STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA

di Arianna Ricci e Elisa Baioni

 

 

 

«C'è stato un risveglio, lo hai percepito?»

Snoke a Kylo Ren, Star Wars – Il risveglio della Forza

 

 

 

 

Come non percepirlo, anche da questo lato dello schermo? I fan sono rimasti a lungo tempo in trepida attesa e ancora adesso continuano ad essere in costante fermento. Complice di tanto entusiasmo non solo l’effettivo calore per una delle saghe più amate, ma anche la segretezza voluta dal regista J.J. Abrams, a cui va il merito di essere riuscito, nell’era dell’informazione istantanea, a far sì che il pubblico si recasse al cinema senza sapere cosa avrebbe visto. Ora che tutti hanno finito di emozionarsi per l’apparire della scritta Star Wars sul grande schermo e per le note incalzanti di John Williams, ad esplodere sono stati i commenti che, ovviamente, hanno confermato ciò che si sospettava: la scelta della Disney di puntare sulla saga ha fatto centro, l’episodio VII si è qualificato come il terzo film più visto di tutti i tempi. Pur essendo frutto di una grande operazione economica, sbaglieremmo a credere che Il Risveglio della Forza sia semplicemente questo. 

 

Il film si presenta evidentemente come figlio della prima trilogia, così tanto da ripercorrerne i passi nella sua trama. Tuttavia ha poco dell'innovazione di Lucas: la prima trilogia trasportava su pellicola temi ed eventi per l’epoca fondamentali, come l’esplorazione e la conquista dello spazio (che non sono la stessa cosa!), lo sviluppo tecnologico, lo spirito dominatore delle super potenze, la mescolanza col diverso, la spiritualità rinnovata dei movimenti New Age, presentandoli in una sceneggiatura che mescolava, a una narrazione epica, un pizzico di western e una spolverata d’oriente. All’opposto, il lavoro di Abrams non è affatto rivoluzionario, bensì nostalgico, e si qualifica più come un tributo. Vengono accantonati i "Midi-chlorian", che erano comparsi nella seconda trilogia e la Forza torna ad assumere quell'aspetto magico/esoterico e quell'alone di lontano mistero che aveva all'inizio; torna un personaggio saggio e anziano che insegna ai giovani eredi della cultura Jedi a "percepirla" in ogni cosa: in passato, questo era stato il ruolo del celebre maestro Yoda, oggi spetta all'eccentrica Maz Kanata, ex piratessa dello spazio dall'aspetto di piccola aliena dai grandi occhi e dagli ancor più grandi occhiali, di cui si serve per leggere nell'anima delle persone. Vengono recuperati il vecchio cast dei personaggi storici (Leia Organa, Luke Skywalker, Han Solo, Chewbecca, ecc.), i costumi, le ambientazioni (dai pianeti sabbiosi a quelli innevati, agli scontri nella foresta, alla taverna di Maz Kanata), le scenografie ed i modelli originali delle astronavi (il Millenium Falcon, gli X-Wings, gli Incrociatori, ma anche la base Starkiller).

 

 

Il nostalgico rinnovamento proposto da Abrams trova la sua più completa realizzazione nei protagonisti: modelli, più che personaggi veri e propri, archetipi del passato della saga, declinati in chiave moderna. I due personaggi principali sono Rey e Finn: la prima, giovane che si arrabatta per sopravvivere sul pianeta Jakku in attesa del ritorno della sua famiglia, ed il secondo, un ex Stormtrooper che, rimasto inorridito dalla violenza dello schieramento per cui si trova a combattere, decide di fuggire con l'aiuto del provetto pilota Poe Dameron.

 

Subito balza all’occhio il ruolo svolto dai personaggi femminili. Nei precedenti film le donne erano principesse e madri, leader della resistenza, determinate e incorrutibili. Forti, sì, e femminili, ma certamente poche. Ne Il Risveglio della Forza, invece, la loro presenza si fa sentire maggiormente in entrambi gli schieramenti. Rey, la protagonista, che ricorda un po' la disneyana Mulan, è indipendente, coinvolgente dal punto di vista sentimentale ma non stucchevole. A coloro che si stupiscono della sua presenza da protagonista va dunque ricordato che lei non è la prima donna forte della saga, ma la prima a maneggiare una spada laser in combattimento e a servirsi dei poteri della Forza. Durante il primo scontro con il suo avversario, la giovane scopre di essere in grado di usarli e, con velocità sorprendente, come se fosse un istinto sopito che finalmente ha modo di sbocciare, li utilizza per salvare la propria vita e quella delle persone a lei care.

 

Gli Stormtroopers non sono più cloni, ma soldati addestrati fin da bambini. Ciò porta alla realizzazione di due profili: da una parte, l'alienato che non è più sé stesso ma soltanto un codice all'interno dell'esercito, come il Capitano Phasma, che è un soldato prima di essere una donna; dall'altro, l'essere umano che cerca redenzione, come Finn. Quest'ultimo più che incarnare un figura archetipica, rappresenta un messaggio: ci leghiamo a coloro che ci fanno sentire persone e la lealtà nei confronti di queste ed il bisogno dell’altro si rivela più forte di qualsiasi causa, convinzione o paura.

