SANGUE DEL MIO SANGUE

"Con il festival di Venezia ogni anno finisce l'estate" sentenzia una residente durante l'acquazzone notturno di qualche giorno fa, e ha perfettamente ragione. Al lido comincia a fare freddo, si tirano fuori le felpe e, di colpo, i panini e le insalate non sono più così appetibili; per combattere la temperatura in calo, uno dei piatti più gettonati è la buona vecchia minestra. Ecco, Sangue del mio Sangue si apre proprio con quel gusto da zuppa della nonna.


Medioevo da sceneggiato RAI, amori clandestini e religione, i soliti sapori che trangugia ogni inverno chi si trova sintonizzato su una frequenza televisiva. Li conosciamo da sempre, li ritroviamo in ogni storia e, ormai, non li sentiamo neanche più. Il piatto è in tavola e si mangia. La situazione peggiora se, frugando nella minestra, scovo, tra i legumi, della cannella, ananas a dadini, e una paperella di gomma. Di colpo mi accorgo che il piatto è rovinato, immangiabile, e chiedo alla nonna se non stia cominciando a dare i numeri. Vorrei rivolgere la stessa domanda a Marco Bellocchio.

Io, Gregorio, che torno ai panini.
Io, Gregorio, che torno ai panini.

Dopo un inizio da dramma storico, assolutamente convenzionale, la vicenda si sposta all'improvviso nella Bobbio contemporanea, e comincia il caos. Vampiri con il mal di denti, matti di paese ipercinetici, filantropi russi che cantano canzoni napoletane e una misteriosa lobby a comando del paese, tutto finisce nel pentolone e finisce stracotto in una regia insipida. Come spesso succede, il cuoco miope non distingue tra ingredienti buoni e cattivi, e mi piange il cuore a vedere un'impietoso dialogo tra Roberto Herlizka, prestatosi chissà perché alla mattanza, e il legnoso Bellocchio junior.


Nella confusione, il film non si risparmia neanche un tocco tarantiniano, con un interminabile dialogo tra il vampiro e il suo dentista che si trasforma in una bella gara di luoghi comuni: il discorso ondeggia tra il problema delle false invalidità, a quanto pare molto caro al regista, e speculazioni di livello tipo "tutto il mondo cambia, anche a Bobbio è arrivato internet".


Disappunto. Butto la zuppa sperimentale e torno ai panini.