BONE

Jeff Smith

BONE


di Pietro Boschi


«L’idea alla base di Bone fu proprio il mio desiderio, che avevo fin da bambino, di vedere tutte le storie di Zio Paperone come un’unica grande storia consequenziale, con un inizio, uno svolgimento e una fine» (Smith 2015).

 

Bone è l’opera di maggior successo di Jeff Smith, fumettista statunitense nato nel 1960 in Pennsylvania. La trama narra le avventure di tre cugini che, partiti dalla loro città di origine, Boneville, si ritrovano involontariamente catapultati in una realtà magica all’interno di una valle nascosta costellata di strane creature: Rattodonti [1], draghi, tigri di montagna, nonne guerriere, mucche da corsa, insetti parlanti, principesse...

 

«Il mio punto di vista sui Bone è che fondamentalmente sembrano degli archetipi bidimensionali. Fone Bone è buono, Phoney Bone è avido e Smiley Bone è stupido. Ovviamente, non credo che si possa descrivere un personaggio così semplicemente, ma poiché sono degli archetipi, è da lì che partono» (Smith 1994, p. 25) [2].

La natura di questi tre personaggi è quella dei classici cartoon characters, come quelli di Carl Barks [3] e di Walt Kelly [4]. L’autore si ispira proprio a questi due maestri del fumetto per creare i suoi protagonisti: Smiley Bone è molto somigliante all’alligatore Alberto e a Pippo, Phoney Bone è avaro come Zio Paperone e Fone Bone è il protagonista per eccellenza nello stile dell’opossum Pogo. Jeff Smith realizza graficamente questa alterità tra i bone, creature di un altro mondo, e la Valle, tracciando con pochi segni e l’assenza di colore le figure dei protagonisti ( in pieno stile cartoon) e rendendo invece più realistico il paesaggio e gli altri personaggi utilizzando più segni e colore. Altro aspetto centrale dell’opera di Smith è la coesistenza di due realtà diametralmente opposte: da un lato la comicità dell'interazione tra i cugini Bone e dall’altro la drammaticità della trama generale. Più si procede nella storia e più la prima dimensione lascia spazio alla seconda realizzando un climax di tensione narrativa che è una delle caratteristiche più sorprendenti dell’opera, considerato anche che nasce come fumetto ad albi [5].
Infine la peculiare natura di questi protagonisti si combina con un altro aspetto che rende facile l’immedesimazione del lettore nella storia:
Boneville, città dei Bone, è il simbolo della modernità e della contemporaneità, luogo di provenienza anche del lettore stesso che, sia idealmente sia concretamente leggendo, viaggia nella Valle assieme a Fone Bone e ai suoi cugini.


Tema centrale di “Bone” è il viaggio: i Bone compiono un viaggio attraverso la Valle e col procedere della storia i personaggi umani crescono e si evolvono percorrendo ognuno un proprio viaggio interiore di maturazione. Neil Gaiman [6] nelle sue note alla fine dell’edizione integrale edita in Italia da BAO Publishing [7] scrive:


«Tutti i personaggi umani cambiano in maniera netta, sia nella nostra percezione di loro che nella maniera in cui questi scendono a patti con il proprio passato e portano a termine le storie pregresse» (Smith 2011, p. 1337).


Questa caratteristica Jeff Smith la prende dalla letteratura (e non dal fumetto), infatti nel 1994 in un’intervista con Gary Groth [8], editore e critico di fumetti statunitense, afferma che: «anche Charles Dickens ebbe un grosso effetto su di me, per la sua capacità di far emergere la personalità di un personaggio» (Smith 1994) e farsi così guidare nella creazione e nella scrittura a tal punto che, man mano che l’autore procede nel racconto, questi finiscono per condurlo in direzioni che non aveva previsto. Nella stessa intervista Smith dice di uno dei suoi personaggi:


«Pensavo che Smiley Bone fosse stupido: fondamentalmente, era abbastanza buono, il vagabondo dal cuore d’oro. Ed è sempre stato così. Poi all’improvviso si è trasformato in un personaggio incredibilmente amorale e indecifrabile. Non so più chi sia o di che cosa sia capace. [...] Al momento è il mio personaggio preferito perché sta crescendo a una velocità sconvolgente» (Smith 1994, p. 25).

