JANIS

di Emiliano Calvo


Partecipare al festival di Venezia significa anche vedere fino a sei film al giorno, senza pause; d'altra parte questo permette di avere uno sguardo panoramico sulle tendenze e le scelte di chi fa film oggi. Per quanto riguarda le colonne sonore, l'indicazione chiara è il ritorno del più energico rock 'n roll anni '60-'70, quello dei Rolling Stones e di Woodstock. Non a caso, tra i documentari più attesi, c'è il biografico su Janis Joplin.

Io non sono Gregorio, sono Emiliano Calvo. Sono con Gregorio qui a Venezia.
Io non sono Gregorio, sono Emiliano Calvo. Sono con Gregorio qui a Venezia.

A partire dalla nascita nel Texas più conservatore, attraverso le difficoltà adolescenziali, fino ad arrivare al successo e l'inaspettata morte, il film ripercorre interamente la vita della rockstar. Si impara così a conoscerla, nella sua esuberante spontaneità e nella sua volontà di ribellione, espressa col suo percorso artistico attraverso country, blues e rock'n'roll miscelati in un sound unico. Una ragazza bianca che canta come i neri, completamente autodidatta, con un viso dolce e paffuto, improvvisamente si lascia andare a un canto viscerale e sguaiato fatto di urla, gemiti, sussurri. Quando poi il successo colpisce Janis senza preavviso, lo fa come un'arma a doppio taglio: se da un lato la trasforma in una diva idolatrata, dall'altra espone la sua sensibilità alla costante pressione di compiacere i suoi fan, e le conseguenze non si faranno attendere.


Rapidi e non invadenti interventi di chi l'ha conosciuta si alternano a filmati d'epoca, concerti e bellissime foto; tutto accompagnato da un puntuale narratore che aiuta a mantenere buono il ritmo del film e a valorizzare le immagini. In questo modo si ottiene un risultato in cui la musica (e che musica!), com'è giusto, la fa da padrone, e la ragazza Janis impiega pochi minuti a creare un contatto emotivo con il pubblico grazie al suo costante, immenso sorriso, contrapposto alle altrettanto costanti, immense insicurezze. 


Come spesso accade in progetti di questo genere, non c'è da aspettarsi di scoprire grandi segreti sui protagonisti, né di restare ammaliati da regia e scelte tecniche mirabolanti. La pellicola è tutta nel più classico abbinamento tra universale e particolare: la lotta sessantottina per affermare un nuovo modello di femminilità, parallela alla lotta interiore per potersi accettare e affermare come individui. 


In conclusione, un documentario imperdibile per i fan e consigliato ai profani, purché si scenda a patti con la sua natura prettamente didascalica.