IN ATTESA DEL RISVEGLIO DELLA FORZA – PUNTATA 3: STAR WARS E IL PASSATO NEL FUTURO, LA GENESI DI UN MITO MODERNO

di Barbara Antonioli

 

Non sono mai stata particolarmente appassionata di fantascienza – o space fiction, per essere più moderni. La trilogia di Star Wars però (la prima in ordine cronologico intendo) mi ha rapito il cuore. Forse perché, per usare le parole del suo creatore George Lucas, si tratta di una storia di compassione e d’amore. Oltre a essere, più prosaicamente, un film divertente da guardare (George Lucas, Star Wars: The Making of, 1977).

 

L’impianto narrativo dell’intero ciclo è fortemente influenzato dalla religione, dalla mitologia e dallo spirito d’avventura. Lucas voleva ricatturare lo spirito romantico e avventuroso dei film di una volta; l’idea era quella di ricreare un mondo fantastico simile a quello ritratto nei film di cappa e spada, nei western (ad esempio Sfida all’OK Corral) e nella serie Flash Gordon, di cui Lucas aveva cercato di acquistare i diritti. Luke Skywalker è un diretto discendente di Flash, il suo alter ego; anche nell’evoluzione subita durante la trilogia, Luke continua ad incarnare lo spirito di ogni ragazzo avventuroso. Si possono individuare anche altri evidenti ispirazioni: il giovane Skywalker con la sua irrequietudine rimanda alla memoria la Dorothy del Mago di Oz di Victor Fleming (1939), mentre le ambientazioni e il misticismo di fondo presentano significativi tratti in comune con Metropolis di Fritz Lang (1927) e col romanzo Dune di Frank Herbert (1965). Capitolo a parte merita l’influenza esercitata da un maestro del cinema come Akira Kurosawa, da cui Lucas mutua in parte lo stile visivo. Lucas ammette inoltre di aver appreso dal grande regista giapponese le tecnica di narrare la storia dalla prospettiva di personaggi minori come C-3PO e R2-D2, robot umanizzati che divengono l’ossatura attorno alla quale costruire il film. Evidenti sono le analogie con capolavori come I sette samurai e La fortezza nascosta anche in termini di trama: nel secondo, durante l’epoca feudale giapponese, una principessa e un generale si infiltrano fra le fila nemiche, aiutati da una coppia di maldestri contadini che, in più punti, si atteggiano proprio come C-3PO e R2-D2, assolvendo anche in quel caso ad una funzione comica.

 

I temi della religione e della mitologia, di cui la compassione e l’amore rappresentano l’essenza, sono i due pilastri alla base dell’intera trilogia: «There’s a mixture of all kinds of mythology and religious beliefs that have been amalgameted into the movie» (George Lucas, intervista con Bill Moyers, 1999). In questa prospettiva, l’elemento chiave della narrazione è rappresentato dalla Forza, il tratto più mistico e irrisolto, forse il più concreto. Di fatto l'unico davvero essenziale.

 

La Forza riprende elementi legati alla forza Odica di Reichenbach così come quelli di molti e differenti credo religiosi, dal Cristianesimo, all’Induismo, al Buddismo, passando per Confucianesimo, Taoismo e Shintoismo, ed amplia temi già sviluppati in svariate correnti di pensiero, come Stoicismo, Gnosticismo e Eraclitismo, forgiando regole morali e sociali basate sui Codici di Cavalleria, dei monaci Shaolin e dei guerrieri Samurai. Vi sono continui riferimenti a Gesù, alla Trinità e alla salvezza. La Forza è un elemento vitale nel film, in grado di ridurre la religione a un concetto molto fondamentale: il fatto che esista un potere che in qualche modo controlla il nostro destino, che lavora per il bene e anche per il male, è da sempre alla base della filosofia dell’uomo. «The Force is what gives the Jedi his power. It's an energy field created by all living things. It surrounds us and penetrates us. It binds the universe together» (Obi-Wan Kenobi). La forza ha anche un Lato Oscuro, fatto di collera, paura, aggressività, utilizzata dai Sith e dai Jedi Oscuri, Darth Vader/Anakin Skywalker (vero protagonista o – come vedremo in seguito – “Eroe”, delle prime due trilogie) su tutti. Anche i personaggi dichiaratamente scettici, come Han Solo («Nessun campo di energia mistica controlla il mio destino. Sono soltanto dei semplici trucchi e delle idiozie»), finiscono col pronunciare «I’ve got a bad feeling about this», una frase ricorrente nella trilogia, una sorta di risposta intuitiva ad un problema indefinito.

 

Accanto alla Forza, il Mito. Lucas cita spesso Joseph Campbell e i suoi studi sulla sua creazione come punto chiave della sua ispirazione. In Star Wars: The Annotated Screenplays (1997), Lucas afferma che «Senza L'eroe dai mille volti di Joseph Campbell probabilmente sarei ancora scrivendo Star Wars». Il regista aveva già scritto due versioni di Star Wars quando riscoprì nel 1975 questo libro; esso gli diede il giusto indirizzo per disegnare e veicolare il suo universo immaginario in una singola storia, per creare quella che si potrebbe definire la storia delle storie.

 

Campbell si basa sui lavori pionieristici dell’antropologo tedesco Adolph Bastian e dello psichiatra svizzero Carl Jung. La tesi di fondo è che tutti i miti del mondo sembrano costruiti attorno alla medesima idea innata e predeterminata dell’inconscio umano. Ed è questa la vera potenza della trilogia: la struttura archetipica dello script. L’obiettivo di Lucas era quello di ricreare un mito moderno, in un certo senso adatto a tutte le stagioni. Interessante comunque rilevare come alcuni autori, tra cui Pollock, propendano per una minore aderenza tra il lavoro di Campbell e quello di Lucas, quantomeno per gli episodi V e VI [1]. D’altro canto, il produttore indipendente del primo Star Wars, Gary Kurtz, minimizza sia i rimandi allo stile di Kurosawa sia quelli a Campbell, sottolineando come fin dal 1920 la quasi totalità dei film prodotti ad Hollywood si sia basata sul medesimo modello [2].

 

Per concludere, gli episodi IV, V e VI di Star Wars rappresentano una saga, complessa, ricca di sfaccettature e di innumerevoli risvolti morali, politici o religiosi; i tre film attingono tutti da svariate fonti: mitologia, religione, letteratura e arte sia orientale che occidentale. Una saga che ha accompagnato in maniera naturale una intera generazione.

Ora, nell’atteso del 16 dicembre, torno a riguardarmi l’ultimo teaser del prossimo Star Wars.

 

I’ve got a good feeling about it.

 

 

 

[1] «[The archetypal hero of Campbell works] for Luke's character in the original STAR WARS, but is less useful in tracking Anakin's character arc, which is dealt with less in Campbell, who really only explores the hero myth, not how the hero becomes the villain. I think Lucas ripped off Campbell for the underlying ethos of the Force and the hero's journey that Luke takes in Episode IV, but it is less applicable to the rest of the saga». (Dale Pollock, Skywalking: The Life and Films of George Lucas, Harmony Books, New York, 1983). Qui in un’intervista rilasciata al Washington Post il 19 maggio 2005.


[2] «Actually, if you look carefully at it, all coming of age stories fit (Campbell’s model). Hollywood has done those kind of stories since the beginning, since the 1920s. So there are many examples of stories that fit the model of that hero». Chris Taylor, How Star Wars Conquered the Universe: The Past, Present, and Future of a Multibillion Dollar Franchise, 2014.