Oltre alle opere di Dickens Smith, tra le sue influenze letterarie, cita le favole dei fratelli Grimm, “Le Avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, “Moby-Dick o la balena” di Hermann Melville e altri. Smith inoltre spiega, in una recente intervista per Comicus [9], che nella creazione della storia di Bone queste letture sono state fonte di ispirazione per la struttura narrativa. L’idea alla base della storia di Bone nasce dal desiderio di Jeff Smith di leggere un’unica grande storia di Zio Paperone che abbia un inizio, uno svolgimento e una fine. Per questo Smith recupera la struttura del romanzo epico, caratterizzata dal climax che protende tutti gli elementi della storia verso il finale.


Tra i romanzi che hanno influenzato Jeff Smith “Moby-Dick” di Hermann Melville è uno dei più apprezzati se non il suo preferito. Nell’arco della storia lo cita ampiamente numerose volte. Fone Bone porta sempre con sé una borsa, nella quale tiene il suo romanzo preferito: guarda a caso, “Moby- Dick”. Il piccolo Bone prova più volte a leggere a qualcuno il suo romanzo ma questi, udita qualche riga, si addormentano profondamente. Questo elemento è anche un esempio della notevole comicità che Smith è in grado di realizzare.


Il secondo capitolo del terzo libro si intitola
“Moby Bone”. Fone Bone sta sognando e il contenuto manifesto è l’ambientazione del romanzo “Moby-Dick”. Nei panni di Ismaele, Fone Bone, avvisa Achab (Phoney Bone) che la balena bianca (Smiley Bone) è in vista. Dalla nave Phoney arpiona la balena che trascina via la Pequod abbandonando Fone Bone in mare solo con una bara di legno. All'improvviso alle spalle di Fone Bone si erge un'onda altissima e la testa gigante del Drago Rosso, a questo punto Fone Bone si sveglia. Parecchie notti dopo il sogno continua da dove si era interrotto: Fone Bone/Ismaele è sulla bara in mezzo al mare mentre questa comincia ad affondare e con essa anche Fone Bone. Dall'abisso arriva di nuovo la testa del drago che lo inghiotte e nell'oscurità procede verso una fonte di luce e quindi vi scompare [10].


In queste poche vignette Smith ha ripreso e sintetizzato i momenti fondamentali della caccia alla balena bianca, però, come tiene a sottolineare anche Gaiman nelle sue note, c’è un aspetto raro che è comune ad entrambe le opere: la presenza di due livelli di narrazione, uno immediato ed accessibile e l’altro più sottile e nascosto difficile da apprezzare senza una lettura attenta e minuziosa. In
“Moby- Dick” la trama viene puntualmente interrotta da lunghissime ed ossessive descrizioni e digressioni (capitoli come “La testa del capodoglio – Esame comparato”) che rischiano di allontanare i lettori meno intraprendenti. Tuttavia Gaiman si sentirebbe di suggerire, siccome per lui stesso è così, di sperimentare l’opera di Melville nella sua interezza [11]. D’altra parte suggerisce lo stesso anche per “Bone”:


«Il primo lungo assaggio di Bone ha un vago aroma di Walt Kelly e un deciso retrogusto di Chuck Jones. Ma è sul secondo assaggio che bisogna soffermarsi. È lì che si capisce che c’è qualcos’altro, un po’ di Tolkien, un tocco di Mallory, un pizzico dei fratelli Grimm, anche...» (Smith 2011, p. 1334).


