INSIDE OUT


di Sara Gozza


Pioggia di fine settembre e biglietto d’ingresso ridotto per le donne: non esiste serata migliore per andare al cinema. Scegliamo Inside Out, uno dei film d’animazione che in questo periodo va per la maggiore ed è molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica. La digitalizzazione ha rivoluzionato il modo di concepire i lungometraggi per bambini e questo è sempre motivo di commenti per coloro che sono cresciuti con i grandi classici Disney, ma, guardare un film non troppo impegnativo è quello che ci serve. 


Si parte con un cortometraggio in tipico stile Pixar, nel quale un Vulcano dall’aria bonaria, disperso in mezzo all’Oceano Pacifico, canta «La cosa che sogno di più/ è che accanto a me/ ci sia anche tu». Poiché desidera condividere l’esistenza con una Vulcanina e spera di attirarla con le sue parole. Il vecchio Vulcano continua a cantare ma sembra che il suo desiderio debba rimanere tale e così facendo si spegne sommerso dalle acque. Poco dopo però un terremoto fa salire in superficie una splendida Vulcanina che, richiamandolo con la stessa canzone, lo attira verso di sé formando finalmente un canto all’unisono. Quelli che prima erano due vulcani separati diventano, infine, un’unica isola rigogliosa e felice. Un video dolce e positivo che non può che far sorridere.

Inside Out, (tradotto letteralmente sarebbe Alla rovescia) racconta di Riley, una bambina di undici anni che si trasferisce con la famiglia dal Minnesota a San Francisco, e il racconto ci è dato dal suo punto di vista, o meglio, da quello del suo cervello. Il film, infatti, ha la peculiarità di essere quasi del tutto ambientato nella sala di controllo generale all’interno della mente della giovane; nella quale le emozioni (Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia) costruiscono e catalogano i ricordi, controllano i suoi comportamenti e reagiscono agli eventi esterni alternandosi al comando della console. L’emozione che fa da regina è sicuramente Gioia, la quale cerca di tenere a freno gli altri suoi compagni e di colorare di giallo (questo è il colore dei ricordi positivi) tutta la vita di Riley. Ma la vita non è mai così semplice, infatti, le cose si complicano notevolmente nel momento in cui Gioia e Tristezza, a causa della sbadataggine di quest’ultima, vengono accidentalmente catapultate in un’altra area del cervello, quella dei ricordi a lungo termine, dalla quale cercano disperatamente di scappare per tornare al quartier generale. Paura, Disgusto e Rabbia cercano nel frattempo di prendere le veci della brillante Gioia ma con pessimi risultati e per questo, la bambina si trova in un costante stato di alternanza emozionale ben lungi dalla serenità di cui godeva in Minnesota. Durante tutto queste vicende, alcuni ricordi restano immutati, altri vengono dimenticati finendo risucchiati da un'aspirapolvere che cattura tutto ciò che è d’intralcio o inutile e crea nuovo spazio per i ricordi futuri, altri invece prendono sfumature diverse. Riley, a pochi passi dall’adolescenza, viene dunque a scoprire una parte di sé che non conosceva e per farlo è costretta a congedare alcuni ricordi del passato, compreso il suo amico immaginario Bing Bong, un delfino, elefante e gatto insieme, che piange caramelle e sogna di portarla sulla luna.


Inside Out è una puntuale mescolanza di diversi temi che toccano inevitabilmente il cuore dello spettatore. Primo tra tutti è il tema delle emozioni: imprescindibili compagne della nostra vita, difficili da gestire ma tutte ugualmente importanti. Solo spazientendosi con il rosso Rabbia, impaurendosi con il violetto Paura, svogliandosi con la verde Disgusto e rattristandosi con l’azzurra Tristezza manteniamo un buon equilibrio a livello psichico. Per fare questo però è necessario crescere e ciò significa che qualcosa deve essere lasciato indietro per far posto a ciò che ci porrà davanti la vita. Il film fa commuovere, ma attenzione, non cerca di toccare con banalità le corde comunemente più deboli. Offre piuttosto un’esperienza di grande introspezione. Le lacrime che nascono spontanee negli spettatori più grandi, infatti, sono la presa di coscienza del significato del film. I bambini probabilmente verranno catturati dalla simpatia dei personaggi e dalla accuratezza grafica ma non hanno ancora avuto esperienza di ciò che Riley è in procinto di vivere. Mentre nei film di animazione Disney che siamo abituati a vedere, la morale è più o meno sempre che il bene vince sul male, con i più recenti film Pixar si è su di un piano totalmente diverso.


Il film oltre ad essere geniale dal punto di vista narrativo, è molto accurato anche dal punto di vista scientifico. Il regista Pete Docter (realizzatore anche di Monsters and Co., Alla ricerca di Nemo, Wall-e e Up), durante la produzione di Inside Out si è circondato da un team di psicologi per puntualizzare alcuni contenuti con le più avanzate teorie riguardanti il mondo emozionale. Ad esempio come le emozioni possano distorcere i ricordi (cosa che nel film appare come un errore provocato da Tristezza) o come le emozioni considerate negative come rabbia e tristezza siano in realtà fondamentali e costruttive. I guai, infatti, nascono quando Riley cerca di nascondere le sue emozioni per convenienza e condiscendenza soprattutto nei confronti dei suoi genitori, non dicendo cioè la verità su ciò che prova. Solo nel momento in cui Gioia si rende conto che il costante pensare positivo non è sempre vantaggioso e lascia spazio allo sfogo di Tristezza, le cose tornano a posto. Tutti i personaggi della storia fanno parte del processo conoscitivo al quale tutti coloro che crescono sono sottoposti. Solo attraverso questo passaggio, Gioia capisce l’importanza di Tristezza e la invita ad esternarsi in quanto anch’essa è necessaria al riconoscimento dell’ostacolo e alla costruzione di sé.


Il film è finito e le luci si accendono. Non solo abbiamo riso con spensieratezza ma dentro è rimasto qualcosa. Quando si esce ci si trova a immaginare quale delle emozioni sia al comando della console nella propria testa. Esattamente come altri film della Pixar, anche questo, può essere letto a più livelli e ciò, se vogliamo, corrisponde al tipico gusto disneyano. Qui però andiamo oltre, sperimentando strade sempre nuove e rielaborando riflessioni sugli aspetti della natura umana. Pete Docter ha definitivamente aperto un’era nuova del film d’animazione.