BEASTS OF NO NATION

di Gregorio Zanacchi Nuti

 

Un televisore ci mostra una partita di calcio tra bambini. Lentamente, l'inquadratura si espande, rivelando come l'apparecchio sia solo una carcassa vuota, usata dal protagonista e i suoi amici come cornice dei loro giochi. Si apre così Beasts of no Nation, ritorno nelle sale di Cary Fukunaga dopo la parentesi televisiva di True Detective. Il film segue le peripezie di Agu, figlio di una coppia abbiente, coinvolto, suo malgrado, in una guerra civile che finirà per farne un bambino soldato.

 

Dopo una prima mezz'ora brillante, in cui spicca l'espediente del televisore finto, sfruttato per dare vita ad alcune gag decisamente riuscite, la narrazione si appiattisce sul vortice di violenza che scava il protagonista, rendendolo insensibile alla brutalità della vita dei paramilitari e sempre più lontano dal ragazzino spensierato dei giorni di pace. I colori saturi della fotografia e la crudezza del sonoro, mixato in modo da far risaltare spari ed esplosioni, bombardano lo spettatore sino ad assuefarlo alle efferatezze dei soldati, avvicinando il suo sguardo a quello del piccolo protagonista.

Lo stile di Fukunaga conserva un forte retrogusto televisivo (non a caso la pellicola è prodotta da Netflix), di sicuro impatto ma talvolta troppo retorico per trattare una storia cruda come quella narrata. Sfortunatamente la scrittura dei personaggi non mostra particolare complessità, tendendo sempre a mantenersi in superficie senza immergersi  a fondo nelle psicologie: il capitano della compagnia di Agu non riesce a risultare ne davvero positivo ne davvero negativo, sfuggendo sia alla dimensione di macchietta che a quella di personaggio a tutto tondo. Una nota  dolente va spesa anche per i costumi dei guerriglieri, coloratissimi e curati al punto da far sembrare l'intero plotone la collezione di uno stilista particolarmente estroso.


Ciononostante, il pubblico apprezza, sancendo con un applauso interminabile la fine di una pellicola onesta che avrebbe potuto comodamente durare mezz'ora in meno.