I Bone con le loro gag ad alta accessibilità rendono l’opera fruibile anche ad un lettore che non riesca da subito a capire cosa stia succedendo, poi pian piano gli elementi della storia secondaria emergono per collegarsi alla fine del racconto. Come accennato nel paragrafo precedente un altro tema fondamentale di “Bone” è il sogno, nella Valle esso consiste nella realtà spirituale dei personaggi e nella cosmologia del mondo di Smith, contenuta nel prequel “La principessa Rose. Bone” [12], esso è un elemento costituente della terra stessa. Un uomo deve essere abile fisicamente e per fare questo si allena e studia, allo stesso modo un abitante della Valle deve imparare a controllare e a gestire il sogno poiché esso consiste in una dimensione fondamentale della sua vita.


Thorn e Fone Bone sono due personaggi importanti per le sorti della Valle. I loro sogni notturni sono i soli rappresentati nella storia quasi ad indicare che essi sono i veri protagonisti e che il loro destino è legato in qualche modo. Le caratteristiche di questi sogni sono: un contenuto manifesto dovuto al sognatore (per Thorn il suo passato e per Fone Bone “Moby-Dick”) e un contenuto latente molto importante e significativo, dovuto all'intrusione di un fattore esterno, forze positive e negative o altri personaggi.


In particolare
Thorn nel corso della storia compie un processo di maturazione dall'adolescenza all'età adulta che si lega particolarmente alla realtà del sogno, infatti oltre ad assumersi le proprie responsabilità impara contemporaneamente ad utilizzare le tecniche del sogno. Questo è segno del raggiungimento di un equilibrio spirituale interiore.


Infine, tornando agli aspetti prettamente grafici, Smith rivela di aver effettuato molte ricerche per realizzare “Bone”. Infatti il fumettista statunitense, nonostante la mole di lavoro e la precarietà della sua situazione economica, ha trovato il tempo di recarsi in Nepal a Kathmandu e in altre città di quella regione per prendere spunti scenografici per creare la sua antica città, Atheia, dove si svolge il finale della storia.

«I ponti, le strade e le finestre erano molto stretti. Ad ogni angolo potevi vedere un tempio meraviglioso, un po' annerito da tutto il fumo che proveniva da ogni banco dei negozianti che ti invitano a comprare fino a che non giravi al prossimo angolo. Ho quaderni di schizzi pieni di quelle cose che vedi girando per le case della gente: vecchi tegami, delle pietre piatte usate per la molitura, cani che gironzolano, fascine di legna per il fuoco» (Smith 2002).


Questo aspetto rende l’opera di “Bone” e il suo mondo fittizio molto realistici, aumentandone il valore e l’apprezzamento presso i lettori.


“Bone” dunque, si presenta in questo modo: tre protagonisti divertenti e appassionanti al pari dei Paperi [13] di Barks o degli animali della foresta di Okefenokee [14] di Kelly, comicità e dialoghi che funzionano come quelli di Dave Sim [15], un’avvincente storia fantasy che inizialmente sembra in secondo piano e da metà del fumetto si rivela tanto profonda e complessa da reggere il confronto con Tolkien [16], personaggi dalla personalità tridimensionale in evoluzione e una scenografia realistica che rende il disegno di Smith visivamente compatto e accattivante anche per i lettori più esigenti... serve altro?




