UN AEREO NELLA NOTTE

Antoine de Saint-Exupéry

UN AEREO NELLA NOTTE. Saint-Exupéry e il cinema

Milano, Bompiani, 2014

pp. 293, € 12,00

ISBN 9788845277245

 

di Paulo Fernando Lévano

 

Saint-Exupéry è un personaggio affascinante del XX secolo. Un pilota e uno scrittore di sceneggiature per il cinema non erano nemmeno reperibili il secolo prima, ma cambia il secolo ed ecco che trovate entrambi combinati nella figura di uno scrittore. Questa particolarità di Saint-Exupéry è quella che ora il lettore italiano ha la fortuna di esplorare, con questa raccolta di scritti cinematografici dell'autore del Piccolo Principe, corredata da una geneaologia dei film e delle sceneggiature e da un'introduzione, entrambe a cura di Paule Bounin.

 

Ci eravamo già imbattuti nel problema di stabilire un motivo per il quale leggere i classici: eravamo arrivati alla conclusione che i cosiddetti classici sono correlati a (ma non causati da) una certa nostra sensibilità, e che questa sensibilità ci porta ad ispirarci a (ma non necessariamente a conoscere) questi classici; inoltre, abbiamo trovato giusta l'osservazione di Calvino, che il classico porta sempre con sé un rumore di fondo. Mettere un classico in gioco significa dividere il mondo in due settori, uno che vive nel continuo riferimento al classico e uno che si disperde nel rumore di fondo, replicando così il motivo del pilota e del passeggero che avevamo preso in prestito da Leo Marx; il classico è il nostro strumento di navigazione, ci aiuta ad individuare i punti nella mappa, ma una volta che la rotta è stabilita, tutto diventa controllo del rumore di fondo. Una sensazione completamente estranea al passeggero, questa di trovare la routine nel volo più pesante dell'aria: per lui è facile distinguere tra il rumore del motore e il proprio rumore, invece per il pilota è impossibile.    

illustrazione di Alessandro Spedicato

 

Una cosa simile accade per chi scrive sceneggiature per film: le più serie transazioni stilistiche pesano su colui che è impegnato non solo nella scrittura di un messaggio ma anche nella descrizione della scena in cui tale messaggio viene comunicato. Anche per lui è impossibile svincolarsi dal rumore di fondo. «Con l'aviazione, l'universo cinematografico acquistava un'altra dimensione. Quella nuova visione di un mondo contemplato dall'altro, quella differente percezione delle distanze, della notte, degli elementi, era un regalo che il cinema faceva per la prima volta alla ricezione immediata degli spettatori» (p. 11). Bounin usa giustamente la parola “regalo” per chiarire come ai tempi in cui Saint-Exupéry è attivo, la nostra sensibilità contemporanea di piloti e passeggeri fosse un qualcosa di nuovo e sorprendente (come ci si aspetta che siano tutti i regali). La vista dall'alto è una cosa da non dare per scontata, basta dare un'occhiata a The view from above (2003) di Jeanne Haffner, la cui tesi principale è che il perfezionamento della fotografia aerea negli anni Venti permise l'emergere dello spazio sociale nel dibattito intellettuale francese. In questo senso, il regalo di Saint-Exupéry eccede largamente la storia del piccolo principe nel deserto. Il rumore di fondo, quello che qualche manuale di letteratura anacronisticamente chiamerebbe le “opere minori” dell'autore, aiuta a sollevare il classico che normalmente associamo al nome del pilota-scrittore-sceneggiatore e meglio comprendere la sua apparente importanza nella sensibilità contemporanea.

 

Se cogliamo il rumore di fondo, ecco che spunta la routine: «il cinema e il giornalismo sono i due vampiri che m'impediscono di scrivere quello che mi piacerebbe scrivere. Sono anni che mi sento privato del diritto di pensare in base a quei criteri che sarebbero i miei. Mi sento prigioniero, occupato a intrecciare panieri di vimini, quando sarei più utile e più fecondo in altre attività» (pp. 20-21). Ecco che già nel 1936 Saint-Exupéry percepiva il conflitto fra la letteratura e il cinema, due modi di esprimersi, differenti e indipendenti l'uno rispetto all'altro; il conflitto poi è particolarmente acuto quando uno ha la visione dall'alto e vede che scrittore e cineasta condividono la stessa città, lo stesso spazio sociale, e puntano a colpire persone nella stessa città e, possibilmente, in altre città, comunicando con altri spazi sociali. Ma Saint-Exupéry è tutte e tre le cose allo stesso tempo! Uno scrittore che si sente bloccato dalla sua attività di cineasta e giornalista, un cineasta che pensa che tutti i suoi colleghi cineasti siano dei cretini e dei semplici fotografi (p. 6-7) e difficilmente resta soddisfatto del proprio lavoro, un pilota che nella propria routine non riesce a evitare la ricchezza del rumore di fondo: in breve, si tratta della esperienza veramente avanguardistica dell'oblio della gioia di vivere, esperienza scoperta da chi per mestiere rischia la vita e porta avanti la torcia della modernità.

 

Se avere la visione dall'alto significava avere un punto di vista privilegiato sulla totalità dello spazio sociale in cui gli uomini vivono e agiscono, allora diventa impossibile capire quale dei tre era quello che scriveva “l'essenziale è invisibile agli occhi”, se il pilota, lo scrittore oppure il cineasta. Ma diventa anche superfluo: tutti e tre condividono lo stesso spazio e si rivolgono allo stesso “essenziale”, invisibile proprio quando tutti e tre ritengono che tutto sia visibile nello spazio sociale. Eppure, anche se i nostri occhi riescono a decollare, anche se ci muniamo di GoPro e finiamo in qualche compilazione di Gerry B, l'utente di Youtube che carica la serie Humans are awesome, anche così l'essenziale resterà invisibile. Allo stesso “essenziale” devono rivolgersi cineasta, pilota e scrittore con la stessa cosa che hanno in comune: il cuore. «Nella sua elaborazione di una scrittura cinematografica che riesca a tradurre la novità degli angoli visuali e l'ampliamento delle prospettive patrimonio dell'aviazione, Saint-Exupéry rimane un autore classico. (…) È vero che nel complesso delle sceneggiature affronta i temi più diversi, ma l'atmosfera tutta speciale dell'universo romanzesco rimane la medesima: (…) il mondo, passo passo, si allarga immensamente, fino al pianeta del Piccolo Principe». Alla fine, nessuna camera potrà soddisfare il cineasta perfezionista, nessuna avventura potrà soddisfare il pilota esploratore di mondi: sembra proprio che il cuore stia dalla parte dello scrittore.