PICCOLI BRIVIDI: NON GIUDICARE UN FILM DALLA PELLICOLA

di Arianna Ricci

 

Tutti coloro che si definiscono dei fieri ed autentici 90s Kids, “ragazzi degli anni '90”, hanno sicuramente letto i libri, visto gli adattamenti televisivi, o, quanto meno, sentito parlare dei celebri Piccoli Brividi (Goosebumps) di Robert Lawrence Stine, la serie di romanzi horror per ragazzi che ha avuto la sua prima pubblicazione nel 1992 e da allora ha venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo.

 

Oggi tutti i lettori possono vedere il loro più grande sogno (o incubo!) diventare realtà: i mostri dei Piccoli Brividi compaiono al cinema ed escono dai loro libri. Letteralmente. Infatti, la trama del film uscito il 21 Gennaio ed intitolato come la serie, è basata proprio sull'idea che i mostri di R. L. Stine abbiano la possibilità di uscire dai propri libri e vivere di vita propria. Lo stesso autore passa da narratore onnisciente e neutrale a personaggio del film: lui, scrittore dotato di strani poteri, è in grado di creare queste creature ed intrappolarle fra le pagine, in manoscritti che tiene chiusi con un lucchetto di cui solo lui ha la chiave.

 

Il colpo di scena degno delle storie dei Piccoli Brividi avviene quando Zach Cooper, il vicino di casa adolescente, si introduce nell'abitazione dell'autore e, per sbaglio, libera il peggiore dei personaggi di Stine: il pupazzo parlante Slappy The Dummy, dalla voce stridula e dagli occhi globulari, che non sopporta di essere definito “pupazzo” e a cui è dedicata una serie di quattro libri. Per vendicarsi dell'essere rimasto rinchiuso per tanto tempo, Slappy trafuga tutti i libri, libera tutti i mostri, creando un esercito che usa per gettare la città nel caos, e brucia le pagine in modo che nessuno possa più tornare indietro. Il solo modo che lo scrittore ha per rimettere le cose a posto è battere sulla sua macchina da scrivere una storia che comprenda tutti i mostri da lui fin qui creati, per poterli riportare di nuovo nel loro mondo d'inchiostro. A Zach e ai suoi amici rimane il compito di tentare di limitare i danni, proteggere R. L. Stine da Slappy e dargli abbastanza tempo per concludere la più grande delle sue avventure.

 

Il film, nel suo complesso, ha la forma della classica pellicola per bambini e ragazzi in stile americano, con un adolescente inquieto, una ragazza coraggiosa e affascinante, un amico imbranato che funge da spalla, un vicino misterioso, un'avventura che porta il protagonista a realizzarsi moralmente, oltre che materialmente. Per la maggior parte si tratta di azione, effetti speciali e comicità, e quasi non si direbbe che vi sono nascosti messaggi interessanti, che arrivano al pubblico in modo subliminale e che, tuttavia, meritano di essere evidenziati.

 

In uno dei momenti finali, i protagonisti si nascondono dentro un Luna Park abbandonato. La sala degli specchi è il luogo perfetto per portare al culmine il potere horror di Slappy, che è forse l'unico vero elemento inquietante del film. E quando le immagini del macabro pupazzo da ventriloquo si ripetono per decine di volte attorno ai protagonisti, l'ultimo riflesso va a coincidere con quello del volto di Stine, in un momento che ricorda la dualità di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, come metafora del lavoro di scrittura, nel quale l'autore mette parte di sé nei propri personaggi, anche nei peggiori. 

 

In fine, impossibile non soffermarsi a riflettere su cosa si basa tutta la trama di un film che all'apparenza è semplice e dedicato al solo intrattenimento: un leader carismatico e malvagio che impone il proprio controllo bruciando i libri, simbolo di cultura. A ciò consegue il caos più totale e l'unica via per ristabilire l'ordine è scrivere una nuova storia, far sentire la propria voce, fare letteratura.