Note

  1. Nell’edizione integrale di “Bone” della BAO Publishing (Smith 2011) non compare il neologismo “Rattodonti” poiché il traduttore ha scelto di utilizzare il termine “creature ratto”, più corretto, che ha sostituito il primo utilizzato dai traduttori degli albi e inserito anche in “La principessa Rose. Bone” edito, sempre dalla BAO Publishing, nel 2010. 
  2. L’intervista del 1994 condotta da Gary Groth ed edita in Italia dalla Black Velvet nel 1998 è stata fatta quando Jeff Smith non aveva ancora finito di pubblicare tutti gli albi di “Bone” e la storia ancora non aveva un finale ma già godeva di un discreto successo. 
  3. Carl Barks (1901-2000) è stato uno degli autori dei fumetti Disney più importanti di sempre tanto che è noto come The Duck Man (L’uomo dei paperi), è stato il creatore di Uncle Scrooge (Zio Paperone) e di altri personaggi. 
  4. Walter Crowford Kelly jr. (1913-1973), conosciuto come Walt Kelly, è stato un fumettista e animatore statunitense di grande successo, ha creato l’alligatore Alberto, l’opossum Pogo e gli altri animali della foresta di Okefenokee, le loro storie sono state pubblicate inizialmente in strisce sui quotidiani. 
  5. La prima edizione di “Bone” è composta da 55 albi editi dalla Cartoon Books, la casa editrice che Jeff Smith ha creato per autoprodursi, tra il 1991 e il 2004, in Italia la pubblicazione degli albi è stata irregolare e portata avanti da diversi editori tra il 1996 e il 2006. 
  6. Neil Richard MacKinnon Gaiman (1960) è scrittore, fumettista, giornalista e sceneggiatore televisivo e radiofonico britannico, è autore di romanzi come Stardust (1998), Coraline (2002) e Il figlio del cimitero (2008); certamente famoso per il ciclo a fumetti The sandman, realizzato inizialmente come serie per la DC Comics. 
  7. BAO Publishing è una casa editrice italiana fondata a Milano da Caterina Marietti e Michele Foschini nel 2010, si occupa esclusivamente di pubblicare fumetti, principalmente d’autore, mini-serie e graphic novel; ad oggi conta numerose pubblicazioni tra cui “Bone” e “Rasl” di Jeff Smith, “Saga” di Brian K. Vaughan e tutti i libri pubblicati finora da Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, fumettista italiano. 
  8. Gary Groth (1954) è un editore e critico di fumetti statunitense, è redattore capo del The Comics Journal e cofondatore di Fantagraphics Books, si è schierato per la difesa dei diritti d’autore degli artisti in polemica con gli editori dei supereroi
  9. Comicus è una rivista elettronica amatoriale indipendente non a scopo di lucro fondata da Marco Rizzo nel 2000 e ora diretta da Gennaro Costanzo, si occupa di divulgazione riguardante i fumetti a tutti i livelli; l’intervista di cui si accenna è pubblicata sul sito della rivista [Smith 2012]. 
  10. Il primo sogno a cui si fa riferimento si trova nell’edizione integrale di “Bone” riportata in bibliografia [Smith 2011, pp. 283-288], il secondo nello stesso volume qualche pagina più avanti [Smith 2011, pp. 885-890]. 
  11. Questa affermazione di Gaiman è desunta dalle note contenute alla fine dell’edizione integrale di “Bone” [Smith 2011, pp. 1333-1334]. 
  12. “La Principessa Rose. Bone” è il prequel della saga di “Bone”, scritto da Jeff Smith e dipinto da Charles Vess, contiene la cosmologia del mondo di “Bone” e la storia di Rose e Briar, è stato pubblicato in Italia da BAO Publishing nel 2010.
  13. Si fa riferimento naturalmente ai personaggi dei cartoni animati e dei fumetti della Walt Disney, in particolare Paperino, Zio Paperone e gli altri Paperi di Paperopoli che hanno ricevuto molta influenza da parte di Carl Barks, creatore e disegnatore di molti di loro. 
  14. Okefenokee è una foresta paludosa realmente esistente tra la Georgia e Florida, nella quale Walt Kelly ambienta le storie di Pogo, la sua striscia satirica. 
  15. Dave Sim (1956) è un fumettista canadese noto per la saga illustrata Cerebus (the Aardvark), autoprodotto dalla casa editrice dell’autore Aardvark-Vanaheim dal 1977 al 2004, che narra per 300 numeri le avventure di Cerebus un oritteropo dalle fattezze umane. 
  16. John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973) è stato uno scrittore e linguista britannico, fu professore dell’Università di Oxford e creatore dell’universo de “Il Signore degli Anelli” di cui è autore, ha inoltre scritto “Lo Hobbit”; il figlio Christopher ha pubblicato postumi gli scritti del padre, alcuni di essi sono: “Il Silmarillion”, “Racconti incompiuti”, “I Figli di Húrin” e “The History of Middle-Earth” in dodici volumi di cui solo i primi due tradotti e pubblicati in Italia (“Racconti ritrovati” e “Racconti perduti”).