THE LIFE AND TIMES OF SCROOGE MCDUCK DI KENO DON HUGO ROSA

di Mariangela Elisabetta Cerrato

 

Il suo stile preciso, la cura maniacale per i dettagli e le fonti di riferimento, nonché la fine caratterizzazione di personaggi “umani” che vivono, soffrono e lottano nel mondo dei duri più duri in cui solo il più scaltro può trionfare sono solo alcuni dei motivi che rendono Keno Don Hugo Rosa uno dei più grandi autori disneyani esistenti e la sua The Life and Times of Scrooge McDuck uno dei capisaldi della storia del fumetto.

 

Don Rosa vanta origini italiane: al nonno Gioachino Rosa Gastaldo, nativo dell’udinese, deve il nome (Keno è infatti l’americanizzazione di ‘Chino), mentre alla sorella Deanna la passione per i fumetti che ancora lo accompagna; fin da piccolo ne è appassionato lettore e a dieci anni già comincia ad abbozzare i primi schizzi ispirati per stile e intreccio alle storie del suo idolo Carl Barks, l’Uomo dei Paperi, su agende da ufficio; negli anni Settanta collabora a tempo perso con riviste e giornali locali, mentre per pagare i conti lavora come ingegnere civile presso la Keno Rosa Co., l’industria di famiglia. Il sogno di realizzare storie Disney si avvera solo nel 1986, quando viene pubblicata dalla casa editrice Gladstone la sua prima avventura, The Son of the Sun.

The Life and Times vede invece la luce su richiesta della casa editrice danese Egmont quasi 10 anni dopo, nel 1992, dopo due anni di assiduo lavoro: si tratta dell’ambizioso tentativo di racchiudere in 12 capitoli e 212 tavole complessive la vita del papero più ricco del mondo, dai suoi umili inizi come lustrascarpe di Glasgow fino ai fasti dell’età matura. Parliamo naturalmente di Scrooge McDuck, in Italia Paperon de’ Paperoni, personaggio creato da Carl Barks per la storia Christmas on Bear Mountain pubblicata su Four Color n.178 del 1947. Proprio il monumentale lavoro di Barks rappresenta la prima e più importante delle fonti cui Keno deve guardare al momento della realizzazione della saga. Del resto al geniale Uomo dei Paperi Don Rosa ha sempre dedicato quasi ogni suo lavoro con un omaggio: i famosi D.U.C.K (Dedicated to Uncle Carl by Keno), acronimi accuratamente nascosti all’interno delle sue storie per evitare che i redattori li eliminassero in fase di revisione. All’uscita del primo capitolo di The Life and Times l’autore è all’incirca al 28esimo D.U.C.K. (Rosa 1997, p. 12).

 

Per Don Rosa si è trattato di affrontare il non facile studio di quasi 700 storie, nonché di un albero genealogico della famiglia dei paperi disegnato da Barks, risalente agli anni Cinquanta e semisconosciuto fino al 1992, in cui figurano tra gli altri due personaggi mai comparsi nelle storie dell’Uomo dei Paperi. Si tratta delle due sorelle di Paperone, Matilda e Ortensia, che hanno invece una discreta importanza nella saga di Don Rosa. In seguito è stato necessario estrapolare i fatti relativi alla giovinezza di Paperone ed eliminare le inevitabili incongruenze per unirli in un tutto coerente.

Sarebbe stato impensabile riuscire nell’opera senza un’adeguata opera di controllo del suo lavoro; questa necessità, assieme alla consapevolezza dell’autore che il personaggio di Paperone in fondo non appartenesse a lui più che a qualunque altro fan (Rosa 1997, p. 13), lo ha portato ad avvalersi fin da subito dell’aiuto, dei consigli ma soprattutto delle critiche di una vera e propria comunità disneyana di esperti (compreso lo stesso Barks, con il quale Don Rosa intreccerà una fitta corrispondenza).

