#STORYTELLING: IL MUSEO DELLE STORIE DI PIEVE DI CENTO

di Arianna Ricci


Esiste la Storia, con la “S” maiuscola, ed esistono molte storie, con la “s” minuscola, le quali tuttavia non sono meno importanti della prima e, anzi, molto spesso la compongono come le cellule di un organismo. Ecco una delle principali basi da cui parte l'idea del Museo delle Storie di Pieve di Cento, inaugurato il 14 Novembre 2015, presso la trecentesca Rocca e Porta Bologna, insieme alla Piazza della Rocca, che è stata riqualificata, dopo un evento drammatico come il sisma verificatosi in Emilia Romagna. Il direttore artistico del Museo, lo scrittore Matteo Bortolotti, modera l'inaugurazione e inizia con parole significative: "Siamo in piazza in un momento in cui dalla piazza cercano di toglierci e di farci paura". Segue un minuto di silenzio dedicato alle vittime dell'attentato di Parigi, accaduto la sera prima. L'intera cerimonia, infatti, oltre che a festeggiare l'occasione, è volta a sottolineare l'importanza di valorizzare la cultura e di insegnare alla nostra paura a non scadere nell'odio.

La Rocca di Pieve di Cento risale al XIV sec., progettata da Antonio di Vincenzo, uno degli architetti della Basilica di San Petronio di Bologna. Esaurita la sua funzione di fortezza, nel corso del Novecento divenne la sede del Museo Civico, meta turistica fino al momento del sisma del 2012. Oggi, rinasce come Museo delle Storie.


Interviene per primo Sergio Maccagnani, il sindaco di Pieve di Cento, il quale afferma che in una giornata di lutto per tutte le comunità, si sceglie di non rinunciare all'inaugurazione proprio perché si ritiene che la cultura sia uno dei tanti elementi che possono contribuire a garantire la pace che tutti noi ci auspichiamo per il mondo in cui viviamo. Il Museo delle Storie di Pieve racconta più di mille anni di Storia e l'idea di rinnovare il Museo Civico deriva dalla volontà che le giovani generazioni costruiscano il futuro senza mai rinnegare la storia da cui vengono. Segue l'architetto Valentina Casotti di Dieci Più Quattro Architettura, responsabile della progettazione e della riqualificazione della piazza, la quale spiega che il nucleo storico di una città è il vero spazio pubblico, denso di memoria.


A questo punto, il direttore artistico del Museo racconta di come si trovi a presentare un progetto che non è niente di simile a quanto gli era capitato di dover illustrare in precedenza: non un romanzo, ma un grande libro che hanno scritto le persone e che lui ha semplicemente cercato di tradurre nel contenitore adeguato ai tempi, i quali non sono facili, ma se interpretati nel giusto modo, permettono di vedere il lato buono delle cose.


Matteo Bortolotti, il Direttore Artistico del Museo - Foto di Arianna Ricci 


Matteo spiega che il Museo non è solo un contenitore di reperti, non soltanto un “magazzino ben pulito” di cose che i visitatori sentono distanti da loro: è contemporaneo a loro, permette dei veri e priori viaggi nel tempo. La tradizione non è abbandonata, ma nello stesso tempo si integrano una nuova visione e nuovi protagonisti, ovvero quelli che la storia la scrivono ogni giorno. Ma come è possibile tutto ciò? All'entrata del Museo è stato allestito un vero e proprio set che sarà a disposizione di tutta Pieve negli anni a venire, affinché ciascuno possa raccontare la propria esperienza di vita. Quelle tecnologie che così spesso sentiamo dire ci portano a perdere la tradizione orale, vengono usate per conservarla nella sua forma più pura. Esse rappresentano una punta di diamante del panorama museale regionale: ci sono schermi touch-screen che liberano dalla loro prigione virtuale centinaia di video-testimonianze, la rocca trecentesca è collegata alla fibra ottica, c'è un'applicazione per Android già disponibile (“Pieve Welcome”) con una guida gratuita del paese, scaricabile attraverso il wifi free del Museo. All'interno è stata utilizzata la tecnologia beacon che libera in ciascuna stanza, se attivata, un'audioguida con la voce del Sindaco, di Matteo stesso e del comitato scientifico del Museo. 


Io, Arianna, alle prese con la tecnologia touch-screen del Museo – Foto di Samuele Pareschi 


Porta Bologna è dedicata al Novecento, nella sua massima espressione dello storytelling: l'Archivio Fotografico Digitale Giovanni Melloni, che contiene una libreria digitale di 80 pollici gesture, la quale permetterà al visitatore di sfogliare gli album fotografici relativi alla storia di Pieve con un semplice gesto della mano.

L'ultimo intervento è quello di Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna, che annovera Pieve di Cento fra gli esempi di buona amministrazione. Il senso della comunità dei paesi del territorio è costruito a partire dalle piazze, dalle rocche, dai musei come questo, che rendono questa terra più bella e più forte di prima.

La struttura della rocca all'interno si districa fra stanze e scale tortuose. Al piano terra si trova la sala della didattica, dotata di una postazione computer che conserva tutti i contenuti del Museo, disponibili per chiunque sia impossibilitato ad esplorare gli altri piani. Leggende e curiosità pievesi sono riportate su pannelli disposti lungo tutto il percorso. La Sala archeologica ospita reperti come l'antico capitello della Piazza delle Colonne (I sec. a.C. - I sec. d.C.), o la lapide di una delle prime donne della storia ebraica italiana a condurre la propria attività da sola. Tra il serio ed il faceto, quasi in ogni stanza si trovano i Selfie Point: piccole pedane che indicano il punto in cui è maggiormente consigliabile fare un autoscatto. La giornata si conclude alle 17:30, quando sulla parete della Rocca viene proiettato il filmato di presentazione ufficiale del Museo delle Storie, realizzato da Gianmarco d'Agostino (Museo Opera del Duomo di Firenze) e il filmato ad opera di ADSimple Studio che documenta la riqualificazione della piazza.

Scienza e tradizione, tecnologia e parola, futuro e passato. Può sembrare che con questo insieme il Museo abbia raggiunto il proprio culmine, invece è tutto appena cominciato ed in attesa di accogliere ancora Storia e ancora storie.