STORIA DELLA DERMATOLOGIA E DELLA VENEREOLOGIA IN ITALIA

Carlo Gelmetti (a cura di)

STORIA DELLA DERMATOLOGIA E DELLA VENEREOLOGIA IN ITALIA

Milano, Springer, 2015

pp. 380, € 45,99

ISBN 9788847057166

 

di Paulo Fernando Lèvano

 

Anche noi volevamo un pensiero superficiale che rendesse la pelle splendida ma dopo aver letto questa imponente monografia storica sulla dermatologia e venereologia, ce la sentiamo di approfondire un po’ di più la storia della disciplina (e di coloro che la praticavano) che ha come oggetto la cura del nostro aspetto fisico e delle conseguenze che sui nostri corpi ha l’appagamento dei piaceri sessuali.

 

La storia della dermosifilopatia in Italia è piena di personaggi interessanti che a distanza di ottanta anni sembrano confermare le parole del medico polacco Ludwik Fleck; partendo da una riflessione sulla storia della sifilide, Fleck fa delle considerazioni molto più ampie rispetto alla pratica della scienza in generale (e degli storici che se ne occupano). «Dopo l’esperienza di molti anni di lavoro nel reparto malattie veneree dell’ospedale di una grande città, mi sono convinto che nemmeno ad un moderno ricercatore – equipaggiato con una completa attrezzatura intellettuale e materiale – sarebbe mai possibile riuscire ad isolare, dalla totalità dei casi particolari di cui si occupa, tutti i molteplici aspetti e stadi successivi della malattia, a distinguerli dalle complicazioni e a ricollegarli in un’unità. Soltanto comunità di ricerca organizzate, in accordo con il sapere e che avessero la durata di diverse generazioni potrebbero raggiungere lo scopo, proprio per il fatto che lo sviluppo dei fenomeni patologici richiede decine di anni» (Genesi e sviluppo di un fatto scientifico, 1935).


Perciò, anche se ogni capitolo della prima parte si conclude con menzioni personalizzate dei nomi più importanti della dermatologia e della venereologia italiane di ogni epoca, questa Storia ci presenta il dispiegarsi nel tempo di un vero e proprio collettivo di pensiero (espressione che prendiamo in prestito da Fleck, dato che ancora non ci riprendiamo dalla sorprendente attualità delle sue considerazioni). Se la prima e la seconda parte sono dedicate rispettivamente a una carrellata storica dall’antichità fino ai giorni nostri (vostri) e a fatti e personaggi degni di un capitolo tutto loro (cfr. il capitolo dedicato alle biografie di Girolamo Fracastoro e di Vincenzio Chiarugi) e sono configurate nei consueti modi del manuale di storia, la terza e la quarta parte approdano a prospettive molto più interessanti: nello specifico, un compendio di resoconti storici della pratica dermosifilopatica nel nord, nel centro e nel sud d’Italia (isole comprese, proprio come nel meteo) e un altro compendio di ricerche nella storia delle istituzioni formate dai professionisti medici in questione.

Concentrandoci su un collettivo di pensiero, possiamo capire come gli sviluppi interni a una disciplina non sono mai scissi dalle condizioni sociali che, in un’epoca oppure in un’altra, possono presentarsi come adeguate o meno per il fiorire di tali sviluppi. Nel caso specifico della dermatologia e della venereologia, è evidente che la storia della cura delle pelli e dei genitali degli europei rispecchia il modo in cui il sapere scientifico venne costituendosi: non fu attraverso rivoluzioni cariche di novità che il dermatologo ottenne la propria dignità di professionista da barbieri-chirurgi come Ruggiero da Parma e da chimici-musicisti come Francesco Pollini, ma attraverso la stampa degli scritti dei medici (da notare che il primo trattato in stampa della materia, il De morbis cutaneis et omnibus corporis humani excrementis è del forlivese Girolamo Mercuriale), la costante rivisitazione del sapere degli antichi (questo il caso di Santorio Santorio, che riprende lo studio della traspirazione cutanea sviluppando osservazioni fatte da Empedocle ed Ippocrate) e lo sviluppo sotterraneo di strumenti e tecniche sperimentali (doveroso fare il nome di Domenico Cotugno e l’osservazione al microscopio di pustole di diversi tipi).

Certamente, tutti i personaggi che menzioniamo soltanto en passant trovano una trattazione molto più generosa nei capitoli dedicati ad ogni epoca, ma sono decisamente la terza e la quarta parte di questo lavoro quelle che costituiscono il vero piatto forte; a una storia fatta da personaggi e dalle loro opere, la storia della dermatologia e della venereologia si svolge anche intorno agli ospedali (molte di queste strutture nascono proprio qui, in questa penisola) e quindi viene inevitabilmente influenzata dalla sconvolta storia politica italiana (dell’ora di storia a scuola vi ricordavate soltanto la legge Gentile? Provate a indagare un po’ di più in questo libro sulla “legge Casati” e riparliamone). Anche all’interno della disciplina però, nei molteplici spostamenti di professionisti da un istituto di ricerca a un ospedale o viceversa possono apprezzarsi i modi della collaborazione intradisciplinare, i benefici del dialogo fra esponenti della clinica e addetti alla medicina sperimentale (non potete perdervi lo studio storico della Clinica Dermatologica dell’Università di Pavia, soprattutto se vi è piaciuta la storia del dottore Edoardo Porro). Così, avendo compreso per bene il modo in cui le radici di una professione si confondono man mano che si torna indietro nei secoli, possiamo capire le preoccupazioni di indole storico-istituzionali con cui Gelmetti introduce questa Storia: «se può essere vero che la moderna dermatologia nasce a Parigi e a Vienna, non si può nemmeno sottovalutare il ruolo fondamentale degli studiosi italiani. Non ritengo di essere sciovinista, ma reputo che sia onesto provare un giusto orgoglio per il fatto che, tra i libri a stampa, il primo libro di dermatologia, così come il primo di cosmetologia e anche uno tra i primissimi in venereologia, siano italiani. Di fronte a tali evidenze ci lascia perplessi il sapere che questi dati, noti agli esperti, siano stati sostanzialmente omessi nella trattatistica dedicata alla storia della nostra specialità» (Introduzione, p. 13).

Il vincolo tra malattie della pelle e malattie trasmissibili sessualmente (MTS), il loro progressivo distinguersi in campi specialistici della medicina moderna nell’immaginario dei profani, è un ottimo spunto di riflessione sui modi in cui la scienza nel XX secolo si fa presente nella vita quotidiana. Cercate nel vostro bagno per vedere quanto è importante che tutti questi prodotti siano “dermatologicamente” testati e certificati, in primis le vostre scelte in materia di detergenti intimi. Non stiamo parlando soltanto di una pelle sana, vogliamo una pelle splendida, ma ci viene difficile pensare a un mondo dove la seconda non implichi la prima (a meno che non vogliate diventare i prossimi Michael Jackson o Carlo Conti). Il lavoro coordinato da Gelmetti ci permette di rintracciare le radici scientifiche di questa prossimità disciplinare, attraverso una bellissima ricostruzione storica delle scoperte e delle formulazioni teoriche fatte intorno alle patologie che vanno a colpire più manifestamente la nostra pelle e i nostri genitali. In definitiva, il lavoro di Gelmetti permette di pensare ai tempi passati come altri presenti e quindi aiuta ad accorgerci che è sempre stato possibile pensare alla cura dermosifilopatica, anche prima che venissero Borotalco® e Chilly® ad aiutarci.