BANAT - IL VIAGGIO

di Gregorio Zanacchi Nuti

 

A prima vista, Banat - Il Viaggio pare l'ennesima triste storia d'immigrazione. Abbiamo due città, Bari e Banat, un ragazzo titubante che sceglie di partire per mancanza di lavoro e un amore, tenuto vivo nella distanza. Adriano Valerio decide però di cambiare le carte in tavola, e lo fa invertendo la direzione del viaggio: invece del povero rumeno in cerca di fortuna, abbiamo un italiano che fugge nei Balcani.

la locandina del film
la locandina del film

Ivo, un agronomo, decide di trasferirsi in Romania per continuare a praticare il suo mestiere. Una volta arrivato, si confronterà con una nuova realtà, scoprendo pregi e difetti di una cultura diversa che sa valorizzare il suo impiego. Quando Clara, la ragazza di cui è innamorato, lo raggiunge dopo aver perso il lavoro, i due si trovano a convivere e approfondiscono il loro rapporto. Presto il soggiorno della donna arriva al termine, e Ivo dovrà decidere se seguirla in Italia o restare nei campi di Banat.

 

Oltre all'interessante spunto iniziale, l'opera brilla per una forma squisita. Il paesaggio fa da protagonista, con un'attenzione speciale per quelli che il regista definisce "luoghi marginali".  In un'alternanza di case vuote e campi a riposo, sino allo splendido mare d'inverno del finale, la vicenda trova il suo ambiente ideale in tutti quei luoghi lontani dal grandeur e l'affanno della vita metropolitana. La narrazione avanza lenta, con pochissime battute attente ad esprimere il maggior numero di contenuti nel minor numero di parole; l'opera si pone così agli antipodi di un certo modo di fare cinema, oggi molto diffuso, che preferisce prendere per mano lo spettatore con spiegazioni verbose. Esemplare è, in questo senso, la scena del licenziamento di Clara, dominata da un silenzio inebetito più pesante di molti dialoghi ruffiani.

Il regista prima della proiezione
Il regista prima della proiezione

Queste scelte, sicuramente ostiche per alcuni, vengono stemperate da un uso sapiente di riferimenti pop, presenti a colorare la vicenda senza mai tradursi in scene stucchevoli. Si passa dal calcio, passione dichiarata del regista, alle scene di karaoke che riportano alla memoria gli intermezzi kitsch di Xavier Dolan, senza dimenticare la passione per il tai chi della proprietaria dell'appartamento di Ivo.


Banat è un film che parla al cervello passando per l'occhio, un regalo a tutti gli amanti del cinema.