 

Ciò che è interessante dei personaggi di Rey e Finn è l'umanità che dimostrano nel corso dello sviluppo della trama, come Luke Skywalker durante il suo addestramento con Yoda: dubbi, incertezze, paure, non sono personaggi irriducibilmente buoni e perfetti, ma sono vicini al pubblico. Allo stesso modo, non è più monolitico nella sua oscurità il principale antagonista del film, il giovane Kylo Ren.

 

L'eredità dell'Impero e del Lato Oscuro viene assunta da un nuovo organo, il Primo Ordine, visibilmente ispirato al Terzo Reich e capeggiato da Snoke, che per ora rimane soltanto un ologramma dall'aspetto spaventoso, che interviene a dirigere le mosse dei suoi sottoposti. La maggior parte dell'azione spetta al suo allievo prediletto, Kylo, figlio di Han Solo e Leia Organa, il quale, prima di passare al Lato Oscuro, portava il nome di Ben Solo. Non è certo la prima volta che in un film di J. J. Abrams si trova un simile plot twist! In questo caso, invece che un padre malvagio ed un figlio buono che teme di cedere alla tentazione e ripercorrerne le torbide orme, troviamo un figlio passato al Lato Oscuro che cerca in tutti i modi di non ascoltare il richiamo della Luce.

 

Nella scelta del suo villain, Abrams ha optato per una figura incompleta che, come l’eroe, deve compiere un percorso evolutivo. Kylo Ren è poco più che un adolescente inquieto, investito di responsabilità più grandi di lui, passato al Lato Oscuro per motivazioni così umane da parerci quasi fastidiose e che, senza l'elmo che gli copre il viso, perde tutto il suo carisma, cosa di cui è evidentemente consapevole, visto che lo toglie solo quando è sfidato a farlo. Veste di nero, combatte impugnando una spada rossa che sguaina quando le cose non vanno secondo i suoi piani ed usa per distruggere ciò che gli sta intorno, in preda a veri e propri scatti di nervi. Soprattutto, cerca di trarre ispirazione dalla maschera semi-sciolta di suo nonno, Darth Vader, la cui grandezza teme di non riuscire ad eguagliare. Dove Anakin Skywalker era spavaldo e arrogante, lui è insicuro e debole; dove Anakin cedette al Lato Oscuro per una distorto progetto di ordine nella galassia e protezione dei suoi affetti, Kylo Ren lo fa per odio nei confronti dei suoi legami e per ragioni puramente personali. Dove Anakin era il prescelto, lui non è affatto forte ma, piuttosto, una vittima del potere distruttivo dell’insicurezza.

 

Non sarebbe Star Wars senza droidi, tra i quali figura il nuovo arrivato, BB-8, che scatena la tenerezza e l'ilarità del pubblico. Anche in questo caso, a questi viene affidato un messaggio importante: le due parti di una mappa contesa fra l'esercito ribelle ed il Primo Ordine. I due che ne posseggono i frammenti sono BB-8 e R2-D2, che si risveglia da un lungo stand by soltanto in presenza del piccolo collega, in un dialogo robotico fatto di fischi e cigolii. Ma a cosa porta questa mappa così preziosa ed agognata? Alla posizione esatta di Luke Skywalker. Infatti, come Yoda scelse l'esilio su Dagobah dopo che Anakin Skywalker passò al Lato Oscuro, altrettanto ha scelto di fare Luke in conseguenza al fallimento nell'istruire Ben Solo/Kylo Ren.

 

Gli effetti speciali del film sono ipnotici, dalle riprese fatte dall'interno del Millennium Falcon che permettono allo spettatore di sentirsi lì di persona, al gioco di riflessi delle spade laser durante lo scontro tra Rey e Kylo Ren, i cui volti si illuminano di viola quando la spada rossa e la spada blu sono vicine. Si tratta di una pellicola sorprendente, che ha destato tanto commenti entusiasti, quanto critiche aggressive. Questo rincorrersi di citazioni su citazioni, infatti, ha suscitato sentimenti contrapposti nel pubblico: c’è chi l’ha visto come una copia banale dei precedenti capitoli, e chi, invece, con toni più gentili, ha parlato di remake. A nostro giudizio sarebbe più corretto parlare di reboot. Questo film è un passaggio di staffetta dal prima al dopo e per tanto pesca a piene mani dal passato, ma lo fa a modo suo, personalizzando e modernizzando, con l’esplicito intento di riadattare la pellicola al pubblico del XXI secolo. Lo fa attraverso una regia più dinamica, una storia che in un capitolo solo condensa ciò che Lucas aveva articolato in tre differenti episodi, quasi fosse ansiosa di presentarci i protagonisti per poi partire con la vera trama. È indubbio il fatto che la pellicola andrà valutata nella completezza dell'opera, non vi sono ancora elementi a sufficienza per avere un quadro completo. Il Risveglio della Forza si chiude lasciando aperte molte questioni, che presumibilmente verranno chiarite nei prossimi capitoli. Non ci resta che rassegnarci ed aspettare il 2019. Non abbiamo fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo per la fine dell’attesa, che già siamo immersi in quella dopo, ma la Forza è anche tenacia e pazienza...