SOPRAVVISSUTO — THE MARTIAN


di Arianna Ricci


Il countdown era cominciato ormai da tempo, era scritto perfino nella quarta di copertina del romanzo di Andy Weir edito dalla Newton Compton con il titolo L'uomo di Marte di cui già avevamo parlato su Deckard. Ad ottobre, finalmente, il lancio: esce al cinema il film di Ridley Scott Il Sopravvissuto, con Matt Damon nel ruolo del protagonista. Inutile dirlo, difficile che i film siano all'altezza dei romanzi dai quali sono tratti, ma Ridley Scott è quasi una garanzia da Blade Runner (1982) in poi, e lo sceneggiatore, Drew Goddard (che, in passato, ha fatto parte del cast di sceneggiatori di serie come Buffy l'Ammazzavampiri o Lost), ha seguito il romanzo con grande precisione.

L'idea di «Gravity incontra Robinson Crusoe» viene portata all'iperbole fin dalla scelta del titolo italiano; viene dato maggior risalto all'idea del “sopravvissuto”, appunto, e viene dato ampio spazio alla parte immediatamente visibile di questa lotta: le micro-espressioni, le emozioni che trapelano dalla narrazione e che il lettore può soltanto immaginare, tanto quelle di Mark Watney quanto quelle del suo equipaggio. Ad esempio, viene messo in evidenza il senso di colpa del comandante della missione Ares 3, Melissa Lewis (interpretata da Jessica Chastain). Anche l'angoscia personale di Watney, che nel libro rimane celata dietro al suo humour sempre presente, fa maggiore mostra di sé nei momenti di pianto o sconforto, senza tuttavia tradire del tutto la natura del personaggio come è descritta nel romanzo.


Come nel libro, la Disco Music portata dal comandante Lewis è parte imprescindibile della colonna sonora. Serve ad alleggerire la tensione, come il momento in cui Mark ascolta Hot Stuff di Donna Summer mentre trasporta l'isotopo radioattivo a bordo del MAV, o a trasmetterla, come il momento in cui il lavoro della NASA sulla Terra, parallelo a quello di Mark su Marte, è accompagnato dalle note di Starman di David Bowie, e, ovviamente, l'immancabile I will survive di Gloria Gaynor nei titoli di coda.


Se dunque da una parte spiccano l'espressività dei personaggi, gli effetti speciali, ed una colonna sonora che incornicia il tutto con grande efficacia, dall'altra le esigenze di ripresa e di tempo hanno portato ad una serie di tagli ai dettagli scientifici che nel romanzo trovano ampio spazio, pur spiegati in modo molto chiaro. Nel film, invece, alcuni elementi vengono eliminati, dati per scontati o non approfonditi. Non che ciò intacchi in qualche modo l'accuratezza della narrazione o l'intelligibilità della parte scientifica e tecnica del film. Tuttavia, ad esempio, non è specificato il fatto che Mark Watney oltre ad essere un botanico è anche un ingegnere, perché ogni componente della missione Ares 3 ha due specializzazioni.


Ciò che perde in scienza, tuttavia, Il Sopravvissuto lo guadagna in fiducia nell'umanità. Le scene delle operazioni di salvataggio, ambientate in orbita, sono interrotte da inquadrature dello staff della NASA che fissa i dati con speranza e terrore come non accadeva dai tempi della famosa frase: “Houston, abbiamo un problema”, inoltre vengono mostrate diverse città di tutto il mondo, nelle quali la gente è scesa nelle piazze ed è riunita con il fiato sospeso a seguire le sorti di questo astronauta che è rimasto solo su un pianeta ostile per tanto tempo.


A questo punto, non accusatemi di fare spoiler se mi permetto di fare riferimento all'ultima parte del film. Si può dire che si concluda dove la vita di Mark Watney ricomincia: Giorno 1, sulla Terra. Mark è diventato professore nell'accademia che prepara gli astronauti del futuro, per insegnare loro come trovare la forza ed i mezzi per sopravvivere. Così Ridley Scott ha voluto mostrare la fiducia nelle generazioni future: con una classe piena di studenti che alzano la mano per fare domande.