di De Marchi era stata, fino a quel punto, una vita piena di avventure che si sarebbe conclusa tre anni dopo, una vita che M. T. Cicerone avrebbe potuto includere negli esempi virtuosi del De senectute, forse fra X, 33 e X, 34. Rimandiamo a questo interessante articolo di Alessandro Clementi, per approfondire l’avventura editoriale, sicuramente meno adrenalinica ma lo stesso coinvolgente, che portò alla luce la Cronaca della prima ascensione sulla vetta del Gran Sasso.

 

Successivamente, gli esploratori divennero più come Orazio Delfico, nipote di Melchiorre Delfico e allievo di Alessandro Volta, che salì sulla vetta del Gran Sasso dal versante orientale nel 1794, dalla parte del ghiacciaio del Calderone; effettivamente, le Osservazioni su di una piccola parte degli Appennini differiscono tanto dalla Cronaca di De Marchi, poiché Delfico parla di una curiosità “volgare” e di una curiosità “scientifica” in linea con le idee condivise da molti intelettuali del periodo illuminista: schierandosi con la seconda, Delfico si vuole distinguere dai «molti [che] si espongono a tali pene solo per poterlo dire, e goder qualche momento di un’ampia veduta; così non volendo essere di questa classe, io mi disposi a ritrarne qualche utile conoscenza, cioè misurarne l’altezza di osservare l’indole della Montagna ad oggetto di mineralogia; e vedere i rapporti dell’altezza della Montagna con quella dell’atmosfera, e tentarvi altre fisiche osservazioni».

 

Portare gli strumenti scientifici sempre più su: sulla vetta di una montagna, su una mongolfiera, su un osservatorio astronomico come quello a Campo Imperatore (AQ), sulla Stazione Spaziale Internazionale; soltanto alla fine di tutto ciò, è arrivata la Quechua®. Le montagne sono lo scenario del culmine delle conoscenze dell’atmosfera ispirate alla primordiale chimica pneumatica, prima ancora delle diverse “svolte” che successivamente si verificano nelle moderne discipline dell’aerodinamica e della meteorologia. La conquista dei cieli è iniziata soltanto quando la mappa della Terra tracciata a piedi (e in barca) parve conclusa, e a conferma di ciò, segnaliamo che sia De Marchi che Delfico furono accompagnati (guidati) da vere e proprie mappe viventi della zona (prima del gps): gli uomini che fissavano i camosci.

 

Pasotti ha anche dedicato i frutti della sua formazione in scienze geologiche alla letteratura per bambini con Domitilla (Scienza express, 2012), la storia dell’aquila che arruola due bambini per trovare gli ingredienti di un medicinale che guarirà la Terra, colpita dalla peggiore malattia a trasmissione sessuale conosciuta finora: gli umani.

 

Però, non bisogna che ve lo diciamo noi, una bella escursione in montagna è un’opportunità per tornare bambini e fare a gara per chi arriva primo, giocare a nascondino e fare la guerra con le palle di neve: «il segreto per ottenere la migliore palla di neve risiede nel perfetto bilanciamento tra temperatura e umidità» (p. 180). Una cosa che però ci è stata chiarita è che non si possono più cogliere le stelle alpine per far piangere le bambine: «bisogna dire che la stella alpina non è una pianta d’alta quota in senso stretto, poiché cresce anche a quote basse, e a detenere il record di altezza sulle Alpi non è lei ma il Ranunculus glacialis» (p. 143). Tranquilli, il latino compenserà la mancanza di un bel fior. 

 

Questo libro è la compagnia perfetta per la gita di pasquetta – che farete almeno in collina, così vi abbinate bene a questa recensione. Se siete però stanchi di camminare e leggere, ricordate che potete sempre cantare, quindi chiedete ad Heidi e al nonno di farvi gli armonici. Sulle note di un vero e proprio inno degli Alpini dunque, vi invitiamo a cantare a squarciagola, e ricordate: lassù, non fate i contemplativi, l’eco è spettacolare!

 

Sul volume, sul volume che recensiamo

 

ci son’ tante, ci son’ tante illustrazioni

 

che agilizzan, che agilizzan le discussioni

 

su orogenesi, su orogenesi e fare sci.

 

Oilalà!

 

Su pei monti, su pei monti noi saliremo!

 

Coglieremo, coglieremo le notizie

 

che l’autore, che l’autore senza malizie

 

fa benissimo, fa benissimo a divulgar.

 

Oilalà!

 

Agli scettici, agli scettici e gli scientisti

 

porteremo, porteremo divertimento,

 

ma badando, ma badando all’orientamento

 

per non disturbare il Corpo degli Alpin.

 

Evviva evviva il reggimento!

 

Evviva evviva il Corpo degli Alpin!