 

Il rispetto e l’ammirazione nutriti per l’incredibile lavoro di Barks non impediscono però a Don Rosa di modificare o addirittura eliminare qualsiasi elemento che vada a scontrarsi con l’autenticità storica, vero punto focale della saga. Keno infatti, grande appassionato di storia, mostra la sua devozione alla disciplina a partire dal titolo stesso della saga: Life and Times è infatti un’espressione anglosassone che compare ufficialmente nelle biografie fin dal 1829, quando a Edimburgo viene pubblicato James Turner: Memoirs of his own Life and Times, autobiografia postuma di un poco noto gentiluomo scozzese del XVII secolo. Lo stesso Keno afferma di non aver mai cominciato la stesura di una storia sulla giovinezza di Paperone senza essersi prima documentato a fondo sulla storia e la geografia del luogo. Anzi, aggiunge, è proprio la storia la prima fonte di ispirazione di molte delle sue trame. “Alcuni di quei racconti sembrano starsene in attesa nei libri di storia, implorando di essere illustrati con tanta insistenza che spesso non mi sento di poter reclamare alcun diritto sulla stesura delle mie storie” (Rosa 2007, p. 90 – traduzione mia). Non stupisce quindi che in nome della verosimiglianza storica Don Rosa elimini ogni elemento magico dalla vita dello zione, fatta forse eccezione per la peculiare abilità di tuffarsi nel denaro “come un pesce baleno”. Persino il suo primo decino, la Numero Uno (una Seated Liberty Dime del 1875, come specificato in Of Ducks, Dimes and Destinies del 1995), assume la forma di mero memento del primo raggiro subito a Glasgow, quando un minatore a cui lustrò gli stivali infangati lo pagò in valuta americana. Paperon De’ Paperoni, ci tiene a specificare l’autore, rappresenta l’archetipo yankee del self-made man e ha guadagnato fino all’ultimo centesimo col duro lavoro e l’intelligenza.

 

Da qui la necessità da parte di Keno di inserire il passato del suo Paperone all’interno di una precisa cornice storica e geografica (già uno degli aspetti più peculiari e interessanti delle grandi saghe avventurose di Barks), cosa che lo porta allo studio accurato non solo di documenti del passato ma anche di carte geografiche d’epoca. Ad esempio si deve proprio a Don Rosa la scoperta dell’esatta ubicazione della città di Duckburg, in italiano Paperopoli, all’interno dello stato del Calisota (invenzione di Barks, nominato per la prima volta nella storia The Gilded Man del 1952): nel decimo capitolo della saga, The invader of Fort Duckburg, è possibile infatti intravedere una vecchia mappa corrispondente alla California settentrionale. Confrontandone i contorni con un’autentica mappa degli Stati Uniti si scopre che Don Rosa, con l’ironia che lo contraddistingue, ha situato Duckburg nella Baia di Humboldt: più precisamente nel luogo in cui nella realtà si trova la cittadina californiana di Eureka, che non a caso significa “Ho trovato!” in greco. Sempre dallo studio delle mappe il documentatissimo Don Rosa, sulla falsariga di Barks, trae alcuni dei nomi di luoghi più buffi, come la città di Monkey’s Eyebrow ("Il sopracciglio della Scimmia") nel Kentucky.

 

Nel corso della sua lunga e avventurosa vita Paperone viaggia per il mondo, e Don Rosa è attento che egli batta piste percorse davvero dai contemporanei che, come lui, erano in cerca di fortuna, ma non solo: lungo il suo cammino Paperone interagisce con diversi personaggi in cui un vero cercatore d’oro del tempo avrebbe potuto davvero imbattersi. Tra gli altri troviamo il re del bestiame del Montana Murdo McKenzie; Wyatt Earp a Nome, in Alaska, nel 1897 in piena Corsa all’oro; John Jacob Astor IV a bordo del Titanic e lo zar Nicola II a Pietrogrado, intento a vendere a prezzi stracciati le preziose uova Fabergé per “rivoluzione imminente”. 

 

Particolare attenzione merita a questo proposito uno dei più importanti mentori di Paperone: un giovane Theodore Roosevelt, ventiseiesimo presidente degli Stati Uniti, che nel terzo capitolo della saga insegnerà a un giovane, ancora inesperto e sfiduciato papero di Glasgow qualcosa sui valori della vita, sull’importanza del duro lavoro, del coraggio e dell’onestà per forgiare il carattere di un uomo e assurgere alla vera grandezza. Interessante notare, anche se non deve stupire, che ogni parola pronunciata da T.R. (pare infatti che Roosevelt odiasse essere chiamato “Teddy”) siano citazioni o parafrasi riprese da autentici discorsi e libri del presidente americano. (Rosa 1997, p.66).

