IN ATTESA DEL RISVEGLIO DELLA FORZA –  PUNTATA 1: LA PRIMA TRILOGIA

di Arianna Ricci


Il prossimo 16 Dicembre uscirà il primo episodio della una nuova trilogia di una delle saghe di fantascienza più famose e più amate. Non è soltanto la Forza che si risveglia, ma anche il clamore dei fans, da quando il trailer ha fatto sentire di nuovo la voce di Ian Solo (in inglese, Han Solo) che si rivolge al compagno di sempre, Chewbecca, dicendo: “Siamo a casa!”. 

 

Il regista del nuovo film, J.J. Abrams, è noto negli ultimi anni per aver diretto i reboot di Star Trek (Star Trek, 2009, e Star Trek Into Darkness, 2013), facendo sorgere una nuova speranza di riconciliazione fra i sostenitori delle due saghe; subito dopo la divulgazione della notizia, sui social network è comparso un fotomontaggio che mostrava Spock al posto di Luke Skywalker, intento a brandire una spada laser. In realtà, i veri appassionati di fantascienza sanno che i due cicli partono da basi completamente diverse ed hanno scopi differenti (basti anche soltanto pensare che Star Trek è ambientato nel futuro del pianeta Terra, mentre Star Wars inizia con la celebre frase: “tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana”!), e che quindi è più che possibile apprezzarli entrambi con lo stesso trasporto: certo, sono entrambi Star, nel senso che sono stelle nel firmamento del cinema e della cultura SciFi.


Come tutti coloro che si propongono di riguardare con grande attenzione tutti e sei i film in vista dell'imminente uscita di Il Risveglio della Forza, anche noi di Deckard abbiamo deciso di ripercorrere i passi di Star Wars, a partire dalle sue origini in ordine di produzione. Era il 1977 quando comparve nelle sale il film scritto e diretto da George Lucas, Star Wars - Episodio IV: Una Nuova Speranza, seguito dall'episodio V L'impero colpisce ancora (1980) e poi dall'episodio VI Il Ritorno dello Jedi (1983).


Gli Stati Uniti erano reduci dalla guerra in Vietnam, dallo scandalo Watergate ed erano ancora coinvolti nella Guerra Fredda, quindi non stupisce il fatto che l'ambientazione del film sia una situazione di profondo conflitto: l'oppressione del governo imperiale contrastata dalla lotta per la libertà ingaggiata dai ribelli.Gli alieni dall'aspetto strano, le basi spaziali megalitiche, le spade laser, sono la spettacolare cornice all'interno della quale è sviluppata la tematica principale: la Forza. In entrambi gli schieramenti per alcuni è soltanto un inutile retaggio del passato:


«Le strane religioni e le loro antiche armi contano poco contro un folgoratore al fianco!» (Ian Solo)


«Non cercare di terrorizzarci con le tue teorie da stregone, Lord Fener. Il tuo deprecabile attaccamento a quell'antica religione non ti ha certo aiutato...» (Ammiraglio Motti)


Tuttavia, essa guadagna importanza a livello esponenziale nel corso della narrazione, fino a diventare il principale terreno di combattimento della battaglia finale: il Lato Oscuro, rappresentato da Dart Fener (in inglese, Darth Vader) e dall'Imperatore, contro i cavalieri Jedi. Il protagonista, Luke Skywalker, è l'ago della bilancia. Ciò che si evince dalla descrizione che viene fatta di questo elemento sovrumano, il “fanta” della fantascienza di Star Wars, è che di per sé la Forza non è né positiva né negativa: essa pervade ogni elemento e può essere usata come strumento del bene, ma se chi la usa si lascia corrompere, diventa un'arma distruttrice. I personaggi che influiscono sull'uso che Luke farà della Forza sono costruiti in modo da rappresentare queste due facce della stessa medaglia: Obi-Wan Kenobi da una parte, il primo maestro di Luke, che lo introduce al suo destino di eroe, e Lord Fener dall'altra, che tenta di far passare il ragazzo al Lato Oscuro, mostrandogli un destino da spietato governatore della galassia; ed i due grandi anziani, Yoda, che insegna a Luke il controllo sulle emozioni e ad utilizzare la Forza solo per difesa, contro l'Imperatore, che spinge Luke ad abbandonarsi all'ira ed alla violenza, ed usa i suoi poteri per uccidere. Non è dunque un caso che nell'episodio V, durante l'addestramento con Yoda presso il pianeta Dagobah, Luke si trovi ad affrontare in combattimento un'immagine di Lord Fener, sotto la cui maschera vede il proprio volto.


La figura femminile cardine della prima trilogia, la Principessa Leila (in inglese, Leia) infrange i canoni di cristallina perfezione che solitamente spettavano alle principesse: Leila ha un carattere forte, spara, combatte, tiene testa alla spavalderia di Ian Solo e, in fine, si scopre che anche nelle sue vene scorre il sangue di coloro che sono in grado di usare i poteri della Forza, anche se ancora non la si vede in azione in questo senso.


La robotica comicità di C1-P8 (in Inglese, R2-D2) e D-3BO (in inglese, C-3PO) alleggerisce la tensione ed il dramma dei momenti critici. Entrambi droidi di alto livello tecnologico, l'uno è specializzato nell'interfacciarsi con ogni sorta di computer o macchinario ed è abile nelle riparazioni, l'altro, dall'aspetto antropomorfo, è addetto al protocollo e alla traduzione, e conosce più di sei milioni di forme di comunicazione. Entrambi non si comportano come semplici macchine, ma hanno un carattere, provano emozioni e sensazioni, hanno opinioni personali (soprattutto il prudente D-3BO, le cui raccomandazioni non vengono mai ascoltate da nessuno!). Sono due grandi esempi di quella generazione di “macchine viventi”, che traggono origine dai racconti di Isaac Asimov. Il linguaggio di C1-P8, che si esprime attraverso una serie di suoni elettronici, è una delle particolarità della saga: si tratta di un lingua articolata o soltanto una sequenza di bip? È chiamato linguaggio Binario (o droidspeak). Il nome è evidentemente ispirato a quello del sistema numerico, anche se apparentemente tra i due non esiste correlazione.


In fine, uno degli elementi più significativi dell'intera trilogia è rappresentato dalle parole che, ridacchiando, Yoda rivolge a Luke, quando questi gli dice che sta cercando un grande guerriero. In esse è già contenuto il destino dell'impero, tuttavia escono dallo schermo e risuonano nella realtà, allora come oggi:


«Guerra non fa nessuno grande.»