La Festa dell'Autocensura

1859: pubblicazione de L’origine delle specie. 

 

1991: morte di Freddie Mercury.

 

 

Oggi segniamo sul calendario la data in cui ricordiamo l’auto- censura come uno degli attributi più importanti della nostra vita quotidiana. Troppo tempo dell’anno (gli scienziati americani stanno già calcolando una percentuale precisa) lo dedichiamo a pensare in situazioni in cui tutto fila liscio e non siamo costretti a modificare le nostre pretese, in altre parole, ci piace pensare che facciamo come vogliamo; disclaimer: senza ferire gli altri, of course. Deckard, dietro sollecitazione dell’UNESCO, ha fatto un compromesso con l’esercizio della memoria collettiva, proponendo queste due pietre miliari del nostro meraviglioso potere di auto-censurarci.

 

Charles Darwin aveva in mente qualcosa come la teoria dell’evoluzione molto prima di aver pubblicato il capolavoro; eppure Darwin, prolifico in tutto il tempo che trascorse tra il suo ritorno dal viaggio sul Beagle e la pubblicazione de L’origine, tenne le sue riflessioni per sé. Soltanto quando comparirono altri giovani (come Alfred Wallace e Asa Gray), desiderosi di avviare il cambiamento che egli nel suo tempo aveva ritenuto troppo radicale, il grande Darwin si mise all’opera. Ma che cosa è concesso allo scienziato straordinario che non trova fra i suoi colleghi e contatti, come dire, abituali lo spunto e la spinta necessari, e anzi rischia di venire prematuramente criticato da visioni troppo abituali (appunto) della natura? L’auto-censura!

 

Freddie Mercury era a conoscenza del suo fragile stato di salute molto prima di renderlo pubblico, e nel giro delle ventiquattro ore successive all’annuncio, la morte sopravvenne; eppure Freddie Mercury, prolifico persino nel suo ultimo anno, decise di non confermare le speculazioni della stampa e dei paparazzi, che ormai erano pagati per essere lo spazio fisico nel quale la grande rockstar si muoveva, tenendo sotto assedio le ultime cure che Mary Austin amichevolmente gli portò sul letto di morte. Soltanto quando la morte era imminente, quando agli antibiotici vennero sostituiti dagli antidolorifici, Freddie Mercury decise di rendere pubblica la sua condizione. Ma che cosa è concesso alla rockstar che non interessa più alla gente per il rock che fa, ma per un loro strano feticcio di essere testimoni di una fine mitica? L’auto-censura!

 

Ricordatevi, ragazzi: siete schiavi di ciò che dite e padroni di ciò che tacete!