 

La storia viene nuovamente in soccorso di Don Rosa, e in maniera eclatante, in occasione della stesura del quarto capitolo della saga, Raider of the Copper Hill, interamente incentrato su un storia davvero accaduta. All’epoca a Copper Hill (Montana), John Daly era proprietario di una delle più ricche miniere di rame della zona, la Collina dell’Anaconda: nel 1884 uno dei rivali di Daly prese possesso di una piccola vena di rame in prossimità dell’Anaconda, riuscendo poi a rivendicare i diritti anche sul giacimento del magnate del rame in virtù di uno statuto del 1849, la cosiddetta “Legge dell’Apice”, secondo la quale sarebbe divenuto proprietario dell’intero giacimento chiunque fosse stato in possesso del terreno su cui la vena mineraria era più prossima alla superficie. Nella storia disneyana Keno altro non fa che riportare con precisione l’intera vicenda. È questa anche l’occasione per Don Rosa di inserire una piccola chicca barksiana: un personaggio inventato in occasione della storia Boat Buster del 1961 ma poi subito ignorato dall’Uomo dei Paperi e che invece tanto successo ha riscosso in Italia: un giovanissimo John D. Rockerduck.

 

Nei momenti più drammatici della saga Keno si affida spesso, infine, alle fonti cinematografiche, le più adatte forse a portare in un mezzo visivo che si avvale di un numero limitato di pagine l’intensità delle emozioni di un papero tanto umano: un “Goldie” sussurrato nella notte a una sfera di neve ci porta immediatamente al Charles Foster Kane del Citizen Kane di Orson Welles; un corpo che giace ormai esanime nel suo giaciglio mentre due silenziosi fantasmi si allontanano mano nella mano chiaramente ispirato a The Ghost and Mrs. Muir di Joseph L. Mankiewicz (1947); il giovane Paperone incatenato alle ciminiere del ferry-boat nell’ottavo capitolo della saga (King of the Klondike) strizza l’occhio agli improbabili film di Maciste degli anni Sessanta; il nome di un altro mentore di Paperone, Howard Rockerduck (padre del suo futuro rivale) richiama all’anziano cercatore d’oro del famoso film di John Huston del 1948, The Treasure of the Sierra Madre (personaggio interpretato dal padre del regista). Ma il cinema serve a Don Rosa anche ad un livello più scanzonato, per divertire il lettore con una serie di piccole citazioni qui e lì: basti pensare al toro di razza Angus di nome Vendicatore di cui Paperone si occupa nel quarto capitolo della saga alla maniera del James Stewart del film The rare breed (1965). 

 

Il Paperone di Don Rosa risulta un personaggio di rara e autentica complessità drammatica. Ne consegue lo sdoganamento di tematiche inedite nel mondo dei paperi, come il rapporto tra genitori e figli, il dolore legato alla morte di una persona cara, arrivando persino a inserire sottili sottintesi sessuali (ne è un esempio la storia The Prisoner of White Agony Creek del 2005). Barks, va precisato, aveva già intrapreso questa strada cercando di presentare nelle sue storie tematiche mature e conclusioni amare ma aveva sempre dovuto scontrarsi contro una casa editrice, la Western Press, legata a rigidi diktat editoriali e ad optare per finali edulcorati e tagli gratuiti che lasciavano l’Uomo dei Paperi furioso e scoraggiato (Andrae 2009, pp. 205-210). Non solo nella scelta di avvicinarsi al mondo dei Paperi, nell’attenzione e nell’amore profondo per la storia e i suoi luoghi (quelli americani al pari di quelli esotici e misteriosi), o nella fine e tragicomica costruzione psicologica dei suoi personaggi, ma anche nella possibilità di lavorare in maniera decisamente più serena rispetto al suo predecessore, Don Rosa deve molto ad un pioniere come Carl Barks.

 

BIBLIOGRAFIA

 - Andrae Thomas (2009), Carl Barks – Il signore di Paperopoli. Zio Paperone e la critica della modernità (2006), Genova, Proglo

 - L’Oro di Zio Paperone (2000), Rimini, Cartoon Club

 - Rosa Keno Don Hugo (2007), The Life and Times of Scrooge McDuck (2005), a cura di Leonard John Clark, Sue Kolberg, Travis Seitler e David Grestein, Maryland, Gemstone.

 - Rosa Keno Don Hugo (2006), The Life and Times of Scrooge McDuck - COMPANION, a cura di Leonard John Clark, Sue Kolberg, Travis Seitler e David Grestein, Maryland, Gemstone

 - Rosa Keno Don Hugo (2014), Uncle Scrooge and Donald DuckThe Son of the SunThe Don Rosa Library vol. 1, a cura di Gary Groth, Seattle, Fantagraphics Books.

 - Rosa Keno Don Hugo (1997), ZIO PAPERONE Progetto D.U.C.K. Speciale 50 anni, a cura di Lidia Cannarella, Luca Boschi e Alberto Becattini, Milano, Disney